Polizia | Police | PSNIUn adolescente cattolico è stato lasciato quasi morto dopo essere stato selvaggiamente picchiato da una banda settaria. Il giovane aveva appena lasciato il set di una produzione cinematografica a Belfast.

James Turley, 18 anni, aveva terminato di lavorare come comparsa per il film quando è stato attaccato e scaraventato semi-incosciente in un cassonetto. Il giovane ha sentito uno degli aggressori dire: “E’ abbastanza. Penso sia morto”.

Il diciottenne è stato affrontato dalla banda nella zona lealista di Village, dove era appena stata completata la ripresa di una scena del film “The Good Man”, con Aidan Gillen.

Altri quattro ragazzi erano insieme a lui, tutti facenti parte della produzione.

Una banda ha circondato la loro vettura, strappando uno specchietto e infrangendo un finestrino. Gli occupanti hanno cercato di fuggire ma James, apprendista chef residente nella cattolica Short Strand, è stato preso. Aveva cercato di nascondersi in una casa, gridando alla famiglia: “Per favore, aiutatemi. Stanno cercando di uccidermi”.

James ha riferito all’Irish News di aver sentito uno degli assalitori urlare: “C’è un Taig qui dentro” (Taig è l’epiteto offensivo con cui i lealisti chiamano i cattolici/nazionalisti).

Ha poi aggiunto: “Allora sono entrati tutti dentro ed hanno iniziato a pestarmi”.

Jams ricorda: “Sono saltati sulla mia testa e dappertutto. La donna (la padrona di casa) gli ha intimato «Uscite dal mio giardino» e allora mi hanno trascinato nel vicolo.

“Hanno quindi ricominciato a picchiarmi. Mi hanno infilato in un cassonetto e hanno iniziato a spingermi da qualche parte. Non sapevo dove mi stavano portando…

“Penso abbiano realizzato che non potevano picchiarmi mentre ero nel cassonetto. Lo hanno preso a calci o spinto e mi hanno tirato fuori”.

Il giovane ha detto che ad un certo punto continuavano a pestarlo a sangue ma “ho cominciato a svenire e ho sentito uno di loro dire »E’ abbastanza. Penso sia morto»”.

Dopo è riuscito a far fermare un automobilista che lo ha trasportato al Royal Victoria Hospital, a meno di due chilometri di distanza. Sua madre Donna, il cui marito Frank venne assassinato nel 1998, pensava che il figlio fosse stato ucciso. E’ al capezzale del figlio da venerdì scorso.

Afferma la donna: “E’ come un déja vu. Non ricordo di essere arrivata in ospedale. Continuavo a pensare: «Per favore, per favore, lascialo vivere per me»”.

La produttrice del film, Susan Picken, afferma che è stato fatto tutto il possibile per assicurare la sicurezza del cast e della troupe. “Abbiamo delle persone che li controllano, e abbiamo fatto base in un centro comunitario locale, ci siamo messi in contatto in anticipo con la comunità locale, siamo convinti di aver fatto abbastanza per controllare tutti”.

Bob Stoker, consigliere dell’Ulster Unionist Party, bolla l’attacco come deprecabile. “Penso che sia a dir poco teppismo e queste persone devono essere affrontate dalla comunità, dalla polizia e dal sistema giudiziario.

“Loro non sono in alcun modo rappresentativi di questa comunità. Abbiamo bisogno che le persone si facciano avanti e dicano: «Li ho visti e ho intenzione di identificarli». La comunità sarà completamente a favore di chiunque fa questo”.