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	<title>Les Enfants Terribles &#187; Heimat</title>
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	<description>Quaderni  noir di attualità, estetica, narrativa e storia contemporanea</description>
	<pubDate>Mon, 05 Jan 2009 14:07:26 +0000</pubDate>
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		<title>Il regno dei ghiacci</title>
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		<pubDate>Fri, 12 Dec 2008 13:41:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Let</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[di Massimiliano Vitelli

La Groenlandia Vota &#8220;SI&#8221; all’indipendenza dalla Danimarca.
Con la fierezza dell’autonomia ed i timori delle nuove sfide. 
Nuuk, piena notte. Ma potrebbe essere anche mezzogiorno. Qui durante l’inverno il buio riempie quasi tutte le ventiquattro ore relegando al sole l’inconsueto ruolo di outsider. La lunga notte polare s’illumina di luci. I fuochi d’artificio accendono [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h4>di Massimiliano Vitelli</h4>
<p><a href="http://www.lesenfantsterribles.org/wp-content/uploads/groenlandia_02.jpg"  rel="lightbox"><img src="http://www.lesenfantsterribles.org/wp-content/uploads/groenlandia_02.jpg" alt="Nuuk capitale della Groenlandia" title="Nuuk, capitale della Groenlandia" width="450" height="270" class="alignleft size-full wp-image-2104" /></a></p>
<h3>La Groenlandia Vota &#8220;SI&#8221; all’indipendenza dalla Danimarca.<br />
Con la fierezza dell’autonomia ed i timori delle nuove sfide. </h3>
<p><a href="http://www.lesenfantsterribles.org/wp-content/uploads/groenlandia_01.jpg"  rel="lightbox"><img src="http://www.lesenfantsterribles.org/wp-content/uploads/groenlandia_01.jpg" alt="groenlandia" title="groenlandia" width="216" height="173" class="alignright size-full wp-image-2102" /></a>Nuuk, piena notte. Ma potrebbe essere anche mezzogiorno. Qui durante l’inverno il buio riempie quasi tutte le ventiquattro ore relegando al sole l’inconsueto ruolo di outsider. La lunga notte polare s’illumina di luci. I fuochi d’artificio accendono il cielo di cobalto che, specchiandosi nel bianco, regala uno spettacolo oltre l’immaginabile. Il popolo dei ghiacci è in festa. &#8220;Aap&#8221; e via alla gioia. Nella lingua inuit &#8220;aap&#8221; vuol dire &#8220;si&#8221; ed &#8220;aap&#8221; è stata la risposta che il 75.5% dei circa 39.000 elettori ha dato alla domanda del referendum che cambierà per sempre la loro vita. Gli abitanti locali hanno scelto: la Groenlandia dice addio alla Danimarca e, presto, diverrà il primo Stato eschimese del mondo. Il risultato delle urne prevede, infatti, la costituzione in tempi brevi di una forza di polizia, il riconoscimento ufficiale della lingua inuit e la piena autonomia sulla giustizia.<br />
La <em>devolution</em> da Copenaghen era già iniziata nel 1979 nei settori della sanità, dell’istruzione e della pesca ed aveva portato l’isola di ghiaccio ad uscire dalla Comunità Europea nel 1985. Nazione sempre fiera delle proprie origini, <em>Kalaallit Nunaat</em>, questo il nome originale, il 21 giugno prossimo muoverà il grande passo con l’ufficiale entrata in vigore del nuovo Statuto. La sfida è aperta.<br />
57.534 abitanti su una superficie  totale di 2.166.086 km²  (81.1% ghiaccio) vogliono dire 0,03 abitanti per km². Niente treni, niente strade, ci si muove in aereo o in kayak. L’economia si basa esclusivamente sulla pesca e, quando le condizioni meteo lo permettono, sul turismo.<br />
Aver votato &#8220;si&#8221; non è stato un suicidio però. Secondo le stime elaborate lo scorso luglio dall’Istituto geologico americano, la regione artica contiene nel sottosuolo, o meglio nel sottoghiaccio, 90 miliardi di potenziali barili di petrolio oltre ad enormi giacimenti di gas naturale, carbone, piombo, uranio, zinco e diamanti. Ghiaccioli con sorpresa per tutti allora.<br />
La lungimiranza delle menti fredde che hanno diretto le operazioni di indipendenza ha sancito comunque un fattore importante. La politica estera e la sicurezza nazionale restano sotto il controllo della Danimarca. Ottima notizia per il popolo groenlandese che fino ad oggi non si è mai dovuto preoccupare di tentativi d’invasione e di <em>colonizzazione</em> ma che, d’ora in poi, messi in vetrina gioielli e barili, corre il rischio quotidiano di &#8220;rapine&#8221;.<br />
<div id="attachment_2103" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.lesenfantsterribles.org/wp-content/uploads/auroraboreale.jpg"  rel="lightbox"><img src="http://www.lesenfantsterribles.org/wp-content/uploads/auroraboreale-300x184.jpg" alt="aurora boreale" title="aurora boreale" width="300" height="184" class="size-medium wp-image-2103" /></a><p class="wp-caption-text">aurora boreale</p></div>Sonni tranquilli dunque nelle lunghissime notti polari con la speranza che gli Stati Uniti non riescano a scovare una cellula di Al Qaida in un igloo adibito a grotta o che Osama Bin Laden, in un momento di sciagurata follia,  non si faccia ritrarre in una foto in compagnia di una foca. In questo caso, per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti d’America e per il bene del resto del globo, l’esercito <em>garante</em> della pace nel mondo non potrebbe esimersi da inviare un centinaio di navi rompighiaccio alla ricerca dei cattivi con nelle stive un carico di tubature per costruire, nell’attesa della cattura di quei mattacchioni di terroristi, una bella <em>pipe-line</em> che conduca l’oro nero dal Polo Nord al rubinetto del bagno della Casa Bianca.<br />
Considerando che già nel 1946 gli Stati Uniti offrirono alla Danimarca 100.000.000 di dollari per &#8220;acquistare&#8221; la Groenlandia, e di certo non per essere sicuri di poter mangiare filetti di halibut gratis per sempre, è un campanello d’allarme da non sottovalutare. L’indipendenza è affascinante  ma rischiosa. Buona fortuna popolo del nord.
<div style="border: 1px dotted rgb(102, 153, 0); padding: 15px; font-size: 12px; font-family: Georgia,Arial,verdana,serif; line-height: 1.5; background-color: rgb(238,238,238);">
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		<title>Terrore a Mumbai, attacchi simultanei: blitz per salvare i turisti presi in ostaggio</title>
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		<pubDate>Wed, 26 Nov 2008 20:55:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Let</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Colpiti alberghi e locali per stranieri. Almeno 90 vittime. Una quindicina di italiani asserragliati.
