Da Belfast Andrea Varacalli, 10 febbraio 2006

Brian Mór - TradimentoStupirci della penetrazione dei servizi a tutti i livelli nei provisionals/shinners sarebbe decisamente da ingenui. Eppure, da qualche parte, la blindatura voluta da McGuinness attraverso la stesura del greenbook nel 1978 – quando il riccioli d’oro di L’derry prese in consegna l’Army Council dalle mani di Adams appena rientrato in galera per la bomba di La Mon – poteva aver saldamente arginato l’astuto piano britannico (una mossa degli brits che a questo punto è da applaudire a scena aperta). Viceversa, i compartimenti stagni decisi da McGuinness e soci hanno garantito l’incolumità’ a gente come Denis Donaldson e Fred Scappaticci. Due dei colonnelli nell’unità di controspionaggio e agitatori della formazione ai vertici delle cellule dirette da Bobby boogieman Storey. Poison Denis è stato un solido difensore del processo di pace. A differenza degli altri padrini del Provos – stakeknife who? – era molto più vicino al Thinktank di Mr. Gerry Adams di qualsiasi altro nei ranks. Non ha mai esitato a tappare o far tappare la bocca di chi dissentiva alle decisioni della leadership. Incredibile.
Ma ricordiamoci di non sorprenderci. In fondo Denis l’ha fatto perchè “Touting for peace”. Se la cantava per la pace. Denis Donaldson, un eroe degli Accordi. Un repubblicano vero a servizio di due padroni da trent’anni.

Brian Mor - GFA carta igienicaSix feet under. A Milltown lo ricordano in molti. Il suo quartiere, Short Strand, gli ha appena dedicato un nuovo esilarante murales la cui irriverenza non risparmia nemmeno la cupola degli shinners. Per ora è lì e nessuno a Stalingradstrand ha osato coprirlo. Paradossi paravisionari. Fino a qualche mese fa vedevo i soliti magillagorillas del piccolo bunker sulle sponde del Lagan battere sempre meno frequentemente il dedalo dei vicoli nel distretto che ha visto i natali del macellato Robert McCartney. Per iniziare mi sembra importante dare un’occhiata in quale scenario questa strana commedia si sta srotolando. Nel duemilacinque, alla vigilia dello “storico comunicato di cessazione della campagna militare” – quale campagna? I provisionals non sparavano su una divisa dal 1997! E la pausa aperta da Canary Wharf non è stata roba degli odierni chiefs of stuff – i nostri eroi della pace coercitiva (che avrebbero fatto molto meglio a ordinare a P.O’Neill un titolo tipo “Storico comunicato di cessazione delle punizioni a colpi di mazze da baseball chiodate sulla propria gente”) avevano quindi ritenuto cosa giusta imboccare la strada delle dottrine imposte dalla Pax Bretannia. Unici eletti? Loro, gli s(h)inners dal miraggio, paravisionario, del palazzo del popolo rivoluzionario: Stormont. A Stalingradstrand, come a Poleglass, Andytown, Twinbrook, Ballymurphy e Beechmount, i neovolontari, prima di entrare nella stanza di trasformazione costituzionale in pinguini – oh, oh. visionari di un parlamento fantasma e falliti aspiranti amministrativi di un’assemblea britannica che legittima esclusivamente la partizione, ricordiamocelo… – dal ’98 dicevo, i provi si distinguevano tra la gente soprattutto in occasione delle parate orangiste.

