di Marco Renzi, LET nationalism correspondent

Maxi-operazione francese contro l’ETA dopo i furti d’esplosivo e detonatori nelle cave montane franco-tedesche. Arrestata la dirigenza della formazione sul territorio transalpino. Madrid ferma sulla risposta dura al nazionalismo basco. A quasi due mesi dalla fine della tregua, la formazione non ha ancora aperto il fuoco.

ETA | Euskadi Ta AskatasunaE’ accaduto ancora. Un’altra volta. Euskadi Ta Askatasuna, l’ETA, ha deciso unilateralmente – il 5 giugno scorso – di interrompere la decima tregua nella storia della formazione indipendentista basca. Tuttavia, nessuno era realmente ottimista su quest’ultimo “alto el fuego”. Sono stati 439 giorni di incertezza, convulsi e difficili nelle trattative con il governo spagnolo. Il 30 dicembre 2006 i guerriglieri piazzano un’autobomba nell’aeroporto Barajas di Madrid e uccidono due cittadini ecuadoregni. Uno dei due corpi e’ completamente disintegrato. Forse una bomba in transito; piu’ probabile un’esplosione anticipata rispetto al vero bersaglio nella capitale iberica. A ogni modo mancavano d’altronde le prospettive basilari per un accordo credibile. Gli ultimi conflitti mondiali, infatti, da quello palestinese a quello ceceno, hanno dimostrato come i nazionalismi più violenti e massimalisti mirino a sovrastare il nemico più grande: lo stato centrale. Per evitare queste egemoniche trappole nei cammini verso le risoluzioni, sono fondamentali la piena cooperazione tra le forze politiche e una mediazione affidabile. Proprio ciò che è invece mancato in quest’ultimo periodo nel muro contro muro basco-spagnolo. Ecco che a causa del fallimento politico nel dialogo con Euskadi, il principale responsabile e carnefice è ancora il Partido Popular di Mariano Rajoy. Niente di nuovo. La goffa fermezza post-franchista assieme a un’ingombrante eredità politica dall’ex primo ministro spagnolo Josè Maria Aznar, hanno arenato il tuffo dei socialisti nei negoziati. Dietro una bizarra cortina fumogena in cui Zapatero alternava aperture al dialogo e azioni giudiziarie, l’obiettivo pero’ è rimasto vittima del più drammatico sentimento degli spagnoli, mai davvero sopito. “Con l’ETA non si parla” hanno gridato in migliaia nelle piazze. Da far suo, il premier socialista Josè Luis Zapatero, l’uomo che aveva investito nel processo di pace tutta la propria credibilità, e’ incappato nella clamoroso abbaglio di voler assumere anche il ruolo di mediatore, oltre a quello di negoziatore, cosi’ recidendo di netto fuori dai negoziati l’intero nazionalismo moderato basco. Ecco che l’ala politica dell’ETA, Batasuna, davanti a 439 giorni di morti nelle galere, torture e nuove ondate di arresti, ha dovuto cedere alla diffidenza del braccio militare di ETA”m” (militarra). L’eco giungeva dalle colonne dei quotidiani Gara e Berria, e i separatisti affermavano che “il comportamento fascista di Zapatero, lascia i baschi senza diritti; per cui non si hanno le condizioni democratiche per un processo negoziale che abbia adeguatamente risposto al nostro cessate il fuoco. Di contro, alle nostre aperture Madrid ci ha regalato nuovi arresti e fatali torture”. Chiari ma duro, una strada difficile da rimboccare. Si sono moltiplicati gli arresti, e’ vero, anche per i soli reati d’opinione in Euskal Herria. E sono state documentate le ignobili torture perpetrate nelle carceri spagnole. Testimonianze oggi al monitoraggio della UE e della Corte per i Diritti dell’Uomo a L’Aia. Ma la vera goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata l’insensata incarcerazione ddel leader di Batasuna, Arnaldo Otegi. Il mahaikide si era mostrato favorevole per l’immediata cessazione delle attività militari da parte dell’ETA e destinare quello spazio alle trattative politiche. Non e’ stato abbastanza. Zapatero ostaggio della destra spagnola, con una violazione di uno dei più basilari diritti democratici, il governo