Les Enfants Terribles, 3/09/10 Stampa la pagina Stampa la pagina Invia la pagina Invia la pagina ad un amico



Andrea Varacalli, fotoreporter

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Les Enfants Terribles. Derive e approdi: cronache organiche e non teoriche di accelerazioni metapolitiche

Cosi' vicino, cosi' lontano. Salmond. La lunga strada verso l'autodeterminazione scozzese


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Salmond: la piu’ romantica delle utopie popolari. Bastone e carota alla schizofrenia unionista di Gordon Brown

Di Marco Renzi


"It's time.It's time,boys", ripete continuamente Alex Salmond, leader dello Scottish National Party,uscito vincitore dalle recenti elezioni del 3 maggio scorso in Scozia. Ma per cosa, nella mente dell'ambizioso neopresidente, è davvero tempo? Certo, almeno per il momento, non per realizzare il cavallo di battaglia di SNP: l'ambizione più romantica e suggestiva. L’indipendenza. Un sogno che dal 1934 infiamma cuori e spiriti di centinaia di militanti di un movimento. Nella sua lunga storia ha cambiato nome ed identità politiche (negli anni sessanta era un partito di destra e ora si colloca nella sinistra socialdemocratica e riformista che negli anni settanta era anti-europeo, e oggi invece rivendica l'indipendenza all'interno dell'UE) ma senza mai rinunciare alla sua ragione di lotta e d’esistenza stessa dell’obiettivo principale determinato dal desiderio di secessione.
La maggioranza della popolazione scozzese, pero’, apparirebbe contraria a un'ipotesi separatista, e le ragioni, aldilà dei rigurgiti unionisti di "fedeltà alla Gran Bretagna" pronunciate senza nemmmeno troppa convinzione da qualche isolato falco lealista, sarebbero riconducibili quasi esclusivamente al pompaggio di sterline da Londra. Le grandi aziende infatti e i poteri forti dell'economia nazionale, ipotizzano scenari imprevedibili qualora l'indipendenza scozzese dovesse prendere corpo. La nazione caledone perderebbe – secondo gli osservatori - quei lauti finanziamenti che la capitale inglese investe nella regione. Gli effetti dello spinning anti-nazionalista sugli industriali hanno raggiunto l’obiettivo e riformulato una nuova visione moderata del traghettamento per l’autodeterminazione. Ma la salute economica scozzese sarebbe davvero destinata a crollare se la nazione dovesse emergere come un'entità separata dalla Gran Bretagna? La risposta fornita dagli economisti indipendenti è un secco "no". Dunque la Scozia dovrebbe riuscire a sopportare l'onda d'urto della secessione, a patto pero’ – ammoniscono gli osservatori - che l'Unione Europea mantenga la promessa di destinare cospicui finanziamenti a nord del Vallo di Adriano per sopperire alla mancanza di quei fondi inglesi. Tuttavia il resto del lavoro spetta al nuovo esecutivo, e le premesse per un successo ci sono quasi tutte. I nazionalisti hanno già provveduto a ridurre il numero dei dipartimenti interni da nove a sei e si sono affrettati a dichiarare la loro ferma opposizione a qualsiasi svolta filonucleare dal nuovo primo ministro britannico Gordon Brown. L’opposizione del Snp ai laburisti inglesi si srotola soprattutto sulla politica estera. Dalla ferma richiesta di ritiro delle truppe dall'Iraq fino al progetto del rinnovamento dei sottomarini Trident della Royal Navy. Venticinque miliardi di sterline per la base di Faslane e per il parco missili termonucleari piu’ potente del mondo. De facto un tale investimento rappresenta un’ulteriore scopertura territoriale alla sovranita’ scozzese. Ed ecco quindi che in questo nuovo corso politico nei disegni di Salmond, ci si appresta a compiere politiche dalla spina dorsale ecologiste, pacifiste e connotate da una netta valenza per la giustizia sociale. Spazio di manovra ottenuto dalla deriva liberista del Labour. La riduzione del debito pubblico, fardello pesantissimo sulle spalle degli scozzesi ed eredità del decennio Blair ha senza dubbio fatto decollare l’SNP verso lo sbanco