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Maiorca, torna Eta: uccisi 2 agenti

A 24 ore dal tritolo a Burgos, bomba contro un’autopattuglia a Palmanova, nel comune di Calvia. Nessun ferito. Chiusi i porti, bloccato per due ore l’aeroporto. Colpita una caserma vicino alla residenza estiva dei reali di Spagna. Disinnescato un secondo ordigno trovato sotto un veicolo della Guardia civil

Spagna - Attentato ETA a MaiorcaL’Eta torna a colpire. A ventiquattro ore dall’attentato a Burgos in cui sono rimaste ferite 69 persone, i terroristi tornano a colpire sull’isola di Maiorca. Due agenti sono morti in un’esplosione avvenuta poco prima delle 14 nei pressi della sede della Guardia civil a Palmanova, nel comune di Calvia.
Enrique S., 28 anni, originario di Burgos, da un anno sull’isola. Il secondo agente ucciso aveva invece 27 anni, era nato a Pamplona e si trovava sull’isola già da alcuni anni. La deflagrazione ha scagliato i loro corpi lontano dal veicolo. La bomba è stata azionata a distanza mentre gli agenti stavano effettuando dei controlli.

Gli investigatori hanno anche rinvenuto un’autobomba sempre nel comune di Calvia. Secondo quanto riferito dai media spagnoli, gli artificieri sono riusciti a disinnescare l’ordigno, che era collocato in un’auto di servizio nei pressi della sede della Guardia civil.

Non sarebbe ancora chiaro se l’esplosione che ha ucciso i due agenti, sia stata provocata da una bomba collocata sotto l’auto di servizio a bordo della quale si trovavano i due agenti oppure da un’autobomba saltata in aria al loro passaggio. Quel che è certo è che l’esplosione è stata potentissima.

Per evitare la fuga dei terroristi, la Prefettura ha ordinato la chiusura dei porti, mentre l’aeroporto, dopo essere stato bloccato per un paio d’ore, è stato riaperto nel pomeriggio. “Le forze di sicurezza hanno
sigillato l’isola per evitare la fuga dei terroristi – si leggeva in una nota del ministero degli Interni regionale – Questo significa che tutte le vie di uscita da Maiorca sono chiuse”. Ai turisti è stato proibito di uscire dagli edifici e tutta l’area è stata isolata nel timore che ci fossero altri ordigni inesplosi.

Anche se l’organizzazione terroristica basca non ha rivendicato gli attentati, non c’è dubbio sulla firma delle due bombe esplose alla vigilia del 50esimo anniversario dell’organizzazione indipendentista nata il 31 luglio 1959 e accusata di aver ucciso oltre 800 persone: obiettivo, tecnica e collocazione temporale degli attentati sono caratteristiche inconfondibili dell’Eta.

Il luogo dell’attentato a Maiorca si trova in un quartiere affollato di turisti (7.000 sono italiani), a circa 7 chilometri dal palazzo di Marivent, dove i reali spagnoli tra un paio di giorni sarebbero arrivati per trascorrere come di consueto le vacanze estive. L’attentato è avvenuto nel momento in cui erano in corso i sopralluoghi delle forze dell’ordine per garantire la sicurezza dei monarchi. Si trovano invece già nel palazzo da alcuni giorni l’infanta Elena e l’infanta Cristina con i figli.

Ieri le forze di sicurezza avevano parlato di altre due auto-bomba che l’organizzazione terroristica basca sarebbe riuscita a far entrare dalla Francia. Se fosse confermato che ad esplodere oggi a Maiorca è stata un’autobomba, potrebbe trattarsi di una delle auto imbottite di esplosivo che i servizi segreti di Madrid stanno ancora cercando.

L’Eta (acronimo di Euskadi Ta Askatusan, che significa ”paese basco e libertà”), aveva colpito l’isola di Maiorca esattamente 18 anni fa. Il 30 luglio 1991 due bombe esplosero a Palma di Maiorca, capoluogo delle Baleari, ferendo due persone. Le Baleari erano anche il luogo dove l’Eta aveva pianificato, a due riprese, nel 1995 e nel 2004, di compiere attentati contro il re Juan Carlos, che però furono sventati.

Nell’attentato di ieri alla caserma di Burgos, la facciata dell’edifico è stata completamente sventrata. Ci dormivano quasi 120 persone, di cui 41 erano bambini “e se non è morto nessuno – ha detto il ministro degli Interni spagnolo – è stato un miracolo. I terroristi volevano di sicuro uccidere”.

“Abbiamo a che fare con una banda di assassini”, ha aggiunto il ministro, “da oggi sappiano anche che sono assassini selvaggi e impazziti, il che li rende più pericolosi ma non più forti”. Contrariamente a quanto ha sempre fatto, prima dell’esplosione l’Eta non ha fatto telefonate di preavviso, come in genere fa quando il luogo preso di mira è frequentato da civili.

Il premier Josè Luis Zapatero si tiene in contatto con il ministro dell’Interno Alfredo Perez Rubalcaba e il leader del partito popolare, Mariano Rajoy, ha assicurato il sostegno al governo nella lotta contro il terrorismo. La Commissione europea ha tenuto a garantire la propria “completa solidarietà” alle autorità spagnole.

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