MUMBAI - Notte di terrore a Mumbai. La capitale economica dell&#8217;India è stata colpita da una serie simultanea di attacchi ad alberghi, stazioni e siti turistici. Decine di ostaggi occidentali, soprattutto americani ed inglesi, sono tenuti in ostaggio dai terroristi negli hotel. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3>Colpiti alberghi e locali per stranieri. Almeno 90 vittime. Una quindicina di italiani asserragliati.</h3>
<p><div id="attachment_2046" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><a href="http://www.lesenfantsterribles.org/wp-content/uploads/oberoi.jpg"  rel="lightbox"><img src="http://www.lesenfantsterribles.org/wp-content/uploads/oberoi-300x221.jpg" alt="India (Ap)" title="India Shooting" width="300" height="221" class="size-medium wp-image-2046" /></a><p class="wp-caption-text">India (Ap)</p></div>MUMBAI - Notte di terrore a Mumbai. La capitale economica dell&#8217;India è stata colpita da una serie simultanea di attacchi ad alberghi, stazioni e siti turistici. Decine di ostaggi occidentali, soprattutto americani ed inglesi, sono tenuti in ostaggio dai terroristi negli hotel. Una quindicina gli italiani sono «ancora asserragliati» negli alberghi ha detto il capo dell&#8217;Unità di crisi della Farnesina, Fabrizio Romano, spiegando che «azioni sono ancora in corso». Tra loro una donna con una bambina di sei mesi. Si parla di almeno 90 morti e quasi mille feriti in città. Il ministro italiano degli Esteri Frattini si è detto «molto preoccupato».</p>
<p>GLI ITALIANI COINVOLTI - La presenza di diversi italiani negli alberghi ancora fuori dal controllo delle autorità indiane è stata confermata anche dal console italiano a Mumbai che ha potuto avere un «contatto» con molti connazionali. «Ho sentito diversi italiani dentro gli alberghi che sono barricati in stanza», ha detto il console Fabio Rugge a «Porta a Porta» precisando che al momento non possono ancora lasciare le stanze. «Al momento non risulta alcun italiano ucciso», ha affermato.</p>
<p>SITUAZIONE FUORI CONTROLLO - La situazione non è ancora sotto controllo, ha ammesso in nottata il primo ministro dello Stato indiano di Maharashtra, di cui Mumbai è la capitale. Almeno dieci siti, fra cui tre alberghi, sono stati attaccati contemporaneamente, ha precisato il capo del governo locale. In una conferenza stampa il premier, Vilasrao Deshmukh, ha detto che le forze di sicurezza stanno cercando di «stanare i terroristi che si nascondono nei due hotel», il Taj Mahal e l&#8217;Oberoi Trident, secondo quanto riferito dall&#8217;emittente indiana Ndtv. Deshmuk ha aggiunto che a Mumbai sono state inviate cinque colonne dell&#8217;esercito, con 200 commando speciali. La Ntvs ha riferito che quattro terroristi sono stati uccisi nell&#8217;hotel Taj, nove sono stati arrestati e tre sono fuggiti. Oltre al Taj e all&#8217;Oberoi Trident, sono stati attaccati due ospedali, la stazione centrale, l&#8217;aeroporto per i voli nazionali di Santa Cruz e altri luoghi affollati. In uno degli attacchi, è rimasto ucciso anche Hemant Karkare, capo dell&#8217;unità anti-terrorismo di Mumbai.</p>
<p>BLITZ PER SALVARE I TURISTI IN OSTAGGIO - Gli attentati hanno preso di mira gli alberghi di lusso e i locali frequentati dai turisti. La tv ha mostrato le immagini delle fiamme che invadono la hall dell&#8217;hotel più famoso della città, il Taj Mahal appunto, dove tre impiegati sono morti. Nella notte ancora 110 persone circa erano intrappolate dentro l&#8217;hotel, secondo la tv indiana Ndtv che ha precisato che anche l&#8217;ospedale Cama e l&#8217;hotel Trident non sono ancora sotto il controllo delle autorità. All&#8217; interno del Taj Mahal ci sono ancora almeno tre o quattro terroristi. Lo indica la tv indiana Ndtv precisando che molte persone dello staff del prestigioso albergo sono state uccise. Parallelamente l&#8217;hotel Trident è sotto assedio da parte delle forze speciali indiane. Sarebbero due i terroristi dentro l&#8217;hotel Trident. I piani alti dell&#8217;hotel Taj Mahal sono andati in fiamme dopo il blitz: tanti hanno cercato di fuggire dalle uscite d&#8217;emergenza. Prima del blitz, era stata tentata anche una trattative con la polizia. L&#8217;emittente ha aggiunto che agli attacchi stanno prendendo parte almeno 200 terroristi. Due europarlamentari sono riusciti a fuggire dall&#8217;albergo: si tratta della tedesca Erika Mann, che per ore era rimasta nascosta nelle cucine dell&#8217;hotel e del polacco Jan Tadeusz Masiel. Insieme a loro è riuscito ad allontanarsi dall&#8217;hotel anche un funzionario, che fa parte della delegazione dell&#8217;Europarlamento. Vi sono state anche sparatorie vicino ad alcuni edifici dell&#8217;area di Colaba-Nariman Point, dove si trovano gli alberghi e altri luoghi frequentati dai turisti, tra cui molti italiani, come il pub Leopold&#8217;s. Esplosioni e spari sono stati avvertiti anche a Mazgaon, la stazione di scambio della metropolitana e nell&#8217;area di Crawford market.</p>
<p>IL TESTIMONE - Nello albergo Oberoi - a cui ha dato l&#8217;assalto la polizia indiana dopo che vi si erano asserragliati i terroristi - ci sono anche due italiane chiuse nella loro camera: una donna e una bambina di sei mesi. Stanno bene e la «bambina è tranquilla», ha assicurato il console italiano a Mumbai, Fabio Rugge. Un testimone britannico ha riferito alla tv che i terroristi cercano chiunque abbia un passaporto britannico o statunitense. Il cittadino inglese che si trovava all&#8217;hotel Oberoi quando hanno fatto irruzione uomini armati, ha riferito alla televisione Sky News che un italiano è stato lasciato andare dopo che i terroristi erano venuti a conoscenza della sua nazionalità. Al momento nella città indiana sono presenti circa 200 italiani.</p>
<p>LA RIVENDICAZIONE - Secondo testimoni citati da varie tv indiane, sparatorie ci sono state anche al Marriot Hotel e nuove esplosioni sono state udite al Trident hotel. Secondo il quotidiano on line Times of India gli attentati sono stati rivendicati dai «Deccan Mujahiddin», gruppo terroristico islamico indiano fino ad oggi poco conosciuto. È infatti la prima volta che un sedicente gruppo terrorista usa l&#8217;appellativo &#8220;Deccan&#8221;, il nome dell&#8217;altopiano che occupa la maggior parte dell&#8217;India peninsulare, con un&#8217;altitudiane tra i 305 e i 915 metri e alcuni picchi di oltre 1.200 metri. Ma a partire dal 2008 è comparso nella mappa del terrorismo indiano il gruppo autoproclamatosi &#8220;Mujaheddin indiani&#8221;, che ha rivendicato due serie di attentati, i primi il 13 maggio nel mercato di Jaipur, con un bilancio di 63 morti e 216 feriti, e gli altri il 30 ottobre nello stato dell&#8217;Assam, con 76 morti. Nel primo caso i &#8220;Mujaheddin indiani&#8221; avevano minacciato nuovi attacchi a siti turistici indiani se Delhi avesse proseguito nel suo non meglio precisato sostegno a Washington e Londra. Comunque fonti dell&#8217;intelligence Usa citate dalla Cnn non escludono una matrice islamica per gli attacchi di Mumbai. «Se fossero militanti islamici nessuno sarebbe sorpreso», ha detto una fonte della Cnn.</p>
<div class="link">
<h4>Tratto da <a href="http://www.corriere.it/esteri/08_novembre_26/strage_mumbai_india_bc9b01a0-bbed-11dd-a610-00144f02aabc.shtml" class="liexternal">Corriere della Sera Online</a></h4>
</div>
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		<title>Il discorso di Barack Obama</title>
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		<pubDate>Thu, 06 Nov 2008 18:05:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>René Querin</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[
Barack Obama Acceptance Speech

The full text of the speech in Pdf format
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Scaricato / Clicks:76


Barack Obama Acceptance Speech, November 4, 2008
Source: Fox News
PRESIDENT-ELECT BARACK OBAMA: If there is anyone out there who still doubts that America is a place where all things are possible; who still wonders if the dream of our founders is [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.lesenfantsterribles.org/wp-content/uploads/barackobama.jpg"  rel="lightbox"><img src="http://www.lesenfantsterribles.org/wp-content/uploads/barackobama.jpg" alt="barack obama" title="barack obama" width="450" height="270" class="alignleft size-full wp-image-1938" /></a></p>
<p><table width="100%">
<tr><td colspan="4"><a href="http://www.lesenfantsterribles.org/?file_id=77" class="liinternal">Barack Obama Acceptance Speech</a></td></tr>
<tr class="odd"><td width="35"><a href="http://www.lesenfantsterribles.org/?file_id=77" ><img src="http://www.lesenfantsterribles.org/wp-content/plugins/downloads-manager/img/icons/pdf.gif" alt="http://www.lesenfantsterribles.org/wp-content/plugins/downloads-manager/img/icons/pdf.gif" /></a></td>
<td>The full text of the speech in Pdf format</td>
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</tr>
</table></p>
<h3>Barack Obama Acceptance Speech, November 4, 2008</h3>
<div class="link">Source: Fox News</div>
<p>PRESIDENT-ELECT BARACK OBAMA: If there is anyone out there who still doubts that America is a place where all things are possible; who still wonders if the dream of our founders is alive in our time; who still questions the power of our democracy, tonight is your answer.</p>
<p>Its the answer told by lines that stretched around schools and churches in numbers this nation has never seen; by people who waited three hours and four hours, many for the very first time in their lives, because they believed that this time must be different; that their voice could be that difference.</p>
<p>Its the answer spoken by young and old, rich and poor, Democrat and Republican, black, white, Latino, Asian, Native American, gay, straight, disabled and not disabled - Americans who sent a message to the world that we have never been a collection of Red States and Blue States: we are, and always will be, the United States of America.</p>
<p>Its the answer that led those who have been told for so long by so many to be cynical, and fearful, and doubtful of what we can achieve to put their hands on the arc of history and bend it once more toward the hope of a better day.</p>
