di Thomas Dixie Elliott, pubblicato su The Pensive Quill

Free Marian Price, Derry 22 aprile 2012Ho partecipato alla manifestazione di ieri, 22 aprile, a sostegno di Marian Price, dove ho incontrato e camminato a fianco ad ex blanket men, tra cui Willie G, il mio amico Sa e Davy Glennon. Subito dopo i discorsi un ex blanket man/Hunger Striker di Belfast, Hodgie, mi si è avvicinato e mi ha chiesto se ho visto lo striscione.

Lo stendardo cui si riferiva conteneva un disegno di Marian con la domanda: “Dove sono gli Spartani?”.

Gli Spartani sono come Richard O’Rawe chiamava i Blanket Men, nel libro con lo stesso titolo.

Parlando per me stesso, ero arrabbiato che qualcunosi fosse preoccupato non solo di fare un tale striscione, ma anche di tenerlo vicino alla piattaforma. E questo mentre gli ex Blanket Men di Belfast e Derry erano in mezzo alla folla a sotegno di Marian.

Infatti adesso cercherò di rispondere alla domanda “Dove sono gli Spartani?”

Negli anni successivi alla Blanket protest, molti di quelli che Richard O’Rawe chiama Gli Spartani sono morti. Alcuni sono stati uccisi dalle forze britanniche o dagli squadroni della morte lealisti, altri per cause naturali. Ho sentito dire che almeno 50 di loro sono morti, forse anche di più.

Alcuni adesso guidano il Nord per conto degli inglesi, spingendo attraverso tagli Tory e criminalizzando il repubblicanesimo. Nelle parole di Bobby Sands adesso sono “sistematizzati, istituzionalizzata, decenti robot rispettosi della legge”. Hanno fatto del bene a sé stessi, sono proprietari terrieri, imprenditori e hanno case per le vacanze in Portogallo o a Gweedore. I minori tra loro hanno posti di lavoro finanziati dalla Gran Bretagna e non osano parlare di Marian o di ingiustizia, men che mai protestare, per paura di essere visti come dissidenti e quindi perdere il favore e quei posti di lavoro.

Poi ci sono gli ex Spartani che sono ancora imprigionati dagli anni passati e sprecati.

Ieri sera in un bar con mia moglie ci siamo seduti accanto a due giovani ragazze e abbiamo iniziato a parlare con loro. Il loro cognome mi ha riportato alla memoria un ragazzo che aveva appena 16 anni quando ha iniziato la Blanket Protest. Non avevo sentito parlare del ragazzo per molti anni, anche se abbiamo vissuto a pochi chilometri di distanza, dall’altra parte del fiume. Le ragazze ci hanno detto che è il loro zio, il fratello del padre. Si era sposato tanti anni fa negli Stati Uniti e il matrimonio è durato solo 3 settimane. Oggi, ci hanno detto, è ancora in carcere. Quel carcere è un piccolo appartamento che lascia solo per ricevere alcuni messaggi. Non può sfuggire ai ricordi di 30 anni fa.

A Derry so che ci sono molti altri ex Blanket Men come lui o anche peggio. Alcuni trovano scampo nell’alcool, altri hanno seri problemi mentali, come il ragazzo che parla agli Hunger Strikers e telefona ad un suo amico, un altro ex Blanket Man, per chiedergli se si ricorda quando i secondini sono entrati nella sua cella alle quattro del mattino per pestare lui ed il suo compagno fino a farli svenire.

Ho visto un ex Blanket Man in piedi vicino alla piattaforma, un grande uomo che era appena stato operato per rimuovere un cancro. Era chino su un bastone da passeggio e quando, dopo il raduno, gli ho chiesto come stava il dolore impresso sul suo volto mentre parlava mi ha fatto capire molto di più delle sue parole.

Mi hanno detto che ci sono molti ex Blanket Men che agiscono nel modo in cui ho descritto qui sopra, anche in altre parti del Nord. Non posso parlare per loro, ma spero di aver risposto alla domanda posta da coloro che reggevano lo stendardo chiedendo degli “Spartani”.

In effetti, la domanda sarebbe dovuta essere: “Dove sono tutti coloro che sono passati attraverso le prigioni, dall’epoca delle Gabbie (Cages, i capannoni di Long Kesh in cui si trovavano i POW paramilitari) e dell’Internamento?”

Poi di nuovo, forse la risposta potrebbe essere simile a quella sugli “Spartani”?