Hunger Strike 1981

5 febbraio

I detenuti repubblicani di Long Kesh annunciano l’inizio di un nuovo sciopero della fame, a partire dal 1° marzo.

1 marzo

Bobby Sands è il primo prigioniero ad iniziare lo sciopero, rifiutando il cibo che gli viene servito. Dal 1977 sta effettuando la blanket protest. Inizia a scrivere un diario, che continuerà fino al 17 marzo. Verrà sostituito da Brendan “Bik” McFarlane nel ruolo di Officer Commanding dell’IRA.

A Belfast migliaia di persone sfilano lungo Falls Road, in solidarietà con i prigionieri. Manifestazioni anche a Londra ed a New York. Nel corso di una conferenza della gioventù cattolica a Derry il vescovo Edward Daly critica lo sciopero della fame, in quanto “non giustificabile moralmente”. Si rivolge inoltre ai giovani nazionalisti, esortandoli a non sostenere le azioni di protesta dei gruppi che lavorano in appoggio agli hunger strikers, a meno che tali gruppi non si dissocino apertamente da “chi pratica la violenza”.

2 marzo

Per attirare l’attenzione dell’opinione pubblica sullo sciopero della fame di Sands a Long Kesh viene sospesa la dirty protest. 411 prigionieri e 28 detenute continuano tuttavia la blanket protest.

3 marzo

Alla Camera dei Comuni inglese il Segretario di Stato per l’Irlanda del Nord Atkins ribadisce che lo status di prigioniero politico non verrà mai concesso.

15 marzo

Francis Hughes si unisce a Sands nello sciopero della fame.

22 marzo

Patsy O’Hara, leader dei prigionieri dell’INLA rinchiusi nei Blocchi H, e Raymond McCreesh (IRA), iniziano lo sciopero della fame.

23 marzo

Bobby Sands viene ricoverato nell’ospedale del carcere di Long Kesh.

26 marzo

A seguito della morte improvvisa di Frank Maguire, deputato indipendente anti-unionista al parlamento di Westminster per la circoscrizione di Fermanagh/South Tyrone, viene annunciata la candidatura di Bobby Sands alle elezioni suppletive che si svolgeranno il 9 aprile.

27 marzo

Il Social Democratic and Labour Party (SDLP) nomina suo candidato Austin Currie. Costui decide tuttavia di lasciare il posto a Noel Maguire, fratello del deputato deceduto.

29 marzo

Due giorni prima della scadenza del termine di presentazione delle candidature lo SDLP ritira ufficialmente quella di Austin Currie.

30 marzo

Anche Noel Maguire, nuovo candidato dello SDLP, ritira la propria candidatura, quando non è più possibile per lo SDLP formalizzarne altre. Bobby Sands diviene così l’unico candidato anti-unionista della sua circoscrizione. Il suo avversario è Harry West (Ulster Unionist Party).

5 aprile

Lo SDLP chiede ai suoi sostenitori di boicottare le elezioni e di non votare né per Bobby Sands, né per Harry West.

8 aprile

Il laburista Don Concannon, tra il 1976 ed il 1979 alto funzionario del NIO incaricato della politica carceraria in Irlanda del Nord e forte sostenitore della strategia di “criminalizzazione” dei detenuti, dichiara: “Con il loro voto gli elettori hanno la possibilità di esprimere la loro opposizione agli uomini della violenza. Un voto per Bobby Sands è un voto a favore di coloro che compiono inutili assassini”.

9 aprile

Si tengono le elezioni suppletive nella circoscrizione di Fermanagh/South Tyrone.

11 aprile

Comunicati i risultati definitivi delle elezioni. Contro ogni previsione dei media Bobby Sands riesce ad essere eletto a Westminster, ricevendo 30.492 voti, contro i 29.046 dell’unionista Harry West. Scontri a Belfast, Lurgan e Cookstown, dopo che si sono svolte manifestazioni per celebrare la vittoria di Sands.

15 aprile

Bobby Sands ha superato il suo 45° giorno di sciopero della fame. Nelle aree nazionaliste cresce la tensione. Continui gli scontri per le strade tra giovani nazionalisti e forze di sicurezza, che si servono di proiettili di plastica in modo indiscriminato. Durante scontri a Derry Paul Whitters, un ragazzo quindicenne, viene colpito alla testa da un proiettile sparato da un agente della RUC. Morirà in ospedale dieci giorni dopo. Un altro ragazzo, colpito al volto, perderà la vista ad un occhio.

19 aprile

Nella quinta notte di scontri a Derry una jeep dell’esercito inglese viene lanciata ad alta velocità in mezzo ad un gruppo di giovani nazionalisti. Due ragazzi di Bogside, Gary English (18 anni) e Jerry Brown (19) vengono travolti ed uccisi.