<p>Its been a long time coming, but tonight, because of what we did on this day, in this election, at this defining moment, change has come to America.</p>
<p>I just received a very gracious call from Senator McCain. He fought long and hard in this campaign, and hes fought even longer and harder for the country he loves. He has endured sacrifices for America that most of us cannot begin to imagine, and we are better off for the service rendered by this brave and selfless leader. I congratulate him and Governor Palin for all they have achieved, and I look forward to working with them to renew this nations promise in the months ahead.</p>
<p>I want to thank my partner in this journey, a man who campaigned from his heart and spoke for the men and women he grew up with on the streets of Scranton and rode with on that train home to Delaware, the Vice President-elect of the United States, Joe Biden.</p>
<p>I would not be standing here tonight without the unyielding support of my best friend for the last sixteen years, the rock of our family and the love of my life, our nations next First Lady, Michelle Obama. Sasha and Malia, I love you both so much, and you have earned the new puppy thats coming with us to the White House. And while shes no longer with us, I know my grandmother is watching, along with the family that made me who I am. I miss them tonight, and know that my debt to them is beyond measure.</p>
<p>To my campaign manager David Plouffe, my chief strategist David Axelrod, and the best campaign team ever assembled in the history of politics - you made this happen, and I am forever grateful for what youve sacrificed to get it done.</p>
<p>But above all, I will never forget who this victory truly belongs to - it belongs to you.</p>
<p>I was never the likeliest candidate for this office. We didnt start with much money or many endorsements. Our campaign was not hatched in the halls of Washington - it began in the backyards of Des Moines and the living rooms of Concord and the front porches of Charleston.</p>
<p>It was built by working men and women who dug into what little savings they had to give five dollars and ten dollars and twenty dollars to this cause. It grew strength from the young people who rejected the myth of their generations apathy; who left their homes and their families for jobs that offered little pay and less sleep; from the not-so-young people who braved the bitter cold and scorching heat to knock on the doors of perfect strangers; from the millions of Americans who volunteered, and organized, and proved that more than two centuries later, a government of the people, by the people and for the people has not perished from this Earth. This is your victory.</p>
<p>I know you didnt do this just to win an election and I know you didnt do it for me. You did it because you understand the enormity of the task that lies ahead. For even as we celebrate tonight, we know the challenges that tomorrow will bring are the greatest of our lifetime - two wars, a planet in peril, the worst financial crisis in a century. Even as we stand here tonight, we know there are brave Americans waking up in the deserts of Iraq and the mountains of Afghanistan to risk their lives for us. There are mothers and fathers who will lie awake after their children fall asleep and wonder how theyll make the mortgage, or pay their doctors bills, or save enough for college. There is new energy to harness and new jobs to be created; new schools to build and threats to meet and alliances to repair.</p>
<p>The road ahead will be long. Our climb will be steep. We may not get there in one year or even one term, but America - I have never been more hopeful than I am tonight that we will get there. I promise you - we as a people will get there.</p>
<p>There will be setbacks and false starts. There are many who wont agree with every decision or policy I make as President, and we know that government cant solve every problem. But I will always be honest with you about the challenges we face. I will listen to you, especially when we disagree. And above all, I will ask you join in the work of remaking this nation the only way its been done in America for two-hundred and twenty-one years - block by block, brick by brick, calloused hand by calloused hand.</p>
<p>What began twenty-one months ago in the depths of winter must not end on this autumn night. This victory alone is not the change we seek - it is only the chance for us to make that change. And that cannot happen if we go back to the way things were. It cannot happen without you.</p>
<p>So let us summon a new spirit of patriotism; of service and responsibility where each of us resolves to pitch in and work harder and look after not only ourselves, but each other. Let us remember that if this financial crisis taught us anything, its that we cannot have a thriving Wall Street while Main Street suffers - in this country, we rise or fall as one nation; as one people.</p>
<p>Let us resist the temptation to fall back on the same partisanship and pettiness and immaturity that has poisoned our politics for so long. Let us remember that it was a man from this state who first carried the banner of the Republican Party to the White House - a party founded on the values of self-reliance, individual liberty, and national unity. Those are values we all share, and while the Democratic Party has won a great victory tonight, we do so with a measure of humility and determination to heal the divides that have held back our progress. As Lincoln said to a nation far more divided than ours, We are not enemies, but friendsâ€¦though passion may have strained it must not break our bonds of affection. And to those Americans whose support I have yet to earn - I may not have won your vote, but I hear your voices, I need your help, and I will be your President too.</p>
<p>And to all those watching tonight from beyond our shores, from parliaments and palaces to those who are huddled around radios in the forgotten corners of our world - our stories are singular, but our destiny is shared, and a new dawn of American leadership is at hand. To those who would tear this world down - we will defeat you. To those who seek peace and security - we support you. And to all those who have wondered if Americas beacon still burns as bright - tonight we proved once more that the true strength of our nation comes not from our the might of our arms or the scale of our wealth, but from the enduring power of our ideals: democracy, liberty, opportunity, and unyielding hope.</p>
<p>For that is the true genius of America - that America can change. Our union can be perfected. And what we have already achieved gives us hope for what we can and must achieve tomorrow.</p>
<p>This election had many firsts and many stories that will be told for generations. But one thats on my mind tonight is about a woman who cast her ballot in Atlanta. Shes a lot like the millions of others who stood in line to make their voice heard in this election except for one thing - Ann Nixon Cooper is 106 years old.</p>
<p>She was born just a generation past slavery; a time when there were no cars on the road or planes in the sky; when someone like her couldnt vote for two reasons - because she was a woman and because of the color of her skin.</p>
<p>And tonight, I think about all that shes seen throughout her century in America - the heartache and the hope; the struggle and the progress; the times we were told that we cant, and the people who pressed on with that American creed: Yes we can.</p>
<p>At a time when womens voices were silenced and their hopes dismissed, she lived to see them stand up and speak out and reach for the ballot. Yes we can.</p>
<p>When there was despair in the dust bowl and depression across the land, she saw a nation conquer fear itself with a New Deal, new jobs and a new sense of common purpose. Yes we can.</p>
<p>When the bombs fell on our harbor and tyranny threatened the world, she was there to witness a generation rise to greatness and a democracy was saved. Yes we can.</p>
<p>She was there for the buses in Montgomery, the hoses in Birmingham, a bridge in Selma, and a preacher from Atlanta who told a people that We Shall Overcome. Yes we can.</p>
<p>A man touched down on the moon, a wall came down in Berlin, a world was connected by our own science and imagination. And this year, in this election, she touched her finger to a screen, and cast her vote, because after 106 years in America, through the best of times and the darkest of hours, she knows how America can change. Yes we can.</p>
<p>America, we have come so far. We have seen so much. But there is so much more to do. So tonight, let us ask ourselves - if our children should live to see the next century; if my daughters should be so lucky to live as long as Ann Nixon Cooper, what change will they see? What progress will we have made?</p>
<p>This is our chance to answer that call. This is our moment. This is our time - to put our people back to work and open doors of opportunity for our kids; to restore prosperity and promote the cause of peace; to reclaim the American Dream and reaffirm that fundamental truth - that out of many, we are one; that while we breathe, we hope, and where we are met with cynicism, and doubt, and those who tell us that we cant, we will respond with that timeless creed that sums up the spirit of a people:</p>
<p>Yes We Can. Thank you, God bless you, and may God Bless the United States of America.</p>
<p><table width="100%">
<tr><td colspan="4"><a href="http://www.lesenfantsterribles.org/?file_id=77" class="liinternal">Barack Obama Acceptance Speech</a></td></tr>
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</tr>
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</p>
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		<title>Il discorso di John McCain</title>
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		<pubDate>Thu, 06 Nov 2008 18:01:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>René Querin</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[
John McCain Concession Speech

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John McCain Concession Speech, November 4, 2008
Source: Fox News
JOHN MCCAIN: Thank you. Thank you, my friends. Thank you for coming here on this beautiful Arizona evening.
