Les Enfants Terribles, 11/03/10
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Alleanze e sotterfugi alla vigilia delle politiche di maggio
La tristezza dei programmi elettorali ed il grigiore dei discorsi politici incomprensibili sono già iniziati. I media irlandesi cercano di colorire il tedioso scenario politico della Repubblica, ma con i prevedibili scarsi risultati.
La politica contemporanea del piano di sotto sta passando un brutto ventennio di pressappochismo etico. Fianna Fáil, infatti, non smette di alternare l'amministrabile con partiti ed alleanze di comodo, in una totale mancanza di Destra e Sinistra. Tutto sembra appiattitosi al centro. Ed è propro in questo frullato che troppo maledettamente facile mischiare gli interessi personali con gli interessi di Stato. E Bertie Ahern ne sa qualcosa. Il Taoseaich venne coinvolto qualche mese fa in un imbarazzante quanto grave mini-tangentopoli, questo apparentemente a causa di un prestito (mai ripagato) che il premier del Dail si fece fare una decina di anni prima da amici della Dublino in business. Il braccio destro-di-destra, il coltello mister Micheal McDowell, però, si arrabbiò parecchio. Il guardasigilli tanaiste celtico, la trovò una cosa non esattamente buona per lui e per il Fine Gael, viste le imminenti elezioni politiche (o generali, come le chiamano qui) dell'estate successiva.
In questo scenario di irlandesi che non votano (l'afflusso alle urne in Irlanda è tra i più bassi d'Europa), quali allora le novità?
I pronostici danno ancora una volta Fianna Fail come partito preferito, nonostante abbia perso ben tre punti nei sondaggi dopo l'infausta finanziaria che si è bellamente disinteressata degli urgenti problemi sociali del paese. Un'alleanza sarà quindi obbligatoriamente da fare se si vuole conservare le poltrone in parlamento. Scelta difficile, perché questioni profonde di etica e principi si porranno, questa volta, nella scelta dell'alleato.
All'opposizione, Labour e Fine Gael (sulla carta rappresentanti della "sinistra" e della "destra moderata" irlandese) hanno già fatto un patto d'alleanza. Fatto che non sorprende, viste le tendenze socio-populistiche e di destra liberale del presidente del Labour irlandese, Pat Rabbit. Viceversa, i Progressive Democrats rimangono in disparte: McDowell ha ancora il muso per la "disavventura" monetaria di Bertie. Decisamente, per adesso, non si pone come un possibile alleato.
Fianna Fáil corre quindi ai ripari. Con un gesto clamoroso quanto populistico, e quasi senza precedenti, Bertie sfodera il National Development Plan, Ndp; un'excalibur di 184 miliardi di euro da investire in praticamente tutti i campi, dal sociale al finanziario, dalle telecomunicazioni alla sanità, che dovrebbe, secondo il prmi ministro, in teoria trasformare l'Hibernia negli Emirati Arabi d'Europa.
"Sempre che l'economia tenga per i prossimi due anni" ha precisato Brian Cowen (ministro delle finanze). E Brian certo sa benissimo come rovinare la festa al momento giusto.
Ecco la carta finale. Rimane un ultimo alleato da consultare, dunque. Lo Sinn Fein di Gerry Adams - che nella Repubblica non è ad impianto politico repubblicano (!) ma di matrice prevalentemente socialista e sensibile alla tutela della welfare. Un'ennesima confusione, o meglio perversione. D'altro canto, il Fianna Fáil ultraliberista del taoiseach non avrebbe collanti evidenti con gli shinners. Almeno, da lontano. La faccenda pan-nazionlista del Nord e gli Accordi St. Andrews dovrebbero aver garantito ai colonnelli di Adams la coalizione di governo. "Parola di Bertie". Ma come si adatteranno i "guerrieri d'Irlanda" fondati da De Valera nel '26, alle radicali filosofie dei post-marxisti di West Belfast? Ahern, sarà disposto a rinunciare alle promesse di benessere e di ennesimi tagli alle tasse agli arricchiti della Tigre Celtica? Sarà pronto a garantire un sociale decente che non sia fatto delle briciole di ciniche manovre finanziarie?
Se Bertie si allea con Adams e compagni non sarà certo per una caduta da cavallo sulla via di Damasco. Il voto dell'Ard Fheis ha segnato anche le sorti del Dáil, non solo quelle di Stormont, è evidente. L'alleanza con lo Sinn Fein potrebbe rappresentare un enorme gesto di convalida della loro nuova politica da parte di Fianna Fáil con il conseguente riavvicinamento al governo britannico, (e le continue visite dei pulzelli al trono a Dublino, ultimo dei quali il pacioso Andrew, stanno evidentemente spianando la strada ad una storica visita della regina), un aspetto garantito da un sempre più fitto intreccio sociofinanziario tra le isole.
E per un gesto politico così "rivoluzionario" (e cinico) Bertie sarebbe anche disposto ad investire qualche miliardino avanzato per degli asili pubblici, chissà mai, o quale altra follia bolscevica gli sia chiesta dagli eroi contras-sinn fein usciti vittoriosi dell'Ard Fheis alla Rds lo scorso 28 gennaio.
Staremo a vedere. Come al solito in questo paese la roulette delle poltrone sarà decisa da un misero 30% o poco più di elettori. Chi ha perso la speranza ed è rimasto ai margini dell'orgia economica non ha preferenze verso un Labour al salmone affumicato, nonostante la fusione dei Democratic Left dell'idealista Proinsias De Rossa (mandato prontamente al parlamento europeo per non causare danni). Magari un voto di protesta al Socialist Party. Non di certo ai Verdi, che ancora non si è capito da che parte stiano e che hanno idee assai confuse sulla politica ambientale e sul significato della parola ecologia.
Seduta in disparte tra un telegiornale e un quotidiano attenderò il da farsi. Lo spettacolo sta per cominciare.
