II presidente dell’Anp incontra il segretario generale dell’Onu. Poi pronuncia il suo discorso davanti all’aula, attaccando la politica di Israele, accusato di “praticare una pulizia etnica”. Infine l’offerta: “Siamo pronti a tornare al negoziato”. Il premier israeliano: “Non servono le risoluzioni internazionali, ma solo la trattativa tra le parti”. Intanto è festa nei territori

Abu Mazen alle Nazioni UniteNEW YORK – Il presidente palestinese, Abu Mazen, ha parlato davanti all’assemblea generale dell’Onu, accolto da un lungo applauso. E ha chiesto l’adesione dello Stato palestinese alle Nazioni Unite, sulla base dei confini del 1967. “Abbiamo tentato tutte le strade per la pace”, ha esordito. Per poi partire con un durissimo attacco contro la politica israeliana, la confisca delle terre palestinesi, il progressivo aumento delle colonie. “Israele continua la sua campagna demolitrice e la sua pulizia etnica verso i palestinesi”, ha detto. Aggiungendo: “Lo stato ebraico minaccia i nostri luoghi sacri. Gli insediamenti minacciano l’esistenza stessa dell’Anp”. E ha concluso: “Non credo si possa respingere questa richiesta di riconoscimento”. A distanza di mezz’ora ha preso la parola il premier israeliano, Benjamin Netanyahu. E ha cominciato il suo discorso aprendo uno spiraglio: “Tendo la mano ai palestinesi per una pace giusta e durevole”. Poi, però, ha detto che la pace non può essere raggiunta attraverso risoluzioni internazionali ma solo con la trattativa diretta tra i due popoli. Infine ha accusato l’altra parte: “La Palestina vuole uno Stato senza pace”.

Ma partiamo da Abu Mazen. “Questa politica israeliana – ha dichiarato – provoca lo stop del processo di pace e distrugge le possibilità di arrivare alla soluzione ‘due popoli due Stati’, sulla quale c’è il consenso della comunità internazionale”. E ancora: “Servono diritti inalienabili per i palestinesi. I palestinesi continueranno una pacifica resistenza di popolo”.

Abu Mazen ha anche scatenato un applauso quando ha citato lo storico leader dell’Anp, Yasser Arafat. “Nel 1974 – ha detto – Arafat venne qui ad assicurare la volontà di pace dei palestinesi ma disse anche non lasciate che i rami d’ulivo cadano dalle mie braccia”.

“Siamo l’ultimo popolo sotto occupazione straniera. Ne abbiamo abbastanza”, ha detto ancora Abu Mazen tra gli applausi e poi ha chiesto, retoricamente: “Il mondo permetterà a Israele di stare sopra la legge e di rifiutare le risoluzioni dell’Onu e quelle della Corte di Giustizia internazionale? Non credo si possa respingere questa richiesta di riconoscimento”.

Poi lo spiraglio per la pace: “Siamo pronti a tornare al tavolo del negoziato sulla base della legalità internazionale e della fine dell’attività degli insediamenti”, ha detto il presidente palestinese nel corso. “Io dico agli israeliani, fate un passo verso la pace”.

Mentre era in corso l’intervento, c’è stato un fuori programma. Un uomo ha provato a entrare nell’aula dell’Assemblea, ma è stato bloccato dagli uomini della sicurezza.

Discorso di Netanyahu. Il premier israeliano Netanyahu non era presente durante il discorso di Abu Mazen. Ha preso la parola a breve distanza, mezz’ora dopo. Per dire: “Non sono venuto a prendere applausi, sono venuto a dire la verità e la verità è che Israele vuole la pace con i palestinesi”, ma “i palestinesi vogliono uno Stato senza la pace”. Per poi negare il valore delle risoluzioni dell’Onu. “La pace non passa attraverso risoluzioni internazionali”. Il premier se l’è presa direttamente con Abu Mazen: “Gli avevamo lasciato le chiavi di Gaza, ma lì l’Autorità palestinese è collassata in un giorno”. E ancora: “La vera pulizia etnica sarà quella dei palestinesi che, nel loro nuovo Stato, non permetteranno l’ingresso degli ebrei”. Quindi ha accusato i palestinesi di rifiutare la trattativa. E ha detto: “E’ tempo che i palestinesi riconoscano Israele come lo Stato ebraico. Viene prima la pace con noi, poi lo Stato palestinese”. Poi, rivolto direttamente ad Abu Mazen: “Ci siamo incontrati una sola volta quest’anno, anche se la nostra porta è sempre rimasta aperta, posso venire a Ramallah, anzi, ho un altra proposta, visto che abbiamo volato così tante miglia entrambi: incontriamoci oggi, in questo edificio”.