Brian Mór - Provos vigilantesTra una rapina, una punizione corporale – stigmate eterne – e un allegro mattatoio al pub, ecco il “Don’t do that. I know your dad, c’mon guys let’s go home”. I lealisti tirano sulla comunità cattolica e bruciano tetti e salotti, i pillars consentono il tiro e spaccano braccia e teste delle Harps di Stalingradstrand e Springfield, i provimagillas di Donaldson reagivano ovviamente minacciando di visitare chi dissentiva e rispondeva al tiro da dietro la peaceline. Le frizzanti aranciate di William – con conservanti secolari – marciano ogni anno davanti ai cattolici di Ormeau road a palmo aperto, contandosi le dita con l’altra mano: da uno a cinque, per ricordargli lo score della Uff nella strage del 1992 compiuta nella locale saletta per scommesse del quartiere. A Lurgan, sistematicamente da quattro anni, ogni singola banda lealista saluta l’ex ufficio di Rosemary Nelson su William Street calandosi i pantaloni durante il passaggio. Per fortuna ci sono loro, i Clark Kent del touting a sistemare tutto “Lets deal it in a political manner and don’t mess with us”. In questi giorni a Belfast centouno persone su cento non credono a una singola parola degli shinners. Strani passaggi. Muli, cavalli, morti e martiri. E gli brits minacciano di tirar fuori nuovi equini di razza se l’inevitabile incontro del letto perverso tra Sinn Féin e Psni è ancora rimandato. La sensazione è che ce ne sarebbero sufficienti per un intero settimo cavalleggeri: se Denis era sul libro paga dell’MI5, lui che affondò per le grazie della riforma repubblicana sia Martin Galvin che tutto il Noraid della East Coast, allora possono starci davvero tutti, nessuno escluso. Le selle abbondano.

Brian Mór - Povero DenisPertanto, se siamo dei buoni analisti della questione nordirlandese, ci saremo accorti che non ce niente di sconvolgente per un partito come lo Sinn Féin di oggi che avere una spia o più spie come Donaldson nell’organigramma dei suoi ranks, nelle file dello stato maggiore degli shinners allattati e cresciuti dalla mamma sul Thames. Personalmente, ma non troppo, penso non sarà né importante e giunti finqui né determinante se un altro agente sarà smascherato. Intendo dire che se anche si trattasse di Gerry Adams, Martin Ferris, Slab Murphy, Martin McGuinness, Pat Doherty e Gerry Kelly o tutto l’Army Council, i giochi sarebbero oramai fatti e immutabili. Se un danno è stato compiuto allora per capirlo dovremo risalire di venti anni esatti e radiografare i perché e i come è potuto accadere. Vedrete quante matrioshka sono conservate in quelle pagine di storia del conflitto, tra le quinte del Centro Interrogazioni di Antrim a soli tre anni dalla Papillon di quel venticinque settembre del 1983. Dalla Eksund che non riusciva tenersi a galla fino al massacro di otto pietre preziose a Loughall in un pomeriggio di maggio del 1987. Un unico filo, un’unica menzogna. Trentotto vite, trentotto storie in fuga da chi e da che. Articolo uno paragrafo 4 dei libri colorati, che vale sia da una parte che dall’altra del muro: tutte le formazioni paramilitari devono, senza esclusione alcuna, eliminare gli informatori. Tutti. E cosi è stato, anche sbagliando in passato ovviamente. Specialmente quando erano gli stessi ahi ahi toutsmajors a torchiare i volontari o peggio ancora a supervisionare gli interrogatori tra puri operativi e a sanzionarne la morte. Quanta ironia in questa tragica commedia. Si è qualcuno scapicollato per inseguire Denis giù per la M1 fino a Dublino dove anche i sassi sanno dove si trova in questo momento?

La risposta è No. Poison DD ha persino raccolto un rimborso spese al termine dell’interrogazione subita da Storey, Fox e Wilson negli uffici dello Sinn Féin a Falls… Dopo qualche ora era già arrivato nel Freestate con i capelli laccati e una confessione tra le mani da dare in pasto alle voraci telecamere della RTE. Da allora l’inscenata è continuata con i pedinamenti e i mini-sequestri di persona a West Belfast nella più semplice e pneumatica delle attività di Oglaigh na hEireann. Antiquari la mattina, shinners il pomeriggio e strizzati di notte: uno dopo l’altro, nell’ultimo mese, mezzo stato maggiore degli shinners/provisionals è stato interrogato. Rinterrogato… “Has been lifted! Fuck I can’t believe it. I know he was a spook!” Da chi interrogato, e quel chi per chi e per cosa lavora? Quanti rimandi algebrici, quante esigenze di capire in questa straordinaria potenza allegorica, anemica, aihme, di altre interpretazioni di base. Naufraghi, ma marzo è vicino e San Patrizio è un bel giorno di festa, uno di quei giorni in cui da queste parti è semplice potersi nascondere tra la gente. Squisitamente ritualizzato e convenzionale. Un giorno perfetto. Il 17 marzo del 2002 poco dopo le ventidue, tre persone entrano nel Quartier Generale dei Servizi Segreti di Belfast. Castlereagh…
No omnis moriar