Da Mosca, Giovanni Bensi e Fulvio Scaglione, Avvenire

Il corteo anti-Cremlino finisce con 250 persone fermate. Fra loro l’ex campione del mondo di scacchi, poi rilasciato, ed esponenti dell’opposizione

Prima di tutto l’ordine. Questa la frusta di Putin

Si conferma la regola paradossale del presidente che impone un giro di vite ai diritti civili non quando è in difficoltà ma quando ha il favore del popolo

Mosca, la manifestazioneGiornata di dimostrazioni e violenze ieri a Mosca. Ancora una volta sono scesi in piazza, con una “marcia dei dissenzienti”, i gruppi d’opposizione al presidente Vladimir Putin che fanno capo all’Altra Russia, guidata dall’ex premier Mikhail Kasjanov e dall’ex campione mondiale di scacchi Garri Kasparov. Nello stesso tempo si è svolta anche una manifestazione di circa 15.000 sostenitori di Putin legati al partito Russia Unita. Il sindaco di Mosca Jurij Luzhkov aveva permesso ai dissenzienti di tenere un comizio in piazza Turgenev, nel centro della città e ai filo-Putn di riunirsi sui Monti dei Passeri (ex di Lenin) davanti all’università. Ma non aveva permesso marce e cortei, per ragioni di ordine pubblico e di viabilità. I dissenzienti, oltre 2000 persone, hanno ignorato il divieto e si sono riuniti in piazza Pushkin, davanti alle Izvestija. Quando i manifestanti hanno incominciato a scandire: “Russia senza Putin”, le truppe antisommossa Omon presenti con 9.000 uomini, hanno subito caricato. Sono stati arrestati Ilja Jashin, capo della sezione giovanile del partito Jabloko, Marija Gajdar, leader del movimento giovanile Da! (Sì!, ma anche sigla di Alternativa Democratica) e figlia dell’ex premier Egor Gajdar. È stato arrestato anche Kasparov, liberato dopo che circa 400 persone si erano riunite davanti al commissariato Krasnaja Presnja per chiederne il rilascio. Una volta uscito, Kasparov ha detto alla radio Ekho Moskvy che era stato arrestato insieme con il leader dei “nazional-bolscevichi” Eduard Limonov. “L’Omon – ha commentato Kasparov – ha compiuto un assalto banditesco contro cittadini della Russia. In città praticamente è stato introdotto lo stato d’emergenza”. Prima che Kasparov potesse terminare, gli Omon hanno arrestato il giornalista che lo stava intervistando, Sergej Parkhomenko. Successivamente però Kasparov è stato citato in tribunale e incriminato per “manifestazione non autorizzata”. Anche altri giornalisti sono stati presi in custodia, fra cui Vale rij Panjushkin di Vedomosti e Aleksandr Ryklin, del giornale online Ezhednevnyj Zhurnal. In tutto sono finite in guardina circa 250 persone, portate via con 7 autobus. È stato fatto anche un tentativo di arrestare Mikhail Kasjanov, ora leader dell’Unione Democratico-Popolare (Nds). Il tentativo non è riuscito perché i guardaspalle dell’ex premier hanno ingaggiato una battaglia con gli Omon aprendo una via di fuga al loro protetto. Nonostante questo drammatico inizio, i dissenzienti sono riusciti a mettersi in marcia per raggiungere piazza Turgenev e tenere il comizio. Ma dopo poche decine di metri, giunti sul viale Rozhdestvenskij, i manifestanti sono stati affrontati dagli Omon. Un corrispondente di Ekho Moskvy, Andrej Gavrilov, che trasmetteva in diretta, ha detto che “gli agenti agivano con durezza ancora maggiore che poco prima in piazza Pushkin: picchiavano le persone e le trascinavano sugli autobus”. Garri Kasparov ha riferito che centinaia di attivisti di Altra Russia, provenienti in autobus da altre città, sono stati fermati per strada. Le violenze contro i dissenzienti hanno provocato la ferma reazione dei gruppi per la difesa dei diritti civili. Ljudmila Aleksejeva, già attiva nel gruppo Helsinki fin dal periodo sovietico, ha detto che quanto accaduto “è una violazione della Costituzione russa secondo la quale i cittadini della Russia hanno il diritto di svolgere comizi e manifestazioni”.

