Tony McCartney, Republican Network for Unity

RNUAdesso, con oltre un decennio trascorso dalla firma del Good Friday Agreement (Accordo del Venerdì Santo, NdT) è giunto il momento di analizzare se questo “accordo” è stato un successo oppure un fallimento. Permettetemi, a nome del Republican network for Unity (RNU), di ringraziare gli organizzatori del dibattito di questa sera – l’Irish Republican Forum for Unity – per avere fornito una piattaforma comune a tutti i repubblicani, o almeno a coloro che sono interessati, per discutere apertamente e candidamente i meriti ed i demeriti di quell’accordo.

Per valutare accuratamente il successo o il fallimento del GFA è importante essere chiari sui termini di paragone utilizzati per un simile giudizio. Adesso tenendo a mente che l’Accordo era stato dipinto come la via “costituzionale” grazie alla quale la divisione illegale ed immorale e l’occupazione dell’Irlanda potevano essere risolte, quindi valutando quanto siamo giunti vicino all’obiettivo nell’ultimo decennio mi sembra un buon punto di inizio.

Ora, come tutti siamo dolorosamente consapevoli, il campo della politica non è uguale a quello dell’economia, dove la compilazione di un bilancio fornisce un indicatore positivo oppure negativo. Comunque, nel tentativo di analizzare i punti salienti, permettetemi di costruire una specie di “bilancio politico” da utilizzare come guida per stimare il progresso o l’arretramento dal 1998.

A questo punto aggiungo che non solo forse la persona migliore per compilare la parte “in attivo” del bilancio, ma farò del mio meglio e forse ci sarà qualcuno tra il pubblico che potrà colmare i vuoti!

Comunque, nella rincorsa alla firma del GFA due grossi “segni meno” dovevano essere concessi per permettere ai repubblicani presenti nello Sinn Fein di avere un input verso l’accordo, ossia:

– i repubblicani dovevano firmare i principi di Mitchell, specialmente quello di beneplacito; questo assicurò che la posizione costituzionale delle sei contee restasse nelle mani dell’artificiale maggioranza unionista;
– approvazione dei repubblicani nello Sinn Fein per lo svolgimento di un referendum nel “Free State” per l’abolizione degli articoli 2 e 3 della costituzione.

Mentre queste due “concessioni”, nel termine del diritto costituzionale dei repubblicani di lottare per il raggiungimento di un’Irlanda unita, non sono scusabili segnando l’inizio, non la fine, di un processo di concessione. Con l’appoggio all’Accordo i repubblicani hanno immediatamente dovuto sopportare altre umiliazioni:

– accettando, o quanto meno tollerando, il diritto legittimo degli inglesi di governare su questa parte dell’Irlanda.
– l’appoggio alla RUC, rinominata in PSNI, come la legittima forza di sicurezza e l’accettazione dell’utilizzo di informatori prezzolati – solamente adesso coordinati dal MI5 in una nuova base costata 50 milioni di sterline e pagata da noi!

Nei due anni seguenti abbiamo assistito al fallimento del raggiungimento dell’obiettivo del GFA, ovvero l’instaurazione di un governo locale, una pletora di altri “meno” sono stati inseriti come pre-condizioni. Tra essi ricordiamo:

– la distruzione unilaterale dell’arsenale IRA e con essa la possibilità dell’IRA di difendere le comunità nazionaliste e, di fatto, la sua sconfitta;
– dopo la rinuncia alle armi l’IRA ha dovuto smantellare le proprie strutture ed entrambi queste condizioni sono state verificate da un organismo smaccatamente unionista, la Independent Monitoring Commission.

Ed ora che entrambe le condizioni sono state accettate dall’IRA l’ulteriore richiesta è di sciogliere l’intero gruppo ed accettare la responsabilità dei 35 anni di guerra come se fosse l’unico gruppo combattente.

Mentre quella sopra elencata non è una lista esaustiva dei “meno”, da una prospettiva repubblicana, credo dovrei provare ad elencare alcuni dati positivi nel tentativo di bilanciare questo elenco.

