di Andrea Varacalli per Avvenire

A Short Strand assalto dei paramilitati lealisti. Tra gli obiettivi anche la Chiesa di San Matteo

East Belfast 2011 | © Andrea "Aska" VaracalliE’ la cronaca di una battaglia a cielo aperto nel cuore di Belfast. Quella fra lunedì e martedì è stata la seconda notte di scontri nella parte est della città nordirlandese tra le formazioni paramilitari lealiste e la piccola comunità cattolica di Short Strand.

Ottanta uomini in passamontagna inquadrati e diretti dai brigadieri dell’Ulster Volunteer Force e dalla “compagnia C” della Red Hand Commando di Dee Street, accompagnati da altre centinaia di lealisti dell’enclave ultraprotestante di Newtownards Road, hanno prima attaccato la Chiesa cattolica di San Matteo, poi, entrati nel distretto repubblicano, hanno costretto ad abbandonare le case a dozzine di donne e bambini di Mountpottinger Road.

Mazze da baseball e molotov nei salotti e contro le finestre. Bombe di vernice bianca, rossa e blu nelle stanze dei piccoli figli, sui loro letti.

Tutto avvenuto sotto gli occhi della polizia britannica che, rimasta all’interno delle decine di supercorazzate Land Rover, non ha alzato un dito.

Intanto la scena va avanti per altri minuti. Pogrom anticattolici, cori e insulti al Papa, urina sulle porte: il terrore è negli occhi. “Vogliono ammazzarci tutti” urla Mary che fugge verso il perimetro della Chiesa col figlio tra le braccia.

Erano le 20:30 di lunedì scorso: da lì a poco si sarebbe scatenata, a quarantuno anni di distanza dalla “Battaglia di San Matteo”, una delle più violente giornate del conflitto nordirlandese dall’avvio del processo di pace nel 1998.

La gente di Short Strand, assieme alle vecchie guardie repubblicane dei Provisional Ira e dell’Inla, in meno di mezz’ora organizza le barricate agli ingressi dell’area fino a Madrid Street e Clandeboye.

Venti metri li separano dagli squadroni lealisti lungo la linea di pace di Strand Walk quando il sole tramonta e una pioggia di molotov si sostituisce all’illuminazione stradale, fatta chirurgicamente spegnere, su quel tratto di Newtownards Road, dalla leadership della Uvf.

Guanti di lattice, passamontagna verdi, spuntano le pistole dai tetti repubblicani mentre le ambulanze raccolgono decine di feriti, alcuni molto gravi, dal giardino della Chiesa di San Matteo. In mezzo, l’antisommossa della polizia che perde i veicoli come meteore in fiamme, scatena una tempesta di proiettili di plastica ancora sulla comunità cattolica.

Sono più di duecento i colpi esplosi in sole quattro ore. Barelle da una parte e dall’altra, ma un tappeto di mattoni, vetro e tubi idraulici non consentono ai paramedici di raggiungere tutti.

Dopo la mezzanotte le raffiche di armi da fuoco riempiono i timpani delle centinaia di persone attonite davanti agli incendi delle proprie abitazioni.

Sotto la luna a difendere Short Strand c’è l’intero stato maggiore dell’Irish Republican Army, Oglaigh na hEireann e parte della Real Ira.

Almeno due caricatori – undici proiettili di pistola a segno secondo le forze di sicurezza – sono esplosi dai volontari repubblicani in piedi sui tetti delle case di Strand Walk e, in basso, dagli spacchi aperti nella linea di pace.

La Uvf risponde al fuoco, ma mira anche sulla polizia. “Volevano uccidere i nostri agenti” spiega il comandante delle operazioni, Alan McCrum.

E, all’una di ieri, si spara ancora. Una selva di pallottole da un mitra AK-47 è il preludio dell’escalation. Due lealisti a terra, feriti da altre pistole nazionaliste. Un terzo, non confermato, apparentemente si tratterebbe di un senior lealista, ferito all’addome.

L’altra grave vittima della notte, con il volto tumefatto ed il cranio massacrato, è il giovane cattolico William.

Sono oltre 500 le vittime dell’UVF

Il ritorno al fuoco dell’Ulster Volunteer Force (Uvf) non sorprende gli osservatori. Erano giorni che l’Army Council della formazione minacciava di interrompere la tregua. Con quasi 500 vittime dall’inizio dei cosiddetti “troubles”, la Uvf significa soprattutto collusione.
Storicamente il braccio invisibile di Londra per contrastare l’idra repubblicana ha agito per conto dell’establishment britannico. Molti membri della formazione hanno ricoperto ruoli nell’esercito regolare britannico. L’obiettivo: eliminare i militanti operativi dell’Irish Republican Army.
Nel 1994, dopo una lunga trattativa, il gruppo, attraverso il Clmc, il Comando militare combinato lealista – formato dalla Uvf, Ulster Defence Association (Uda) e Red Hand Commando – stabilisce il cessate il fuoco. Dallo scorso mese dagli ambienti vicini al gruppo si è sollevata l’ipotesi “di colpire i principali leader delle comunità e delle organizzazioni politiche repubblicane”.

Galleria fotografica | © Andrea “Aska” Varacalli

Ulster Volunteer Force | © Andrea Aska VaracalliLa battaglia di San Matteo | © Andrea Aska VaracalliLa battaglia di San Matteo | © Andrea Aska VaracalliEast Belfast 2011 | © Andrea Aska Varacalli