Martina Buckley

Note sulla campagna pre-elettorale irlandese

Bertie AhernFino a qualche tempo fa lo sforzo mediatico pre-elettorale dei politici irlandesi veniva in genere considerato alquanto noioso e patetico. Quest’anno lo show offerto è di tutt’altro genere, per la gioia di chi paga il canone, è costretto ad ascoltare la radio imbottigliato nel traffico al mattino o investe settimanalmente ingenti somme in quotidiani cartacei. Le politiche irlandesi ’07 stanno offrendo ai media uno spettacolo degno dei migliori show dei Monthy Python: gaffes, accuse, ripicche, litigi in diretta, promesse populistiche, rilanci dell’opposizioni, alleanze irreali e chi più ne ha più ne metta.
Benvenuti allo show delle promesse pre-elettorali irlandesi.

Interno dell'OireahtasGiovedì 24 maggio, il giorno delle elezioni politiche. Persino il giorno scelto per la chiamata ai seggi, un giovedì, rivela immediatamente la scelta cinica e calcolata di Bertie Ahern. Molti giovani studenti e pendolari che durante la settimana vivono lontano dal luogo di residenza abituale (che corrisponde alla circoscrizione in cui si vota) non saranno in grado di tornare per andare alle urne, a meno che non si prendano un giorno di permesso dal lavoro o dall’università. Statistiche alla mano, la maggior parte di questi “votanti assenti” delle nuove generazioni non avrebbero votato Fianna Fail.
Bertie se le sta giocando tutte. La faccia da salvare dopo l’ennesimo coivolgimento nel Mahon Tribunal – la tangentopoli irlandese – a causa di 80.000 euro apparentemente intascati sottobanco (“donazione” di O’Callaghan, sì, ancora lui…) e di altri 30.000 euro intascati invece dalla compagna Celia Larkin. “Fughe di notizie” che non dovevano uscire dalle mura del tribunale fino a dopo le elezioni. Ma qualcuno ha spifferato. Non si sa bene chi, anche se le accuse, insulti e furiose recriminazioni hanno intrattenuto i contribuenti irlandesi durante tutta la settimana passata.
Ma il Bertiegate è passato da ieri in secondo piano. Mr. Ahern si arrampica sui vetri e raccoglie le briciole di gloria riflessa dallo storico neo-parlamento di Stormont. Circondato da Blair, Paisley e McGuinness, sorride dalle prime pagine cercando di spingere un po’ più in là l’ennesima colonna sui suoi peccatucci finanziari.

McDowellMcDowell non è da meno. Prima difende Bertie a spada tratta, denunciando “l’incompletezza” delle accuse del Mahon Tribunal. Poi si contraddice, accusa il Taoiseach di corruzione e mancanza di credibilità. Improvvisamente, e senza preavvisi. Che il paladino degli ASBO in Irlanda si sia improvvisamente accorto del rischio di non essere rieletto per aver chiuso troppo spesso un occhio (anche due) sulla cattiva condotta etica di Bertie? Chi ha perso credibilità a questo punto? Non dimentichiamoci che McDowell, oltre ad essere vice primo ministro, è pure ministro della giustizia. Gli occhi chiusi non sono scusabili in alcun senso. E allora, che alleanze rimangono?
Qui lo show si fa ancora più divertente. Mentre all’opposizione si achiera un’improbabile coalizione Labour- Fine Gael (quest’ultimo di centro-destra, non lo si dimentichi), i PD (Progressive Democrats) di McDowell e Mary Harney tentennano a riconciliarsi con il Fianna Fail di Ahern (nonostante “a very cordial and friendly meeting” con Bertie sul jet governativo in volo ieri a Belfast), e Fianna Fail esclude a priori una coalizione che includa i socialisti del Sinn Fein.
Un papocchio non male.

Bus a DublinoI programmi elettorali sono all’altezza di questi schieramenti confusionari. Nessuno ha ancora ben capito quale sia la politica di entrambi gli schieramenti sui trasporti pubblici. Fianna Fail & PD hanno recentemente consegnato a Dublin Bus solo 20 dei 180 autobus promessi, creando enormi disagi nei trasporti pubblici della capitale. Il motivo? Un qui pro quo sulla privatizzazione della suddetta compagnia di trasporti, che ha bloccato la consegna dei veicoli. Ovviamente Labour cavalca adesso la tigre dell’imbarazzo di Bertie sull’argomento e promette ben 500 autobus per Dublino. Ed il resto del paese? La più grande mossa populista è stata la promessa dell’opposizione di eliminare la famigerata tassa sull’acquisto delle proprietà immobili – lo Stamp Duty – per chi acquista per la prima volta, se eletti al potere. Questa dichiarazione ha scatenato il putiferio tra i media e Fianna Fail neppure due settimane fa. Fianna Fail e PD accusarono prontamente gli avversari di bloccare il mercato degli immobili, dato che probabili acquirenti avrebbero in teoria aspettato il risultato delle elezioni prima di acquistare. Qualche giorno dopo, tuttavia, Fianna Fail cambia marcia e decide di promettere esattamente la stessa cosa: l’abolizione dello Stamp Duty se l’elettorato li manterrà al potere. Si potrebbe andare avanti per pagine, a raccontare le promesse populistiche in tutti i campi e da parte di entrambi gli schieramenti: asili gratis, più scuole, riduzione del costo dei biglietti d’autobus, più case popolari e chi più ne ha più ne metta.
Non importa chi promette. Le facce dei candidati politici si amalgano nel calderone dell’opportunismo e della demagogia. In un paese di relativa stabilità politica e benessere economico come la Repubblica Irlandese, la propaganda elettorale è diventata un circo di assurdità e vaghe promesse.

Staremo a vedere. L’Irlanda ha un complesso sistema elettorale che consente di votare partiti diversi e diversi candidati nella stessa scheda, assicurando, in fase di spoglio, che ogni singola preferenza abbia il suo peso nella composizione del parlamento. In virtù di questo sistema la formazione delle alleanze post-elettorali diventa complessa e laboriosa. Il fatto poi che l’Irlanda abbia una delle affluenze alle urne tra le più basse in Europa non facilita la situazione.
Il 24 maggio lo show finisce e ricomincia la noiosa quotidianità dei tafferuglio del Dáil. Una volta rimossi i poster elettorali – per riciclarli, come richiesto dai Verdi – sarà ora di scrivere la prossima puntata.