Ora non importa quanto tenti di elencare le cose positive giunte dal GFA ma posso solamente ricordare il rilascio dei prigionieri. E anche in questo caso devo ricordare che il rilascio era condizionale ed i prigionieri si portavano dietro la macchia sulla fedina penale. Valutando tutto da dove mi trovo, i repubblicani hanno rinunciato a più cose rispetto a quelle guadagnate dall’Accordo del Venerdì Santo.

Certamente, molti sottoscrittori del GFA dissero a suo tempo, e continuano ancora adesso, che l’Accordo non era la panacea di tutti i mali e neppure un documento repubblicano, piuttosto si poteva parlare di “lavoro in corso d’opera”! Questo corso dovrebbe essere dimostrato dell’instaurazione di un governo locale, dallo spostamento dei poteri su polizia e giustizia, dalla legge sulla lingua Irlandese, la creazione di uno stadio nazionale ed un centro-museo nell’area della prigione di Long Kesh. Dopo dieci anni di attesa e molte umiliazioni, stiamo ancora aspettando questi “progressi”!
Mentre alcuni affermano che anche se i progressi attesi non ci sono stati, ora le cose vanno meglio che nel 1998. Non solo gli irlandesi non muoiono e non vengono rinchiusi in prigione ma le cose in campo sociale ed economico stanno migliorando. Ma gli abitanti del Bogside, Ballymurphy, Bellaghy o Boho si sentono davvero più sicuri, ricchi e felici che nel 1998?

Comunque, se qualcuno da credito all’argomentazione appena riferita, la ragione più utilizzata per avallare ciò che in altre circostanze sarebbe stata considerata un’umiliazione è che l’unica alternativa al GFA sarebbe il ritorno alla guerra. La banalità di questa affermazione è superata solamente dalla sua stupidità. La guerra in Irlanda non è mai stata iniziata dagli irlandesi, piuttosto sono gli inglesi ad essere chiamati aggressori. La prova è che la presenza militare britannica in irlanda è maggiore che in Iraq o Afghanistan. Gli irlandesi hanno ripetutamente cercato di avanzare il proprio diritto alla sovranità nazionale in maniera pacifica e democratica e solo quando non ci sono state alternative all’autodifesa la popolazione è scesa in guerra. Affermare che gli uomini e le donne irlandesi non hanno alternative all’accettazione dello stato britannico e al predominio unionista significa rinunciare a qualsivoglia desiderio di liberazione della popolazione irlandese.
Storicamente ciò che i repubblicani hanno guadagnato deriva dall’opposizione allo stato britannico e non dall’accettazione come “fatto” della vita. Altri hanno hanno provato una via costituzionale per ottenere la riunificazione dell’Irlanda ma hanno fallito. Il GFA, addirittura, non rappresenta un percorso costituzionale, quindi che possibilità di successo ha? E se qualcuno è seriamente intenzionato a cercare un’alternativa all’Accordo del Venerdì Santo perché non iniziare a cercare un processo di opposizione politica?

E’ mia opinione che il GFA non ha permesso alcun progresso nella creazione di una repubblica composta da 32 contee, socialista e democratica e non mostra alcun segno di poterlo fare. Al massimo ha creato una situazione nella quale adesso è possibile affermare di essere irlandese, fino a quando ti torna in mente che sei un irlandese che vive nel Regno Unito. Inoltre ha creato un sistema per cui i repubblicani irlandesi che si sono impegnati disinteressatamente nel raggiungimento della Repubblica ora sono così disillusi che preferiscono restare seduti nelle loro case piuttosto che continuare con l’attivismo. E mentre le fila delle loro vecchie organizzazioni si riempiono di yes-man interessati al “carrierismo costituzionale” quella disillusione di trasforma in risentimento.
Questo è uno stati di cose che dobbiamo affrontare, incoraggiando tutti i repubblicani a tornare ad impegnarsi nella lotta per la libertà irlandese, innanzitutto, prendendo parte al dibattito costruttivo e franco sui nostri passati successi e fallimenti e quindi mettere in pratica le lezioni che abbiamo imparato.
L’iniziativa di questa sera portata avanti dal Republican Forum for Unity è un buon primo passo verso questa direzione. Attendo con ansia il seguito.
I relatori