Irish Void | Brian MórLa battaglia legale per l’accesso ai documenti di storia orale al Boston College – una battaglia che crea qualche preoccupazione agli storici perché potrebbe limitare la loro capacità di condurre interviste su temi sensibili – si sta aggravando.

Il governo britannico, che ha cercato di accedere ad alcune delle registrazioni riguardanti la violenza in Irlanda del Nord, ha ampliato le proprie richieste, cercando di annullare le mosse del College. Inoltre, i ricercatori che hanno condotto le interviste adesso cercano di entrare nel caso, adottando un approccio più aggressivo contro il procedimento rispetto a quanto fatto fino ad ora dal College, e attaccando più direttamente l’appoggio fornito dal Dipartimento di Giustizia USA alle richieste del governo britannico.

Il caso è rimasto per mesi presso la corte federale, con la Gran Bretagna che impugnava gli obblighi del trattato siglato con gli Stati Uniti per gli aiuti da fornire ad una legittima azione di contrasto avanzata da un alleato americano. Il Boston College, e molti storici, dicono che la Gran Bretagna sta imbrogliando, e che gli Stati Uniti possono legittimamente valutare l’impatto di rilasciare i documenti sulla libertà accademica valutando l’opportunità di soddisfare la richiesta britannica. Ad oggi, il Dipartimento di Giustizia Usa ha respinto l’idea che la libertà accademica sia un problema rilevante, e ha spinto una corte federale a costringere il Boston College a rilasciare i documenti.

Le persone che conducono le interviste non hanno la capacità di offrire impegni di protezione legale della riservatezza che, per esempio, un medico può offrire un paziente, o un avvocato ad un cliente. Ma molti storici – soprattutto quelli che raccolgono materiale su argomenti delicati come la violenza in Irlanda del Nord – prendono abitualmente impegni di riservatezza, e segnalano che i soggetti intervistati insistono su tali promesse. In genere questi impegni scadono dopo un congruo numero di anni, o dopo la morte dei soggetti intervistati – così questi documenti diventeranno pienamente pubblici.

L’ultima citazione presentata a nome del governo inglese è notevolmente più ampia rispetto alla prima. La richiesta iniziale intendeva ottenere i documenti relativi alle interviste di due persone, una delle quali è morta dopo aver rilasciato l’intervista (con la chiusura dell’impegno alla riservatezza) mentre dell’altro colloquio orale la storia era già di dominio pubblico. La nuova richiesta si estende adesso a tutte le registrazioni che si riferiscono a un singolo episodio: “il rapimento e la morte di Jean McConville“.

Dal punto di vista del Boston College, si sostiene in un nuovo compendio, questa richiesta solleva questioni che ostacolano la capacità di qualsiasi istituzione accademica di detenere materiale confidenziale. Il College, si afferma, non sa nemmeno quante sono le registrazioni che possono essere correlate alla morte. Quindi, la richiesta avrebbe costretto il collegio a rivedere in modo efficace tutte le sue collezioni, violando i diritti di riservatezza di un numero imprecisato di persone. E il Boston College osserva che non solo che potrebbero violare la riservatezza di un numero imprecisato di persone, ma che tali azioni potrebbero essere “potenzialmente pregiudizievoli per la sicurezza” di questi individui.

Con alcuni colloqui individuali che hanno portato a trascrizioni lunghe centinaia di pagine, questo processo potrebbe imporre “un peso sostanziale” per il College.

L’ultima citazione ha anche costretto due persone ad entrare nel caso – questa volta parlando non come sede istituzionale della collezione di storia orale, ma come li esperti di storia orale che hanno direttamente raccolto le informazioni relative al “Progetto Belfast”, il nome della ricerca contestata.

Up Your Periscope | Brian MórEd Moloney e Anthony McIntyre, i ricercatori, mentre sostengono tecnicamente il Boston College, prendeno una posizione molto più combattiva sul caso. Sostengono che il trattato tramite il quale le autorità britanniche stanno chiedendo i documenti si basava su promesse britanniche di non utilizzarlo per la ricerca di collaborazione in materia di “reati correlati alla politica” che sono stati risolti con l’Accordo del Venerdì Santo del 1998, un accordo fondamentale per portare la pace in Irlanda del Nord. I materiali del Progetto Belfast precedono tale accordo.

Prima di tentare di far rispettare la richiesta britannica, sostiene il compendio, il governo americano aveva l’obbligo di valutare questi impegni, e di resistere alla loro violazione. Gli Stati Uniti hanno “fallito” nell’esecuzione delle proprie responsabilità, sostiene il comunicato di Moloney e McIntyre, e dovrebbe essere costretto a farlo – o di respingere la richiesta britannica.

Chris Bray, uno storico che ha ha analizzato il caso su Cliopatria (a favore della resistenza alla richiesta britannica), ha scritto la scorsa settimana che il nuovo mandato, in qualche modo, cambia l’equazione. Mentre Bray ha applaudito Boston College per la lotta contro la richiesta britannica, ha caratterizzato i suoi sforzi come “educati”. Il compendio del College rappresenta “uno sforzo legale attento e modesto, senza una corrispondente campagna politica o di pubbliche relazioni”, ha scritto.

Al contrario, Moloney e McIntryre mettono in mostra “la natura politica delle indagini in corso, accusando direttamente il Dipartimento di Giustizia di gravi fallimenti professionali,” ha scritto Bray, suggerendo che un tale approccio può essere necessario per proteggere le registrazioni della storia orale in questione.

Un portavoce della Boston College ha detto al Boston Globe riguardo al nuovo mandato: “Abbiamo ovviamente condiviso lo stesso obiettivo nel risultato della questione, ma queste definizioni, che stiamo solo ora esaminando, non riflettono necessariamente le opinioni del Boston College.”