Massimiliano vitelli, LET Political Correspondent

North Korea - Corea del Nord
La Corea del Nord “ha chiuso” il suo reattore nucleare. Lo annuncia il segretario generale dell’Agenzia internazionale dell’energia atomica (Aieia), Mohamed ElBaradei, confermando che l’impianto è stato disattivato alla presenza dei tecnici dell’Aiea. “I nostri ispettori ieri erano lì, e hanno verificato la chiusura del reattore”, ha detto ElBaradei, per il quale la disattivazione dell’impianto “rappresenta un buon passo avanti” nel processo di denuclearizzazione della Corea del Nord e nel pieno ingresso di Pyongyang nella comunità internazionale. Sabato è giunta in Corea del Nord una petroliera sudcoreana contenente le prime 6.200 tonnellate di petrolio promesse a Pyongyang.

Click. L’interruttore dell’impianto nucleare di Yongbyong è scattato, spegnendo la più grande e operosa centrale per la produzione di plutonio della Korea del Nord. L’evento si è verificato il 15 luglio 2007 sancendo uno dei momenti più importanti della storia recente della nazione guidata da Kim Jong-il. Dopo più di quattro anni di trattative, a volte febbrili e vicine all’accordo, a volte lente e sul punto di una definitiva rottura, l’intesa sul “baratto” è stata raggiunta. Come contropartita la Korea del Nord ha ottenuto lo scongelamento dei 25 milioni di dollari bloccati da Washington in una banca di Macao (ex colonia portoghese) che erano fermi per una indagine su riciclaggio di denaro sporco ed una fornitura di 50 tonnellate di olio combustibile (petrolio) dai cugini del sud. Una nave, la “Hang Chang”, con un assaggino di 5 tonnellate, ha attraccato il 14 luglio nel porto nordcoreano di Songbong. Ciò che oggi inizia a mostrare segnali tangibili di applicazione, era stato sottoscritto il 13 febbraio scorso: l’Accordo Internazionale di Pechino. Al tavolo delle trattative la Corea del Nord, la Corea del Sud, gli Stati Uniti (probabilmente a capotavola), la Cina, il Giappone e la Russia.

Soldato Corea del Nord

Il direttore generale dell’A.I.E.A. (l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica) Mohammed ElBaradei ha espresso la sua soddisfazione per l’esito raggiunto dopo gli estenuanti negoziati ed ha inviato nella Korea del Nord una commissione, presieduta dal Capo Ispettore Olli Heinonen, per verificare lo stop della centrale di Yongbyong. Il portavoce del dipartimento statunitense, Sean McCormack, anch’egli visibilmente felice per gli accordi, ha dichiarato che le massime cariche degli U.S.A. salutano cordialmente il passo fatto dal governo nordcoreano attendendo le verifiche ed i monitoraggi da parte della delegazione dell’A.I.E.A.

Il miracoloso scongelamento tra States e Korea del Nord è stato di fatto sancito. Ma se si considera che tra le due nazioni c’è ancora una guerra in corso (in pratica si vive su una tregua dichiarata congiuntamente nel 1953 e che ancora oggi regola i rapporti tra le due nazioni) il dubbio si insinua.

L’accelerata alle trattative internazionali data dall’amministrazione Bush apre ad ipotesi suggestive. Considerando il passato ed il presente della nazione a stelle e strisce un atto di buonismo incondizionato sembrerebbe da escludersi lasciando il campo aperto all’ipotesi “meno uno”. Meno un nemico. La necessità della Casa Bianca di concentrarsi sul pericolo più imminente, l’Iran degli ayatollah, oltre che nell’interminabile (ma per George W. Bush vinta già da tempo) guerra in Iraq, ha forse spinto Washington ad attuare una selezione dei nemici. Analizzandone le potenzialità, certamente la Korea del Nord, che vive in un regime di buio assoluto dove l’attività agricola è la principale forma di sostentamento, era la nazione su cui, con il minimo sforzo si poteva ottenere il massimo risultato. Quindi, tirati fuori i fazzoletti bianchi ed i ramoscelli d’ulivo, via alla pace. Perdonati i peccati, i cattivoni della Korea del Nord (se tutto procederà come appare ora), torneranno presto sotto il grande cielo a stelle e strisce, liberando così missili ed armamenti vari per altri, presenti e futuri, obiettivi.