elettorale. Di qua, l’affermazione nazionalista è un sintomo evidente della chiara delusione presente nell'elettorato scozzese, viceversa abituato per anni a dar voce alle roccheforti laburisti nei collegi locali. Un voto che equivale a un aspro risentimento e che emerge, come dicevamo, dalle cocenti mancate promesse di rilancio. La volontà di cambiamento (sebbene non si traduca in un immediato desiderio di secessione) è tanta, specialmente nella base della sinistra collettivista del post-proletariato scozzese. Questa è la categoria che Salmond sembrerebbe deciso consultare. A ogni rivoluzione culturale - perché di questo si tratta- coincide una mutazione identitaria e politica. La fine della Gran Bretagna rappresenterebbe uno degli stravolgimenti più importanti nel panorama geopolitico contemporaneo. Salmond sa che deve partire dal basso, proprio coinvolgendo il nerbo più dinamico e numeroso della società scozzese.
Non sara’ semplice, strada è tutt'altro che in discesa. L'opposizione che vede schierati conservatori, liberaldemocratici, laburisti e il nuovo premier inglese Brown - tenace oppositore dei nazionalismi scozzesi,gallesi e nordirlandesi - promette battaglia sul tema dell'indipendenza. L'esigua maggioranza, frutto della coalizione SNP-Verdi, può contare su 49 deputati: un numero appena sufficiente a garantire una fragilissima governabilità. Non stupiscono, quindi, in un clima che potrebbe seriamente portare allo stallo e all'immobilismo politico e parlamentare, i toni misurati del neoprimo ministro; esempio perfetto di abilità e dialettica politica di Alex Salmond. Il nazionalista scozzese ha infatti auspicato una sorta di"unità parlamentare "per raggiungere – ha affermato - il bene comune della nazione". Diversi si, ma non divisi. Solo in questo modo secondo Salmond, sarebbe possibile raggiungere un ampiamento dei poteri di Holyrood - il parlamento locale – e riuscire nella traversata con la bussola verso l’autodeterminazione. Parole che hanno fatto infuriare lo stesso Brown e il leader dei conservatori inglesi: l’ astro nascente della politica britannica David Cameron (di origine scozzese come il suo colllega laburista). Tuttavia Westminster mantiene la piena competenza in materia di politica estera e di difesa e in particolare ogni decisione e revisione in materia costituzionale.
Dove c’e’ fumo c’e’ fuoco ma Alex Salmond non ha nemmeno minimamente – per adesso - accennato all'idea secessionista. Manovra moderata che l'astuto primo ministro terrà ancora ben a tiro in attesa dei minuti finali di un incontro che segnerà il futuro della terra del cardo. Ciò che appare paradossale comunque, è il fatto che Salmond potrebbe trovare nel popolo inglese un alleato inaspettato quanto prezioso per i suoi scopi. Il cortocircuito proviene dalle statistiche vedono oggi più alto il numero d’inglesi disposti a far volare la Scozia e l’Ulster verso il proprio destino. Britishness perdutasi con lo sfaldamento dei fasti di un impero. La piu’ consistente richiesta d’incrementare il benessere della base britannica e’ pero’ finita nelle mani di un nuovo feroce nemico emerso dalle ceneri dell’estrema destra inglese. Il British National Party (BNP) di Nick Griffin. E’ quindi evidente che sara’ una lunga partita per convincere della bontà della divisione quel 15-20% di scozzesi ancora perplessi riguardo il proprio futuro. Sono molti i protagonisti al tavolo della retorica unionista. Una seria responsabilita’ per Salmond dar voce dalle Highlands ai Borders alla più romantica delle utopie popolari:"It's time". 300 anni dopo.


Se chiudo gli occhi vedo talvolta un paesaggio oscuro con pietre, rocce e montagne all’orlo dell’infinito. Nello sfondo, sulla sponda di un mare nero, riconosco me stesso, una figurina minuscola che pare disegnata col gesso. Questo è il mio posto d’avanguardia, sull’estremo limite del nulla: sull’orlo di quell’abisso combatto la mia battaglia.
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