(APPLAUSE)
My friends, we have — we have come to the end of a long journey. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.lesenfantsterribles.org/wp-content/uploads/johnmccain.jpg"  rel="lightbox"><img src="http://www.lesenfantsterribles.org/wp-content/uploads/johnmccain.jpg" alt="john mccain" title="john mccain" width="450" height="270" class="alignleft size-full wp-image-1935" /></a></p>
<p><table width="100%">
<tr><td colspan="4"><a href="http://www.lesenfantsterribles.org/?file_id=78" class="liinternal">John McCain Concession Speech</a></td></tr>
<tr class="odd"><td width="35"><a href="http://www.lesenfantsterribles.org/?file_id=78" ><img src="http://www.lesenfantsterribles.org/wp-content/plugins/downloads-manager/img/icons/pdf.gif" alt="http://www.lesenfantsterribles.org/wp-content/plugins/downloads-manager/img/icons/pdf.gif" /></a></td>
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</tr>
</table></p>
<h3>John McCain Concession Speech, November 4, 2008</h3>
<div class="link">Source: Fox News</div>
<p>JOHN MCCAIN: Thank you. Thank you, my friends. Thank you for coming here on this beautiful Arizona evening.</p>
<p>(APPLAUSE)</p>
<p>My friends, we have — we have come to the end of a long journey. The American people have spoken, and they have spoken clearly.</p>
<p>A little while ago, I had the honor of calling Senator Barack Obama to congratulate him.</p>
<p>(BOOING)</p>
<p>Please.</p>
<p>To congratulate him on being elected the next president of the country that we both love.</p>
<p>In a contest as long and difficult as this campaign has been, his success alone commands my respect for his ability and perseverance. But that he managed to do so by inspiring the hopes of so many millions of Americans who had once wrongly believed that they had little at stake or little influence in the election of an American president is something I deeply admire and commend him for achieving.</p>
<p>This is an historic election, and I recognize the special significance it has for African-Americans and for the special pride that must be theirs tonight.</p>
<p>I’ve always believed that America offers opportunities to all who have the industry and will to seize it. Senator Obama believes that, too.</p>
<p>But we both recognize that, though we have come a long way from the old injustices that once stained our nation’s reputation and denied some Americans the full blessings of American citizenship, the memory of them still had the power to wound.</p>
<p>A century ago, President Theodore Roosevelt’s invitation of Booker T. Washington to dine at the White House was taken as an outrage in many quarters.</p>
<p>America today is a world away from the cruel and frightful bigotry of that time. There is no better evidence of this than the election of an African-American to the presidency of the United States.</p>
<p>Let there be no reason now…</p>
<p>(APPLAUSE)</p>
<p>Let there be no reason now for any American to fail to cherish their citizenship in this, the greatest nation on Earth.</p>
<p>(APPLAUSE)</p>
<p>Senator Obama has achieved a great thing for himself and for his country. I applaud him for it, and offer him my sincere sympathy that his beloved grandmother did not live to see this day. Though our faith assures us she is at rest in the presence of her creator and so very proud of the good man she helped raise.</p>
<p>Senator Obama and I have had and argued our differences, and he has prevailed. No doubt many of those differences remain.</p>
<p>These are difficult times for our country. And I pledge to him tonight to do all in my power to help him lead us through the many challenges we face.</p>
<p>I urge all Americans…</p>
<p>(APPLAUSE)</p>
<p>I urge all Americans who supported me to join me in not just congratulating him, but offering our next president our good will and earnest effort to find ways to come together to find the necessary compromises to bridge our differences and help restore our prosperity, defend our security in a dangerous world, and leave our children and grandchildren a stronger, better country than we inherited.</p>
<p>Whatever our differences, we are fellow Americans. And please believe me when I say no association has ever meant more to me than that.</p>
<p>(APPLAUSE)</p>
<p>It is natural. It’s natural, tonight, to feel some disappointment. But tomorrow, we must move beyond it and work together to get our country moving again.</p>
<p>AUDIENCE MEMBER: (OFF-MIKE)</p>
<p>We fought — we fought as hard as we could. And though we feel short, the failure is mine, not yours.</p>
<p>AUDIENCE: No!</p>
<p>MCCAIN: I am so…</p>
<p>AUDIENCE: (CHANTING)</p>
<p>MCCAIN: I am so deeply grateful to all of you for the great honor of your support and for all you have done for me. I wish the outcome had been different, my friends.</p>
<p>AUDIENCE MEMBER: We do, too (OFF-MIKE)</p>
<p>MCCAIN: The road was a difficult one from the outset, but your support and friendship never wavered. I cannot adequately express how deeply indebted I am to you.</p>
<p>I’m especially grateful to my wife, Cindy, my children, my dear mother…</p>
<p>(APPLAUSE)</p>
<p>… my dear mother and all my family, and to the many old and dear friends who have stood by my side through the many ups and downs of this long campaign.</p>
<p>I have always been a fortunate man, and never more so for the love and encouragement you have given me.</p>
<p>You know, campaigns are often harder on a candidate’s family than on the candidate, and that’s been true in this campaign.</p>
<p>All I can offer in compensation is my love and gratitude and the promise of more peaceful years ahead.</p>
<p>I am also — I am also, of course, very thankful to Governor Sarah Palin, one of the best campaigners I’ve ever seen…</p>
<p>(APPLAUSE)</p>
<p>… one of the best campaigners I have ever seen, and an impressive new voice in our party for reform and the principles that have always been our greatest strength…</p>
<p>(APPLAUSE)</p>
<p>… her husband Todd and their five beautiful children…</p>
<p>(APPLAUSE)</p>
<p>… for their tireless dedication to our cause, and the courage and grace they showed in the rough and tumble of a presidential campaign.</p>
<p>We can all look forward with great interest to her future service to Alaska, the Republican Party and our country.</p>
<p>(APPLAUSE)</p>
<p>To all my campaign comrades, from Rick Davis and Steve Schmidt and Mark Salter, to every last volunteer who fought so hard and valiantly, month after month, in what at times seemed to be the most challenged campaign in modern times, thank you so much. A lost election will never mean more to me than the privilege of your faith and friendship.</p>
<p>I don’t know — I don’t know what more we could have done to try to win this election. I’ll leave that to others to determine. Every candidate makes mistakes, and I’m sure I made my share of them. But I won’t spend a moment of the future regretting what might have been.</p>
<p>This campaign was and will remain the great honor of my life, and my heart is filled with nothing but gratitude for the experience and to the American people for giving me a fair hearing before deciding that Senator Obama and my old friend Senator Joe Biden should have the honor of leading us for the next four years.</p>
<p>(BOOING)</p>
<p>Please. Please.</p>
<p>I would not — I would not be an American worthy of the name should I regret a fate that has allowed me the extraordinary privilege of serving this country for a half a century.</p>
<p>half a century.</p>
<p>Today, I was a candidate for the highest office in the country I love so much. And tonight, I remain her servant. That is blessing enough for anyone, and I thank the people of Arizona for it.</p>
<p>(APPLAUSE)</p>
<p>AUDIENCE: USA. USA. USA. USA.</p>
<p>Tonight — tonight, more than any night, I hold in my heart nothing but love for this country and for all its citizens, whether they supported me or Senator Obama — whether they supported me or Senator Obama.</p>
<p>I wish Godspeed to the man who was my former opponent and will be my president. And I call on all Americans, as I have often in this campaign, to not despair of our present difficulties, but to believe, always, in the promise and greatness of America, because nothing is inevitable here.</p>
<p>Americans never quit. We never surrender.</p>
<p>(APPLAUSE)</p>
<p>We never hide from history. We make history.</p>
<p>Thank you, and God bless you, and God bless America. Thank you all very much.</p>
<p><table width="100%">
<tr><td colspan="4"><a href="http://www.lesenfantsterribles.org/?file_id=78" class="liinternal">John McCain Concession Speech</a></td></tr>
<tr class="odd"><td width="35"><a href="http://www.lesenfantsterribles.org/?file_id=78" ><img src="http://www.lesenfantsterribles.org/wp-content/plugins/downloads-manager/img/icons/pdf.gif" alt="http://www.lesenfantsterribles.org/wp-content/plugins/downloads-manager/img/icons/pdf.gif" /></a></td>
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		<title>Trionfa Obama, nuovo presidente</title>
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		<pubDate>Wed, 05 Nov 2008 11:26:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Let</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Il primo candidato afro-americano conquista la Casa Bianca vincendo dall&#8217;Est all&#8217;Ovest
Travolta la soglia dei 270 voti elettorali. Vittoria nei fortini repubblicani di Florida e Ohio
E l&#8217;America si disegna di blu
PHOENIX - Barack Obama è il nuovo presidente degli Stati Uniti d&#8217;America. Il primo candidato afro-americano conquista la Casa Bianca in modo trionfale, vincendo dall&#8217;Est all&#8217;Ovest, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3>Il primo candidato afro-americano conquista la Casa Bianca vincendo dall&#8217;Est all&#8217;Ovest<br />
Travolta la soglia dei 270 voti elettorali. Vittoria nei fortini repubblicani di Florida e Ohio<br />
E l&#8217;America si disegna di blu</h3>
<p><div id="attachment_1929" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.lesenfantsterribles.org/wp-content/uploads/obama_presidente.jpg"  rel="lightbox"><img src="http://www.lesenfantsterribles.org/wp-content/uploads/obama_presidente-300x88.jpg" alt="La festa di Obama" title="La festa di Obama" width="300" height="88" class="size-medium wp-image-1929" /></a><p class="wp-caption-text">La festa di Obama</p></div>PHOENIX - Barack Obama è il nuovo presidente degli Stati Uniti d&#8217;America. Il primo candidato afro-americano conquista la Casa Bianca in modo trionfale, vincendo dall&#8217;Est all&#8217;Ovest, dalle Montagne Rocciose agli Appalachi, conquista gli Stati repubblicani decisivi con un&#8217;onda d&#8217;urto che ridisegna di blu, il colore dei Democratici, la mappa elettorale degli Usa.<br />
