di Massimiliano Vitelli

Unione EuropeaLa crisi economica mondiale, scaturita negli Stati Uniti dalla leggerezza con la quale sono stati concessi i prestiti “sub-prime” e ricaduta con effetto domino sulle popolazioni di tutto il globo, ha svelato l’inesistenza, politica e finanziaria, dell’Unione Europea.
Dopo un periodo iniziale di fragorose dichiarazioni, caos organizzativo e riunioni inconcludenti, l’Europa dei 27 ha dato forfait, ammettendo a se stessa prima, ed al resto del mondo poi, la sua totale inadeguatezza ed incapacità nella gestione di situazioni di crisi.
Leggermente meglio Eurolandia, l’unione delle nazioni che hanno adottato la moneta unica Euro, (attualmente composta da 15 nazioni che diventeranno 16 il 1° gennaio 2009 con l’ingresso della Slovacchia) che ha almeno studiato un piano di risanamento finanziario per le banche in crisi.
L’Europa politica esce così a pezzi dal primo round di un match lungo e difficile. La nuova consapevolezza di non avere le capacità, il background socio-culturale ed il peso economico-politico adeguato per affrontare futuri imprevisti apre scenari da brividi.
L’Unione Europea è oggi, anche se il tentativo di un’equiparazione è stato fatto, un insieme di nazioni di lingue diverse, guidate da governi di idee politiche diverse, abitate da cittadini con storie e tradizioni diverse. Se la politica attuale indica una tendenza europeistica al centro-destra, è necessario ricordare che la Spagna è guidata da un esecutivo di sinistra, che le ultime elezioni in Slovenia hanno premiato gli esponenti di sinistra, che l’Austria sta tentando di mettere in piedi un governo di centro, come oramai d’abitudine, per frenare l’estrema destra che è arrivata ad ottenere il 30% dei consensi alle ultime elezioni.
Idee diverse che, confluendo alle assemblee del Parlamento Europeo, non portano mai a nulla di propositivo, mai ad una vera decisione.
Negli Stati Uniti, nazione confederata sotto un’unica bandiera, alle note dell’inno nazionale si alzano in piedi gli abitanti del Maryland e quelli del Texas, quelli dell’Ohio e quelli dell’Arkansas. Quando il Presidente parla alla nazione lo fa in una lingua che tutti gli abitanti comprendono. Quando la Commissione Europea emana un documento esso viene tradotto, per essere comprensibile a tutti, in 21 lingue (compreso il gaelico irlandese). Oramai l’evidenza impone una riflessione: l’Europa, così come è strutturata politicamente ora, è un bluff. Trovare una soluzione non è facile e comporta l’ammissione del fallimento.
L’ammissione che tra greci e svedesi non c’è nulla in comune come tra rumeni e tedeschi, albanesi e francesi. Forse guardare al passato per un avere futuro migliore è l’idea giusta.
Il 5 settembre 1944 Belgio, Paesi Bassi e Lussemburgo firmarono un accordo che aveva lo scopo di promuovere il libero movimento dei lavoratori, dei capitali, dei servizi e delle merci nella regione. Nasceva così il Benelux, antenato “più ragionato”, dell’Unione Europea. Nazioni che avevano cultura simile, stesso livello di sviluppo, interessi comuni, si erano confederati formando una regione economica. I risultati furono ottimi.
Una delle iniziative di Jörg Haider, il governatore della Carinzia da poco scomparso, era la creazione di un nucleo confederato (Euroregione) che comprendesse Austria, Trentino Alto Adige, Friuli, ed alcune aree limitrofe che, per interessi economici e culturali, potessero avere programmi e progetti di sviluppo affini. Il suo successore Stefan Petzner ha già dichiarato che il progetto andrà avanti e verrà attuato in tempi brevi. Con molta probabilità anche questa nuova confederazione avrà successo e, se l’esempio verrà seguito, forse ci troveremo presto con micro-unioni all’interno della madre Unione Europea. Forse, il futuro del vecchio continente è proprio lì, nel suo passato.