Infine, Netanyahu ha lanciato un attacco a Teheran. “La comunità internazionale deve fermare l’Iran prima che sia troppo tardi o affronteremo tutti lo spettro del terrorismo nucleare”. ha detto, mentre il banco della delegazione iraniana era deserto.

L’incontro con Ban Ki-Moon. Poco prima Abu Mazen era entrato nell’ufficio del segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon, per presentare la richiesta formale di riconoscimento della Palestina quale Stato all’Onu. Lo ha annunciato lo stesso segretario generale Ban via twitter. Ha chiesto che la Palestina diventi il 194esimo membro delle Nazioni Unite.

Il passo ufficiale del presidente palestinese, Abu Mazen, nell’ufficio di Ban è avvenuto davanti a una schiera di fotografi, che hanno immortalato la consegna il documento di richiesta, contenuto in una cartellina bianca con al centro l’aquila palestinese.

Un punto di svolta per il Medio Oriente, anche se la richiesta al Consiglio di Sicurezza è destinata, con ogni probabilità, a cadere nel vuoto. Gli Stati Uniti, infatti, hanno già annunciato il loro veto. Quando le dichiarazioni finirano oggi, dobbiamo tutti riconoscere che l’unica strada per creare uno Stato è attraverso negoziati diretti, senza scorciatoie”, ha dichiarato l’ambasciatore Usa al Palazzo di Vetro Susan Rice ribadendo il concetto espresso mercoledì da Barack Obama.

Subito dopo l’intervento di Abu Mazen, è previsto quello del premier israeliano, Benjamin Netanyahu, che denuncerà la mossa palestinese come destabilizzante e una minaccia per il processo di pace. Israele ha già espresso il proprio “rammarico” per la richiesta.

La festa nei territori. Un boato della folla ha accolto a Ramallah 4, come nelle piazze di altre città della Cisgiordania (Betlemme, Hebron, Gerico, Nablus), l’annuncio del presidente palestinese, della richiesta di riconoscimento e ammissione all’Onu d’uno Stato di Palestina.
Il discorso, trasmesso in diretta dai maxischermi dinanzi a migliaia di persone, è stato punteggiato d’applausi e ovazioni: in particolare quando Abu Mazen ha citato Yasser Arafat, quando ha denunciato con toni forti l’espansione delle colonie israeliane nei Territori occupati, quando ha detto “è tempo per i palestinesi d’avere uno Stato sovrano, libero e indipendente” e quando ha scandito che “dopo 63 anni di tragedia” bisogna dire “basta, basta, basta”.

Palestinese ucciso a Nablus. Scontri c’erano stati invece nelle ore precedenti vicino a Nablus, in Cisgiordania. Un palestinese è stato ucciso ed altri tre sono rimasti feriti dal fuoco delle truppe israeliane nel villaggio di Kusra. Ha perso la vita un giovane che aveva provato a disperdere una colluttazione di massa tra coloni e palestinesi.

Stato d’allerta in Israele. Per far fronte alla delicata giornata, Israele ha dislocato oltre 20 mila agenti di polizia e ha inviato rinforzi militari in Cisgiordania. A Gerusalemme est migliaia di agenti hanno preso posizione fin dalla prima mattinata per prevenire incidenti durante le preghiere del venerdì nella Spianata delle Moschee. La polizia ha inoltre limitato l’accesso di fedeli islamici in quel santuario. Incidenti si sono così verificati alla fine delle preghiere a Nebi Saleh, Bilin, Naalin e anche al punto di valico di Kalandya, fra Gerusalemme e Ramallah.

La festa a Ramallah

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