Erano appena passate le sette del pomeriggio quando i network televisivi, primi arbitri del risultato, gli hanno assegnato la vittoria. Dieci minuti dopo, come vuole la tradizione americana, lo sconfitto John McCain gli ha concesso la vittoria: &#8220;Ho avuto l&#8217;onore di congratularmi con il senatore Obama, che questa notte è diventato il nuovo presidente degli Stati Uniti&#8221;.</p>
<p>Non c&#8217;è dubbio che si è trattato di un trionfo e questa volta gli elettori hanno confermato i sondaggi che vedevano unanimemente vincitore il candidato democratico. Obama conquista il voto popolare staccando McCain di quattro milioni di voti e conquista almeno 335 voti elettorali (ne bastavano 270) quando ne devono essere assegnati ancora 49. Vince in Florida e Ohio, i due Stati che avevano portato Bush alla Casa Bianca nel 2000 e nel 2004, conquista la Virginia, dove l&#8217;ultima vittoria democratica risaliva al 1964, con tre punti di vantaggio e ottine una clamorosa vittoria, sia pure per poche migliaia di voti in North Carolina, lo Stato del profondo sud dove l&#8217;elettorato afro-americano ha fatto la differenza. Quando mancano da assegnare solo tre Stati è leggermente in testa in Montana e Indiana e leggermente indietro in Missouri. Stravince la battaglia del West conquistando in un colpo solo Colorado, Nevada e New Mexico.</p>
<p>La valanga democratica si fa sentire anche al Congresso. I democratici avanzano alla Camera dove conquistano come minimo tredici nuovi deputati e si aggiudicano diversi seggi al Senato. Non saranno forse sufficienti per raggiungere quel quota 60 che renderebbe il Senato blindato, ma per i repubblicani la sconfitta di Elizabet Dole in North Carolina e di John Sununu in New Hampshire insieme alla perdita dei seggi della Virginia, del Colorado e del New Mexico è di quelle che bruciano.</p>
<p>Mentre nel Grant Park di Chicago una folla si preparava a festeggiare Obama il nuovo presidente ha ricevuto anche le congratulazioni di Bush: &#8220;Presidente eletto, mi congratulo. Che fantastica notte per lei, la sua famiglia e i suoi sostenitori. Io e Laura abbiamo chiamato per congratularci con lei e sua moglie. Prometto di rendere dolce questa transizione. Lei è in procinto di intraprendere uno dei più grandi viaggi della vita&#8221;.</p>
<p>Nella notte feste spontanee sono esplose in ogni angolo d&#8217;America. Da Harlem ad Atlanta, dai campus universitari ai quartieri ispanici, decine di migliaia di persone di ogni età, razza e religione sono scese in strada per festeggiare una vittoria epocale. A New York, Times Square si è riempita di gente mentre l&#8217;Empire State Building, che era colorato di rosso e blu in spirito bipartisan ha cambiato colore per illuminarsi con il blu democratico.</p>
<div class="link">Da <a href="http://www.repubblica.it/2008/10/speciale/altri/2008elezioniusa/risultati-voto/risultati-voto.html" class="liexternal">Repubblica</a>, di ALBERTO FLORES D&#8217;ARCAIS</div>
<div style="border: 1px dotted rgb(102, 153, 0); padding: 15px; font-size: 12px; font-family: Georgia,Arial,verdana,serif; line-height: 1.5; background-color: rgb(238,238,238);">
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</p>
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		<title>Buon compleanno, Aung San Suu Kyi</title>
		<link>http://www.lesenfantsterribles.org/heimat/buon-compleanno-aung-san-suu-kyi/</link>
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		<pubDate>Thu, 19 Jun 2008 14:05:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Let</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Heimat]]></category>

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		<category><![CDATA[aung san suu kyi]]></category>

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		<description><![CDATA[Tratto da Panorama

È il suo compleanno, ma nessuno andrà da lei per festeggiarla. Non riceverà regali. Non ci saranno cene al ristorante o party a sorpresa nel salotto. Non risponderà ai biglietti e alle telefonate di auguri. Forse sentirà musica, ma non alla radio. Leggerà un vecchio libro, se non le è stato sequestrato, ma [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h4>Tratto da <a href="http://blog.panorama.it/mondo/2008/06/19/buon-compleanno-aung-sa-suu-kyi" class="liexternal">Panorama</a></h4>
<p><img src="http://www.lesenfantsterribles.org/wp-content/uploads/aung_san_suu_kyi_02.jpg" alt="aung_san_suu_kyi" title="aung_san_suu_kyi" width="450" height="350" class="imgsx" /></p>
<p>È il suo compleanno, ma nessuno andrà da lei per festeggiarla. Non riceverà regali. Non ci saranno cene al ristorante o party a sorpresa nel salotto. Non risponderà ai biglietti e alle telefonate di auguri. Forse sentirà musica, ma non alla radio. Leggerà un vecchio libro, se non le è stato sequestrato, ma non il giornale. Non viaggerà su internet. Anzi, non uscirà dalla sua casa. Sarà sola. Eppure centinaia di migliaia di persone, penseranno a lei, le manderanno un’(ideale) cartolina con scritto: happy birthday.</p>
<p>Decine di altre si recheranno nei templi, o nelle chiese, per pregare per lei, o nelle strade, per ricordarla pubblicamente. Eppure ci saranno ricevimenti e brindisi in suo onore in diverse città del mondo, da Bangkok a Stoccolma, da Washington a Londra. Probabilmente, lei lo sa che succederà. E così non si sentirà sola.</p>
<p>Vita sotto controllo. Aung Sa Suu Kyi, leader dell’opposizione democratica birmana, premio Nobel per la Pace, simbolo mondiale della lotta per i diritti politici e civili, ha trascorso almeno dodici dei suoi 63 compleanni agli arresti domiciliari. E anche quest’anno, sarà costretta a farlo, prigioniera della giunta militare di Rangoon. “La sorveglianza attorno a lei è sempre più stretta e soffocante” - dice Po Ahla Tint, portavoce del National Coalition Government of the Union of Burma, il governo in esilio dell’opposizione birmana, che abbiamo raggiunto nella sede di Rockville, in Maryland, negli Stati Uniti.</p>
<p>“Certo non sarà una ricorrenza felice. Lei non può incontrare nessuno, se non il suo medico, che può vedere solo dietro autorizzazione delle autorità militare. Le restrizioni sono diventate così forti, da raggiungere il ridicolo. Pensi che lei ha dovuto chiedere un nuovo permesso per usare la sua stampante automatica. La stampante di lettere che lei non può spedire a nessuno”. Da anni, la sua vita è questa. A parte qualche rarissimo colloquio concesso, come quello avuto nell’inverno del 2007 con l’inviato speciale dell’Onu Ibrahim Gambari, il quale riuscì a renderle visita nella sua abitazione, in un incontro svoltosi sotto gli occhi dei funzionari della giunta militare, l’eroina birmana non può avere contatti con l’esterno.</p>
<p>Prigione a cielo aperto. I generali di Rangoon temono troppo quel dolcissimo sorriso, conosciuto in tutto il mondo. Hanno così paura di quella donna minuta e tenace che, qualche settimana fa un giornale del regime è arrivato a scrivere che Aung Sa Suu Kyi “dovrebbe essere frustrata come un bambino cattivo perché rappresenta una minaccia alla sicurezza nazionale”. Le notizie su di lei che giungono negli Usa, afferma il portavoce del governo in esilio, dicono che il Nobel per la Pace sta “bene dal punto di vista fisico anche se soffre ancora dei postumi di un’operazione all’utero subita nel 2003″. Po Ahla Tint è sicuro che in Birmania ci saranno decine di manifestazioni di festeggiamento del compleanno del leader della Lega Nazionale per la Democrazia. Ma saranno rigorosamente private e silenziose. La Birmania, sotto il tallone della giunta militare, è una prigione a cielo aperto.</p>
<p>E la repressione è diventata durissima dopo la rivolta dello scorso settembre. Nel mirino non ci sono soltanto i membri del partito di opposizione, ma anche -e soprattutto - i monaci buddisti che di quelle giornate furono i protagonisti. “Sono molti i controlli nei monasteri, molti gli arresti”. I generali birmani non vogliono perdere potere in quella che si è dimostrata una delle più feroci dittature conosciute. Tanto crudele da abbandonare al proprio destino le migliaia di sopravvissuti al passaggio del Tifone Nargis, che sei settimane ha devastato la zona sud del paese, provocando la morte almeno 70.000 persone.</p>
<p>“A un mese e mezzo dalla catastrofe – denuncia il portavoce del governo in esilio – la maggior parte della popolazioni colpite non ha ancora visto gli aiuti inviati dall’Onu. Mi dispiace per Ban Ky Moon, ma devo dire che le nostre fonti sul posto ci forniscono racconti ben diversi da quella descritta dal segretario generale delle Nazioni Unite”. Secondo Po Ahla Tint, i militari gestiscono direttamente i soccorsi, sottraendoli ai legittimi destinatari. E il tutto lontano da occhi indiscreti. Rimangono infatti i divieti ai membri delle organizzazioni umanitarie straniere di raggiungere i villaggi distrutti da Nargis.</p>
<p>“La giunta dal punto di vista politico non è mai stata cosi’ debole. L’odio dei birmani nei confronti dei dittatori è aumentato – sostiene il nostro interlocutore - Anche perché si sono arricchiti sempre di più alle spalle del popolo. Il problema è che la loro macchina repressiva funziona senza intoppi. Sembrano saldi al potere. Anche perché non sono così isolati dal punto di vista internazionale. Basti pensare all’appoggio cinese”. Contro di loro, rimane lei: quella piccola, grande donna, nata esattamente 63 anni fa a Rangoon, terzogenita di una famiglia che ha fatto la Storia della Birmania.</p>
<p>Quindi, Happy Birthday Mrs Suu Kyi. What else? </p>
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		<title>L&#8217;America in bianco e nero</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Jun 2008 19:14:09 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[di Massimiliano Vitelli

Il mondo tiene il fiato sospeso. A novembre il risultato della sfida Obama – McCain deciderà da che parte andrà. In gioco c’è la scrivania più potente del globo. Occhi aperti su alleanze, lobbies, giochi di potere e di colori.