20 aprile

Tre deputati del parlamento irlandese, Neil Blaney, John O’Connell (indipendenti) e Síle de Valera (Fianna Fáil) ottengono l’autorizzazione a recarsi a Long Kesh per incontrare Bobby Sands. Il loro intento di convincere Sands a sospendere lo sciopero non ha alcun esito. Al termine della visita richiedono un incontro urgente con il Primo Ministro Margaret Thatcher, che si trova invece in visita privata in Arabia Saudita. L’assenza da Londra della massima autorità del Governo inglese in un momento in cui la situazione a Long Kesh sta precipitando, con Bobby Sands ormai in gravissime condizioni, viene da molti interpretata come volontà da parte di Margaret Thatcher di mostrare assoluta indifferenza per quello che sta accadendo in Irlanda del Nord, al fine di fiaccare psicologicamente i prigionieri. Alla richiesta di incontro avanzata dai tre esponenti irlandesi la Thatcher così risponde: “Non è mia consuetudine incontrarmi con parlamentari di un Paese straniero riguardo ad un cittadino del Regno Unito”.

21 aprile

Durante una conferenza stampa in Arabia Saudita Margaret Thatcher dichiara: “Non sono pronta a prendere in considerazione l’idea di concedere lo status politico a gruppi di persone che sono state condannate per aver commesso dei crimini. Un crimine è un crimine; non ha nulla di politico”.

22 aprile

Dolours Price, in pericolo di vita, viene rilasciata dal carcere di Armagh per motivi umanitari. Soffre di anoressia nervosa, la stessa malattia per la quale la sorella Marian era stata rilasciata un anno prima.
Dopo i funerali dei due diciannovenni uccisi a Derry si verificano scontri per l’ottava notte consecutiva. Disordini anche a Lurgan, Portadown, Dungannon, Strabane, Newry e Belfast. A Dublino il Capo del Governo (in gaelico, Taoiseach) dell’Eire Charles Haughey sollecita un incontro con l’ambasciatore inglese, ma rifiuta quello richiesto dai familiari di Bobby Sands, Patsy O’Hara, Raymond McCreesh e Francis Hughes. In questa, così come già nelle precedenti fasi della crisi a Long Kesh, Haughey eviterà di esporsi politicamente in prima persona a favore dei detenuti, per paura che ciò venga interpretato (anche dopo la morte di Bobby Sands) come un sostegno alle loro cinque richieste.

23 aprile

I leader delle quattro Chiese più importanti si appellano alla moderazione degli hunger strikers. Il Papa auspica la pace in Irlanda del Nord.
Nell’Eire il Taoiseach Charles Haughey decide alla fine di incontrare, nella sua residenza ed “in forma privata”, i familiari di Bobby Sands. Facendo leva sul profondo stato di prostrazione in cui si trovano i suoi interlocutori, con Bobby Sands ormai ridotto a larva umana, Haughey riesce a convincere la sorella Marcella a firmare una richiesta di intervento a favore di Sands da parte della Commissione Europea per i Diritti Umani: “Se Lei non firmerà, può tornarsene a casa e preparare il funerale”. Il Premier irlandese aggiunge che si tratta solo di una pura formalità: a suo parere, infatti, il Governo inglese sarà pronto a mettere in atto le raccomandazioni della Commissione, queste ultime in linea con le richieste dei prigionieri; di conseguenza lo sciopero verrà sospeso.
Bobby Sands, tuttavia, si era dichiarato fortemente contrario ad un’azione in suo favore da parte della Commissione per i Diritti Umani. In primo luogo l’intervento avrebbe richiesto da parte sua la sospensione dello sciopero, condizione per lui inaccettabile. In secondo luogo, come era già avvenuto nel giugno 1980, il pronunciamento della Commissione sarebbe stato utilizzato dal Governo inglese come propaganda contro gli altri prigionieri, per indebolirli psicologicamente ed indurli a porre fine allo sciopero. Infine, per motivi burocratici, la Commissione avrebbe potuto iniziare la sua indagine solo 18 giorni dopo. Era improbabile quindi che potesse intervenire in tempo per salvargli la vita, dal momento che Sands aveva superato ormai i cinquanta giorni di sciopero della fame.

25 aprile

Dopo aver incontrato a Londra esponenti del Governo inglese giungono a Long Kesh quattro membri della Commissione Europea per i Diritti Umani: Torkel Opsahl, Carlaage Norgaara, Hans Christian Kruger e Michael O’Boyle. Il loro intento è quello di verificare se “Bobby Sands intenda confermare la richiesta di intervento della Commissione”. Non volendo apparire intransigente Sands accetta di avere un incontro con loro, tuttavia solo alla presenza dell’O/C dei prigionieri dell’IRA Brendan McFarlane e di due “consiglieri esterni”, Gerry Adams, vice-presidente del Sinn Féin, e Danny Morrison, direttore di An Phoblacht/Republican News. Due sono le ragioni fornite da Sands per motivare la sua richiesta: gli hunger strikers non rappresentano solo se stessi, ma tutti i prigionieri in lotta; in secondo luogo egli versa in condizioni troppo precarie per poter condurre da solo il colloquio. Il Governo inglese consente alla Commissione di incontrare McFarlane, ma vieta la presenza di Morrison e di Adams. Dopo essersi consultato di nuovo con Bobby Sands McFarlane ribadisce le condizioni poste da quest’ultimo. La Commissione lascia così il carcere senza nulla di fatto.