spagnolo proibisce alla sinistra abertzale basca di presentarsi alle elezioni amministrative di maggio. “Patria Basca e Libertà” _Euskadi Ta Askatasuna), si prepara a far piombare nuovamente la Spagna nell’incubo del terrorismo e che avvolge luttuosamente la società civile sin dal 1958. E oggi l’ETA sembra più minacciosa che mai. Guidata da uno dei più determinati comandanti della sua storia: Mikel Garikoitz Rubina,nome di battaglia Txeroki. Nato a Bilbao nel 1973 e latitante dal 1999. Viene definito “uno spietato operatore” – una vera macchina da guerra la cui geometrica potenza si ispira più al terrorismo jihadista che alle strategie dei capi storici dell’organizzazione come Txomin, Pakito, Josù Ternera e Mikel Antza. La stampa ha azzardato diversi parallelismi tra il nuovo comandante dell’ETA – ai vertici secondo i servizi spagnoli dallo scorso 2004 – e le tattiche di Osama Bin Laden. Esperto di web, insegna ai suoi soldati la costruzione di bombe dotate di timer attraverso video amatoriali, proprio come Al Quaeda. Ma da quella stessa rete di matrice islamica, il più ricercato latitante di Spagna – avvistato pare in Nord Italia nel 2006 – ha persino copiato la struttura militare; forse rinnovando la piramide dell’ETA completamente. Abolito il vecchio sistema verticale “etarra”, – che portava a crolli vertiginosi dopo ogni arresto o confessione – Txeroki ha organizzato le sue milizie in cellule cosiddette “dormienti”. Sarebbe un organigramma orizzontale i cui membri conoscono solamente i componenti del proprio commando. Un sistema gia’ adottato dalle unita’ dell’IRA nella brigata del South Armagh negli anni ’80 e ’90. Si dice che Rubina può contare su almeno 200 volontari, di cui 30 in clandestinità permanente che sono divisi in 4 brigate. Gli altri 170 sarebbero completamente sconosciuti alla polizia. Almeno sulla carta, una nuova e potente “ekintza”(azione in euskera) sembra dunque imminente. Furti d’esplosivo e molteplici i movimenti dei comandi in Francia. Piovono arresti, ma l’ETA sembra in queste ore sicura di se. Propaganda e terrificanti minacce: “ci sarà un nuovo C4”: conosciuta come “la madre di Satana”. Una vigorosa formula deflagrante come il C4 militare sarebbe stata infatti approntata dalla milizia dopo il furgone imbottito con 800 chili di tritolo che sventrò prematuramente l’aeroporto madrileno. Furti di detonatori al confine franco-tedesco, e nuovi additivi plastici. E intanto proprio le autorita’ francesi, nell’occhio del ciclone perche’ accusate da Madrid di “sonnolenza e scarsa prontezza di riflessi” nella lotta al terrorismo basco, e’ viceversa continuata l’operazione della polizia transalpina contro le cellule presenti sul suo territorio dell’Eta. Con l’arresto a Rodez, nel sud ovest del paese, di tre militanti, tra i quali un uomo ritenuto un capo logistico dell’organizzazione separatista basca da questa parte dei Pirenei. Secondo quanto reso noto dalla polizia spagnola, si tratta di Juan Ceuz Maiza Artolla, alias Lohi, di 56 anni, già condannato a nove anni in contumacia da un tribunale francese. Il ministro degli Interni spagnolo, Alfredo Perez Rubalcada, ha descrito Maiza Artolla come un esponente di spicco dell’Eta e la sua cattura come “una perdita importante” per l’organizzazione terroristica. La settimana scorsa, due piccoli ordigni sono esplosi durante il passaggio del Tour de France. Tappa fermata, l’ETA incassa il break pubblicitario in eurovisione senza feriti. A 20 giorni dalla “Semana Grande” di San Sebastian (Donostia), il processo politico rimane in stallo. Previste dozzine di manifestazioni per i presoak nella localita’ balneare di Euskadi proprio a cavallo dell’evento. Il pericolo di Kale Borroka, gli scontri in strada baschi, con i caschi rossi della Ertzaintza, e’ piu’ che tangibile. Giorni delicati mentre si aspetta a quasi due mesi dalla fine della tregua la pirotecnica risposta di “Godot”.