Il grande elettorato democratico ha scelto. Sarà Barack Obama a contendere l’abitazione della stanza [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h4>di Massimiliano Vitelli</h4>
<p><img src="http://www.lesenfantsterribles.org/wp-content/uploads/usa_2008.jpg" alt="elezioni usa 2008" title="Elezioni presidenziali Usa 2008" width="450" height="140" /></p>
<h3>Il mondo tiene il fiato sospeso. A novembre il risultato della sfida Obama – McCain deciderà da che parte andrà. In gioco c’è la scrivania più potente del globo. Occhi aperti su alleanze, lobbies, giochi di potere e di colori.</h3>
<p><img src="http://www.lesenfantsterribles.org/wp-content/uploads/obama.jpg" alt="barack obama" title="barack obama" width="275" height="200" class="imgdx" />Il grande elettorato democratico ha scelto. Sarà Barack Obama a contendere l’abitazione della stanza ovale al repubblicano <a href=”http://www.johnmccain.com/”>John McCain</a>. La grande partita di scacchi, che porterà prima della fine dell’anno all’elezione del nuovo Presidente degli Stati Uniti, è iniziata domenica 8 giugno con l’uscita di scena di <a href="http://www.hillaryclinton.com/" class="liexternal">Hillary Rodham Clinton</a> che ha sospeso (e non ritirato) la sua candidatura. Ultima mossa, non a sorpresa,  di una donna che vive da sempre la politica americana e che ne conosce a fondo le trame ed i meccanismi. Con la sola sospensione, infatti, la senatrice Clinton mantiene il controllo dei superdelegati che si è aggiudicata in 16 mesi di campagna elettorale e, soprattutto, la possibilità di continuare la raccolta fondi per saldare i debiti contratti necessari a mettere in piedi il baraccone itinerante che l’ha vista in giro, senza sosta, per gli States per quasi un anno e mezzo. Il suo futuro comunque è sulla scena. Varie le ipotesi, una sola la certezza. Il ranch in Texas aspetterà. Il suo discorso di chiusura, studiato dall’entourage della società BILL-ARY anche nelle più piccole smorfie del viso è stato un piccolo capolavoro di equilibrismo politico-economico. Dopo aver elogiato i risultati ottenuti dichiarando che d’ora in poi una donna non avrà più limitazioni nell’ambizione di poter raggiungere qualunque posizione lavorativa, lo show pro-Obama è iniziato. Criticato neanche troppo velatamente fino al giorno prima, oggi il Nero che avanza, ottiene dalla ex First-Lady un appoggio al limite del grottesco. L’apice è arrivato quando la signora Clinton ha incitato la &#8220;sua&#8221; folla gridando lo slogan elettorale di <a href=”http://www.barackobama.com/”>Barack Obama</a> (Yes we can). Qualche sospetto sulla genuinità delle intenzioni di Hillary è arrivato poco dopo proprio dallo staff di Obama che ha dato in pasto alla stampa una notizia interessante:  tra i due sono in corso dei colloqui per stabilire quanto il nuovo candidato democratico verserà nelle casse dell’amica-nemica per avere il suo incondizionato appoggio per il rush finale (si parla di circa 12 milioni di dollari). Così, con la Clinton in via di liquidazione, la sfida è definita. McCain-Obama: è tempo di scegliere le armi.<br />
<img src="http://www.lesenfantsterribles.org/wp-content/uploads/casabianca.jpg" alt="casa bianca" title="casa bianca, washington d.c." width="275" height="300" class="imgsx" />Certamente il duello sarà senza esclusione di colpi. Entrambi i candidati hanno subito iniziato un’opera di sano &#8220;convincimento&#8221; che riguarda le grandi lobbies americane. Prima tra tutte quella israeliana. L’insegnamento che arriva dal passato è semplice e privo di possibili interpretazioni. Chi vuole sedere sulla poltrona dell’uomo più potente del mondo deve avere dalla sua l’enorme comunità israeliana americana. La sua influenza nel Congresso, nelle strategie degli interventi militari in Medio Oriente, nell’intera economia (americana e mondiale), sono così forti da farne uno &#8220;zoccolo duro&#8221; imprescindibile. Così, messaggi a difesa dello stato d’Israele e di ogni suo interesse, sono in quasi ogni discorso di entrambi. Obama, però, rischia sull’altra grande lobby, quella dei fabbricanti di armi. Le sue idee sul ritiro dall’Iraq, su una società a stelle e strisce meno violenta e più aperta al dialogo ed alla tolleranza certamente lo hanno reso inviso a chi, proprio dalla bellicosità, trae vantaggi economici.<br />
<img src="http://www.lesenfantsterribles.org/wp-content/uploads/mccain.jpg" alt="john mccain" title="john mccain" width="250" height="337" class="imgdx" />Su questo McCain dorme sonni tranquilli, con il suo passato da soldato in Vietnam e la sua fermezza nel dichiarare che se vincerà la Presidenza gli Stati Uniti non lasceranno la guerra in Iraq a metà. Le acque si dividono anche sul puro piano della pigmentazione epidermica. Dopo aver giocato d’anticipo accusando Barack Obama di razzismo verso i bianchi, John McCain deve prendere atto che quasi la totalità della comunità afro-americana gli ha già voltato le spalle. Il sogno di evitare le botte ad ogni controllo di polizia è per i neri d’America troppo bello per lasciarselo scappare. Chi dei due vincerà, comunque, ha già un’agenda ricca di difficili impegni. Primo fra tutti: trovare una soluzione al problema petrolio e bio-carburanti. La situazione sta precipitando. Gli Stati Uniti hanno, negli ultimi tempi, aumentato a dismisura il consumo di mais (facendone impennare il prezzo) utilizzandolo per produrre energia nel ciclo dell’etanolo. Tutto ciò, però, non solo non basta a far scendere il prezzo del petrolio ma è più che sufficiente a portare alle stelle quello del granturco. Sembra che addirittura alcuni coltivatori di oppio abbiano deciso di sostituirlo con il mais prevedendo guadagni maggiori.<br />
Per chiudere, uno sguardo al sistema elettorale. Quello dei &#8220;grandi elettori&#8221; che già decise la sfida Bush-Al Gore. Infatti, questo metodo (in verità ampiamente discutibile) non premia chi ottiene il maggior numero di voti ma chi porta a casa più stati, indipendentemente dal numero dei suoi abitanti. Ogni stato è un &#8220;grande elettore&#8221;. Capita così, sovente, che chi ottiene meno voti vince. Forza della democrazia.<br />
La partita di scacchi che deciderà in gran parte le sorti del mondo durerà 6 mesi, il Nero appare in vantaggio, il Bianco non mollerà facilmente.</p>
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		<title>Per Israele è il momento e l&#8217;occasione di puntare ad una pace globale</title>
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		<pubDate>Fri, 23 May 2008 08:36:11 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[di Arieh Cohen, tratto da AsiaNews.it
La pace con la Siria, cui seguirebbe quella col Libano, permetterebbe allo Stato ebraico di essere in pace con tutti i suoi vicini, allontanerebbe Damasco da Teheran, costringendo Hezbollah a divenire un normale partito politico, e avrebbe effetti anche sui palestinesi. Perché non riconvocare la Conferenza di Madrid, si chiede [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h4>di Arieh Cohen, tratto da AsiaNews.it</h4>
<h3>La pace con la Siria, cui seguirebbe quella col Libano, permetterebbe allo Stato ebraico di essere in pace con tutti i suoi vicini, allontanerebbe Damasco da Teheran, costringendo Hezbollah a divenire un normale partito politico, e avrebbe effetti anche sui palestinesi. Perché non riconvocare la Conferenza di Madrid, si chiede un esperto osservatore di vicende religiose e politiche mediorientali.</h3>
<p><img src="http://www.lesenfantsterribles.org/wp-content/uploads/israeli_flag.jpg" alt="Bandiera di Israele" title="Bandiera di Israele" width="250" height="182" class="imgsx" /><strong>Tel Aviv (AsiaNews)</strong> – E’ stata una settimana particolarmente piena in una regione conosciuta per fornire quasi sempre un dramma senza fine. L’accordo di Doha sulla fine della crisi politica libanese; l’avvicinarsi del momento decisivo nel negoziato indiretto (mediato dall’Egitto) tra Israele e Hamas sul desiderato reciproco cessate-il-fuoco nella Striscia di Gaza; l’intensificarsi dell’inchiesta di polizia che riguarda il primo ministro israeliano Ehud Olmert&#8230; e, prima di tutto, l’apertura ufficiale del lungamente atteso negoziato di pace tra lo Stato ebraico e la Siria, mediato dalla Turchia.</p>
<p>In passato abbiamo già osservato più di una volta su AsiaNews (ed anche altrove) che un trattato di pace fra Israele e Siria è indispensabile non solo per una riconciliazione israelo-palestinese, ma è anche relativamente facile da realizzare. Fu quasi firmato a Shepherdstown, negli Stati Uniti, circa un decennio fa, e fu lì lì per essere realizzato durante il governo Nethanyahu, pochi anni dopo ed è ancora raggiungibile sulla base di termini chiari e relativamente semplici. Il governo siriano ha insistito nel ripetere pubblicamente la sua volontà di firmare un trattato di pace. Essenzialmente esso dovrebbe comprendere il ritiro di Israele dalle Alture del Golan - che fin dalla guerra arabo-israeliana del 1967 sono poste dal diritto internazionale sotto la qualifica di “occupazione bellgerantei” - e alcuni accordi riguardanti la demilitarizzazione di zone vicine ai confini, da entrambe le parti, ed il regolamento delle risorse idriche, alle quali entrambe le parti hanno interesse. E’ anche forse probabile che possa comprendere una qualche forma (eventualmente tacita) di riconoscimento dell’interesse nazionale siriano in Libano.</p>