Mosca, la manifestazioneIl fermo, assai ostentato dalla polizia di Mosca, dell’ex premier Mikhail Khasjanov, dell’ex campione del mondo di scacchi Garry Kasparov, poi rilasciato, e della sociologa (diventata politica) Irina Khakhamada, fermati insieme con decine di altri manifestanti, ha certo un valore dimostrativo. Anche perché arriva dopo l’approvazione da parte del governo della capitale di una legge che vieta dimostrazioni pubbliche e cortei nei pressi dei monumenti nazionali, che a Mosca sono centinaia. Come dire: questa è la legge, non si guarda in faccia a nessuno. I nomi e le storie dei personaggi arrestati ieri confermano quanto peraltro è chiaro da tempo: la gran massa dei russi sta con Putin, che ai loro occhi ha avuto il merito di portare una certa stabilità (anche finanziaria) nel Paese e di ricostruire almeno in parte il prestigio e l’onore della Russia, soprattutto all’estero. Poco importa, a tanti milioni di persone, che Putin abbia onorato la cambiale sfruttando gli introiti petroliferi: d’altra parte, anche la Thatcher ammortizzò i costi sociali della sue liberalizzazioni con i quattrini ottenuti o risparmiati grazie al petrolio del Mare del Nord. È una sorta di “patto sociale” che Putin ha sfruttato con abilità, chiedendo ai russi una cosa cui loro sono abituati: rinunciare a una parte (ora crescente) delle loro libertà.

Mosca, la manifestazioneSi conferma così la regola paradossale degli otto anni di potere di Vladimir Putin: che impone un giro di vite ai diritti civili non quando è in difficoltà o magari in crisi, come di solito avviene nei regimi autoritari, ma al contrario quando ha il favore dell’opinione pubblica e degli eventi.
Difficile dire perché le cose nei dintorni del Cremlino funzionino così. La gran parte degli osservatori ha un’opinione precisa che, spogliata dagli abbellimenti retorici, suona così: è l’animo da questurino di Putin che viene fuori. Noi crediamo di più in quel “patto” politico di cui dicevamo e nella ferrea convinzione che Putin pare aver tratto dagli anni No vanta, da lui vissuti prima come vice del sindaco di San Pietroburgo, Anatolij Sobciak, e poi come alto funzionario del Cremlino di Boris Eltsin. Lezione maturata in un decennio di molti ideali e di grande confusione e che più o meno dice: prima di tutto, l’ordine.
Detto questo, le proteste di ieri, come quelle di qualche tempo fa a San Pietroburgo, vanno prese sul serio. Perché a condurle è una minoranza che si agita in nome di valori che nelle nostre società occidentali sono considerati fondamentali e irrinunciabili. Il fatto che dietro alla protesta si celi una proposta politica di estrema fragilità non cambia le cose: i Paesi e le organizzazioni democratiche (la Ue, per dire) possono ignorare chi chiede democrazia? E poi dovremmo chiederci perché le proteste si stanno infittendo, anche al netto di sparate come quella dell’ex oligarca Boris Berezovskij che da Londra si dice pronto a finanziare un golpe. La ragione è che il 2008, con la scadenza del secondo e ultimo mandato presidenziale di Vladimir Putin, è vicino e ancor più vicino il momento in cui l’attuale presidente dovrà uscire di scena o decidere come restarci. Ben pochi credono che Putin sceglierà la via della pensione. Ecco allora che qualche contestazione e qualche graffio all’immagine potrebbero convincerlo a ritagliarsi, per il domani, un ruolo un po’ più defilato del previsto e magari a lasciar spazio a qualche delfino emergente.
Chi? Qualcuno che, come fece Putin stesso, ha finora aspettato con calma e nell’ombra.
Mosca