<p>Il costo di un tale trattato, per Israele sarebbe più modesto (comparato con quello elevato, politicamente ed economicamente) di uno con i palestinesi, mentre i benefici sarebbero enormi. La pace con la Siria chiuderebbe il cerchio di pace intorno a tutti i confini del Paese. Egitto e Giordania hanno già un trattato di pace con Israele e il Libano ne firmerebbe uno appena lo avesse concluso la Siria. Non ci sono veri problemi di confine tra Israele e Libano ed il Libano sarebbe costretto alla firma, se la Siria glielo dicesse.</p>
<p>Un trattato di pace con la Siria significherebbe – come conseguenza e non come pre-condizione – la separazione di Damasco dal militante anti-israeliano Iran, con la conseguente totale trasformazione del ruolo di Hezbollah in Libano. Tagliato fuori dagli approvvigionamenti iraniani e senza il sostegno siriano, esso dovrebbe trasformarsi molto rapidamente in un “normale” partito politico libanese o essere schiacciato.</p>
<p>Riconoscere il ruolo della Siria in Libano non sarebbe un gran sacrificio. L’accordo di Doha, che ha posto fine alla lunghissima crisi politica libanese, ha in effetti dato il controllo del Paese a Hezbollah, con il sostegno della Lega araba ed il consenso dell’Occidente. La Siria è così rimasta l’unica realtà dotata dell’influenza che può salvare il Libano dai piani del Partito di Dio di trasformarlo in una succursale di stile iraniano dell’islam militante. E non c’è possibilità di errore: l’attuale alleanza di Damasco con Teheran e il Partito di Dio è innaturale e può facilmente essere rotta. La natura e gli interessi del regime siriano sono essenzialmente antitetici a quelli di Iran e Hezbollah, anche solo perché la Siria è il solo bastione di secolarismo ideologico rimasto in Medio Oriente ed è guidata dai seguaci di una minoranza religiosa (Alawita) ritenuta eretica da tutti i rami dell’islam, sia sunniti che sciiti. Una volta che la Siria sarà uscita dal suo isolamento e rafforzata dalla sua pace con Israele, da una più salda alleanza con la Turchia e conseguentemente con legami più stretti con l’Occidente, il legame con l’Iran e la sua “succursale” svanirebbe praticamente da solo.</p>
<p>I negoziati di pace con la Siria, più o meno in questa prospettiva, sono stati evocati a lungo da una influente serie di ex capi dell’intelligence militare israeliani, altri leader militari, alcuni ministri ed altri politici, sebbene la loro voce sia stata udita solo sporadicamente in pubblico. Altri hanno obiettato - per varie ragioni: ci sarà qualche “prezzo” da pagare in termini di politica interna israeliana – anche se i 20mila o quasi coloni nelle Alture del Golan sono ben meno dei 400mila di Gerusalemme est e della Cisgiordania, che sarebbero colpiti da una pace con i palestinesi – e c’è la forte percezione in Israele che gli Stati Uniti vedrebbero le cose in modo diverso e potrebbero avanzare obiezioni a colloqui di pace con Damasco.</p>
<p>Ora la questione che ci si pone è: quanto sono serie e trattative? C’è una corrente di pensiero in Israele che le squalifica come non serie e ritiene l’annuncio di questa settimana un nuovo tentativo del primo ministro Olmert di distrarre l’attenzione dai suoi crescenti problemi legali e dalle richieste di dimissioni. I sostenitori del premier evidenziano che i colloqui sono stati segreti per lungo tempo, ben prima che la politica e il procuratore lanciassero l’attuale, quarta o quinta, inchiesta sul comportamento finanziario (politica e personale)  di Olmert nei suoi precedenti incarichi come ministro dell’industria e del tesoro e come sindaco di Gerusalemme.</p>
<p>Di maggiore importanza è la domanda se i negoziati di pace, ed anche un accordo di pace, con la Siria sarebbe pienamente significativo fuori dal contesto di una pace maggiormente estesa, regionale, che includa al tempo stesso i palestinesi. Qualcuno potrebbe dire che un trattato di pace con Damasco sarebbe contemporaneamente un “colpo di grazia” per la causa palestinese e quindi un beneficio per Israele. I palestinesi si troverebbero circondati nella loro terra da Paesi arabi in pace con Israele e quindi costretti a trovare un accordo con Israele alle condizioni israeliane. Altri argomentano che lasciare i palestinesi nei territori occupati in tale isolamento, inscatolati e senza speranza, servirebbe solo ad accrescere la tensione ad un livello che non potrebbe essere contenuto a lungo. E, ovviamente, c’è il problema di come centinaia di migliaia di rifugiati palestinesi in Libano potrebbero essere spinti ad accettare di essere ristabiliti da qualche parte in modo permanente se non nel contesto di una pace totale tra arabi e israeliani, che provvederebbe al loro risarcimento ed alla loro ricollocazione con l’aiuto di finanziamenti esterni e una cooperazione praticamente globale. Che era esattamente ciò che doveva essere previsto nel quadro della Conferenza di Madrid.</p>
<p>Così si ripropone di nuovo la perenne questione, anche nell’attuale contesto: perché, semplicemente, non riconvocare la Conferenza di Madrid del 1991 e negoziare i residui elementi di una pace globale tra arabi ed israeliani in questo quadro omnicomprensivo? Ora che Israele ha rotto i tabù degli anni recenti, e sta difatti negoziando con la Siria nello stesso momento nel quale tratta con i palestinesi (il cosiddetto “processo di Annapolis”), perché non rinnovare lo sforzo di fare tutto questo all’interno di un processo organico?</p>
<h4>Tratto da <a href="http://www.asianews.it/index.php?l=it&#038;art=12327&#038;size=A" class="liexternal">AsiaNews.it</a></h4>
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		<title>Ravenhill: -1 alla Coppa del Mondo</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Aug 2007 08:02:06 +0000</pubDate>
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L’Irlanda del rugby scalda i motori in Irlanda del Nord, dopo 53 anni di assenza
Venerdì, 26 febbraio 1954. È la vigilia di un incontro del Five Nations tra Irlanda e Scozia. Prima edizione dall’incoronazione della regina Elisabetta. Sul treno da Dublino a Belfast, sede designata dell’incontro, sono seduti undici dei [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h4>Damiano Benzoni, LET Sports History Correspondent</h4>
<p><a href="http://www.lesenfantsterribles.org/wp-content/uploads/ravenhill.jpg"  rel="lightbox"><img src="http://www.lesenfantsterribles.org/wp-content/uploads/ravenhill.jpg" alt="Ravenhill" title="ravenhill stadium, belfast" width="450" height="125" class="alignleft size-full wp-image-1586" /></a></p>
<h3>L’Irlanda del rugby scalda i motori in Irlanda del Nord, dopo 53 anni di assenza</h3>
<p>Venerdì, 26 febbraio 1954. È la vigilia di un incontro del Five Nations tra Irlanda e Scozia. Prima edizione dall’incoronazione della regina Elisabetta. Sul treno da Dublino a Belfast, sede designata dell’incontro, sono seduti undici dei giocatori che prenderanno parte all’incontro il giorno dopo. Tra di loro il nuovo capitano della nazionale irlandese, Jim McCarthy, flanker ventottenne di Cork, che terminerà la sua carriera internazionale l’anno successivo con all’attivo 28 caps, 8 mete e la convocazione per il tour dei British &#038; Irish Lions del 1950. Gli undici giocatori si trovano a discutere dell’insistenza dei neozelandesi nel voler far suonare God Save the Queen, poco più di un mese prima, a una partita a Lansdowne Road. Gli All Blacks avevano vinto 14-3, lasciando con quella richiesta il sangue amaro nelle vene degli Irlandesi: tematiche delicate per una federazione rugbistica che racchiude territori dipendenti da due stati sovrani diversi. Per una nazionale che scende in campo senza suonare nessun inno quando gioca fuori dal territorio della Repubblica Irlandese. Gli undici giocatori su quel vagone concordano tutti: “Quando è troppo è troppo”.</p>
<p>All’arrivo a Belfast McCarthy si presenta dal presidente dell’IRFU, Sarsfield Hogan. “Io e i miei giocatori non abbiamo intenzione di lasciare gli spogliatoi e allinearci con gli Scozzesi per rendere omaggio a un monarca straniero - gli annuncia, categorico - Se verrà suonato God Save the Queen, all’inno scenderanno in campo solo i quattro nordirlandesi”. Hogan suggerisce al capitano di dormirci sopra, ma al mattino dopo al Grand Central Hotel scoppia la crisi: McCarthy e i suoi non hanno cambiato idea. I membri della <a href="http://www.irishrugby.ie/" class="liexternal">IRFU</a> e gli undici ribelli si rinchiudono in una stanza dell’albergo e danno inizio a due ore di trattative, terminate solo a ridosso dell’ora stabilita per il kick-off. Quattro giocatori, i Nordirlandesi, restano all’oscuro di tutto: Anderson, Henderson, Thompson e Gregg. Per placare i sospetti dei quattro e della stampa, i partecipanti al meeting sostengono di essersi riuniti in un momento di raccoglimento per l’aggravarsi delle condizioni di Papa Pio XII. “Se solo mi aveste detto che quel pover’uomo stava così male, sarei venuto a pregare con voi”, azzarda addirittura uno dei Nordirlandesi. Questo il compromesso raggiunto dalla IRFU per evitare l’incidente diplomatico: al posto di God Save the Queen verrà eseguito il Salute, una versione abbreviata dell’inno britannico. Quella partita, vinta 6-0 dai greens grazie a due mete del trequarti ala Mortell, sarà l’ultima ad essere giocata sul suolo nordirlandese dalla nazionale del trifoglio.</p>
<p>Da quel giorno del 1954, per mezzo secolo i greens non visitano più le six counties. 53 anni, per la precisione: il 24 agosto 2007 il patto stretto tra gli uomini di McCarthy e i funzionari di Hogan verrà rotto quando lo stesso stadio, il Ravenhill di Belfast, ospiterà l’incontro di preparazione al mondiale tra <a href="http://www.irishrugby.ie/" class="liexternal">Irlanda</a> e <a href="http://www.federugby.it/" class="liexternal">Italia</a>. Per riportare la nazionale al nord ci son voluti i lavori di ristrutturazione dei due principali impianti rugbistici irlandesi, il Lansdowne Road di Dublino e il Thomond Park di Limerick.</p>
<p>Irlanda – Italia rappresenta per entrambe le nazionali l’ultima possibilità di testare le proprie squadre prima della <a href="http://www.rugbyworldcup.com/" class="liexternal">Coppa del Mondo</a> che avrà inizio in settembre in Francia. Le due squadre hanno aspettative e risorse diverse, ma lottano entrambe per fare un salto di qualità. L’Irlanda, mai giunta oltre ai quarti di finale, alla luce del rendimento costante ottenuto negli ultimi anni, sembra decisa a farsi strada tra le potenze storiche del rugby per provare a scippare un posto sul podio. L’Italia, mai giunta oltre il girone preliminare, si ritrova nelle condizioni favorevoli per cercare di scavalcare la <a href="http://www.scottishrugby.org/" class="liexternal">Scozia</a> e raggiungere per la prima volta nella sua storia i quarti di finale: <em>do or die</em>, ora o mai più.</p>
<p>L’Irlanda per poter soddisfare le sue ambizioni dovrà passare sotto le forche caudine del Pool D, il girone di ferro della Coppa del Mondo. Due posti a disposizione per passare il turno, e altre due squadre decisissime ad andare fino in fondo: i <a href="http://www.uar.com.ar/" class="liexternal">Pumas argentini</a>, che a giugno hanno battuto due volte consecutive il XV allenato da <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Eddie_O%27Sullivan" class="liwikipedia">Eddie O’Sullivan</a>, e la <a href="http://www.ffr.fr/index.php/ffr/accueil__1" class="liexternal">Francia</a> che ha vinto il Sei Nazioni 2007 scippando il titolo proprio agli irlandesi, con la complicità di una meta azzurra nell’ultima giornata del Torneo, Italia – Irlanda 24-51. Due squadre cuscinetto come Georgia e Namibia completano il girone. Una settimana prima di incontrare l’Italia a Ravenhill, gli irlandesi visiteranno la Scozia a Murrayfield, per un altro warm-up match.</p>
<p>Gli azzurri incontreranno invece il Giappone ad Aosta il 18 agosto prima di prendere l’aereo per Belfast. Pierre Berbizier, commissario tecnico della nazionale italiana, ha definito quasi del tutto la squadra che parteciperà al mondiale di Francia. Ad attendere l’Italia al Mondiale un girone meno duro di quello irlandese. Gli azzurri incontreranno i super-favoriti <a href="http://www.allblacks.com/" class="liexternal">All Blacks</a> neozelandesi e le cenerentole Romania e Portogallo. L’ultima partita, quella del 29 settembre a St.Etienne, è quella verso cui la palla ovale italiana guarda con ansia. <a href="http://www.marcobortolami.com/" class="liexternal">Marco Bortolami</a> e i suoi uomini incontreranno la nazionale scozzese (in piena crisi interna) nello scontro diretto per il passaggio del turno, con la possibilità indubbia di scrivere una pagina nella storia del rugby nostrano.</p>
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		<title>Unioni civili e matrimoni gay, l&#8217;Irlanda resiste</title>
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		<pubDate>Sun, 01 Apr 2007 12:50:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Aska</dc:creator>
		
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Il Parlamento irlandese nei giorni scorsi ha bocciato il tentativo di legiferare sulle unioni di fatto. Il 27 febbraio la maggioranza dei parlamentari ha rigettato la mozione laburista che pure, almeno inizialmente, aveva ottenuto il sostegno del governo conservatore in carica. Solo la settimana precedente al voto, infatti, tutti i partiti avevano accolto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h4>Andrea Varacalli, Avvenire</h4>
<p>Il Parlamento irlandese nei giorni scorsi ha bocciato il tentativo di legiferare sulle unioni di fatto. Il 27 febbraio la maggioranza dei parlamentari ha rigettato la mozione laburista che pure, almeno inizialmente, aveva ottenuto il sostegno del governo conservatore in carica. Solo la settimana precedente al voto, infatti, tutti i partiti avevano accolto con un certo favore l&#8217;iniziativa di riesaminare il progetto di legge governativo sulle unioni civili del 2006. Ma, anche in vista delle prossime elezioni politiche, l&#8217;esecutivo guidato da Bertie Ahern ha preferito chiedere una deroga di sei mesi sul dibattito parlamentare.</p>
<p>Alla radice del temporaneo congelamento, secondo le motivazioni espresse dal governo, ci sarebbe un caso pendente alla Corte Costituzionale, che si preferisce vedere arrivare a conclusione. La vicenda in questione è nota come &#8220;il caso Zappone&#8221;. Katherine Zappone e la sua compagna Ann Louise Gilligan si sono sposate in Columbia Britannica il 13 settembre del 2003, in forza delle nuove legislazioni sul territorio canadese che prevedono il completo riconoscimento dei diritti per le coppie dello stesso sesso. Zappone e Gilligan, rispettivamente ricercatrice e membro della Commissione dell&#8217;Onu per i Diritti Umani e professoressa al St. Patrick College di Dublino, due anni fa decisero di stabilirsi in Irlanda e chiesero il riconoscimento della loro unione dalle autorità irlandesi. Lo scorso 4 ottobre il tribunale di Dublino ha rimandato il caso alla Corte Costituzionale poiché nella Carta Costituzionale del 1937 viene chiaramente prescritta la salvaguardia della famiglia fondata sul matrimonio tra due persone di sesso diverso e perché non esiste nella legislazione irlandese alcun riconoscimento delle coppie omosessuali. Il Parlamento, dunque, prima di discutere sul riconoscimento delle unioni di fatto preferisce attendere il responso della Suprema Corte.</p>
<p>Anche il Regno Unito ha registrato lo scorso luglio un episodio molto simile, anche in questo caso con due donne sposatesi in Canada e poi rientrate nella terra natia. La Corte inglese ha però escluso che alle due donne fosse legalizzato il matrimonio, ma è stata comunque concessa l&#8217;unione civile derivata dalla legge del 2004. Viceversa, l&#8217;Irlanda non ha alcuna legge sulle unioni civili, ma un progetto di legge governativo tutto ancora da discutere.<br />
Zappone e Gilligan, due donne influenti e benestanti che hanno intrapreso questa vertenza con chiari intenti politici, hanno dichiarato di essere sicure di vincere la loro battaglia proprio a causa dell&#8217;omissione legislativa sul Civil Partnership da parte del Parlamento.<br />
Al termine del dibattimento del 27 febbraio in Parlamento, il deputato Brendan Howlin, leader dei laburisti e relatore del progetto di legge sulle Unione civili, si è detto &#8220;non sorpreso della retromarcia dei due principali partiti della coalizione di governo, proprio quando mancano pochi mesi alle elezioni&#8221;. Le politiche irlandesi si svolgeranno probabilmente l&#8217;11 maggio, ma la data potrebbe slittare di qualche mese. Il Fianna Fail, partito del primo ministro Bertie Ahern, e il suo alleato Progressive Democrats guidano il governo dal 1997. Il ministro della Giustizia Micheal McDowell, parlando al termine dei lavori parlamentari del 27 febbraio, ha chiarito: &#8220;Qualsiasi emendamento riguardante questa delicata area costituzionale (lo status della famiglia e le unioni civili, ndr) dovrà essere attentamente analizzato, perché è un nostro dovere conservare l&#8217;istituzione del matrimonio tradizionale&#8221;. D&#8217;altro canto, McDowell non ha nascosto di essere &#8220;favorevole a un ampliamento dei diritti dei cittadini gay&#8221; e di ritenere &#8220;necessaria una fase di legiferazione per un sistema civile d&#8217;unione sullo schema britannico&#8221;.</p>
<p>Tra i membri dell&#8217;Unione europea, l&#8217;Irlanda è da almeno dieci anni uno dei Paesi maggiormente in crescita. L&#8217;escalation nell&#8217;economia e nella finanza mondiale della &#8220;tigre celtica&#8221; rimane comunque ancorata a un solido sistema di valori. Una limpida politica di protezione della famiglia fondata sul matrimonio, oltre che fortemente voluta dalla larga maggioranza degli irlandesi, suonerebbe come un richiamo all&#8217;Europa intera, soprattutto alla vicina Gran Bretagna, dove il tessuto sociale è sempre più sfilacciato e mostra segni preoccupanti di cedimento. Il Fianna Fail avrebbe buon gioco a proporsi, anche alle prossime elezioni, come il difensore dei valori tradizionali pur con una forte spinta verso la modernità.</p>
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