26 aprile

15.000 persone manifestano a Belfast in solidarietà con gli hunger strikers. Sessanta gli arresti.

Blanketmen

28 aprile

Il Segretario di Stato per l’Irlanda del Nord dichiara: “Se Sands persisterà nella sua volontà di commettere suicidio ciò sarà una sua scelta personale. Il Governo inglese, da parte sua, non gli imporrà l’assistenza medica forzata”.
Papa Giovanni Paolo II invia a Long Kesh il suo segretario particolare, John Magee, per far visita a Bobby Sands. Il giorno seguente, dopo un colloquio con il Segretario di Stato per l’Irlanda del Nord Humphrey Atkins, Magee ritorna a Long Kesh per incontrare gli altri tre hunger strikers : Francis Hughes, Patsy O’Hara e Raymond McCreesh. A nome del Papa, anche a loro chiede di porre fine allo sciopero della fame.

1 maggio

Il laburista Don Concannon (Cfr. “8 aprile 1981”) si reca a Long Kesh, per visitare nell’ospedale del carcere Bobby Sands, ormai in fin di vita e molto sofferente. Gli comunica che il Partito laburista sostiene la politica di Margaret Thatcher nei confronti dei prigionieri e che la sua morte sarà inutile. A Sands è concesso di incontrare anche Owen Carron, ma solo per un quarto d’ora.

3 maggio

Bobby Sands entra in coma. Dall’inizio dello sciopero della fame ha avuto cinque attacchi di cuore.

5 maggio

Alle ore 1.17 Bobby Sands muore, dopo 66 giorni di sciopero della fame. Per tutta la notte ed il giorno continui sono gli scontri ed altissima la tensione nelle aree nazionaliste delle Sei Contee. Alla Camera dei Comuni Margaret Thatcher dichiara: “Bobby Sands era un criminale. Ha scelto di togliersi la vita. Una scelta che l’organizzazione alla quale apparteneva non ha concesso a molte delle sue vittime” (Hansard, Sixth Series, Vol. 4, col. 17).

6 maggio

Altri 500 soldati vengono inviati in Irlanda del Nord.

7 maggio

Oltre centomila persone partecipano ai funerali di Bobby Sands, a Belfast. A Dublino gruppi di giovani lanciano bombe molotov, incendiano autobus ed attaccano negozi, in segno di protesta per la morte di Sands.

9 maggio

A Long Kesh Joe McDonnell inizia lo sciopero della fame, per continuare la protesta di Bobby Sands.

12 maggio

Muore Francis Hughes, al suo 59° giorno di sciopero della fame. Si intensificano così gli scontri che dal giorno della morte di Bobby Sands non si sono mai placati. Violenti disordini a Belfast ed a Derry. Nel quartiere di Lenadoon, a Belfast, durante una bin-lid protest (protesta effettuata con coperchi di bidoni della spazzatura sbattuti ripetutamente al suolo) effettuata da donne e bambini, da due autoblindo in corsa vengono sparati proiettili di plastica. Mentre la gente fugge la quattordicenne Julie Livingstone viene colpita alla testa. Stava tornando a casa dopo essersi recata in un negozio. Morirà il giorno dopo. A Dublino scontri tra dimostranti e polizia, al termine di una manifestazione che ha raggiunto l’ambasciata inglese.

13 maggio

Sempre a Dublino, durante una manifestazione che sta sfilando lungo lungo O’Connell Street, giovani lanciano mattoni e bombe molotov contro la polizia. Quando questi si ritirano la polizia attacca con manganelli il resto dei dimostranti, donne e bambini inclusi.
Senza alcun successo il leader dello SDLP John Hume incontra Margaret Thatcher, per chiedere che vengano fatte concessioni ai detenuti di Long Kesh riguardo la possibilità di indossare abiti civili e di associarsi liberamente.

14 maggio

Brendan McLaughlin , un prigioniero dell’IRA di Derry, inizia lo sciopero della fame per sostituirsi a Francis Hughes.

18 maggio

Il Northern Ireland Office (NIO) comunica che Raymond McCreesh, pur volendo sospendere lo sciopero della fame, è stato convinto dalla sua famiglia a continuarlo. I familiari di McCreesh negano categoricamente che ciò sia avvenuto.

19 maggio

A Twinbrook (West Belfast) Carol Ann Kelly, 12 anni, viene colpita alla testa ed al volto da un proiettile di plastica, sparato da un soldato inglese da un’autoblindo in movimento. Nella zona non vi erano scontri in corso. La ragazza, che stava tornando a casa dopo essere andata a fare la spesa, morirà tre giorni dopo in ospedale.

21 maggio

Morte di Raymond McCreesh e Patsy O’Hara, al loro 61° giorno di sciopero della fame. Londra ribadisce che non muterà atteggiamento nei confronti dei prigionieri di Long Kesh. Il primate cattolico O’Fiaich dichiara che, se il Governo inglese non modificherà le sue “rigide posizioni”, dovrà affrontare la collera dell’intera popolazione nazionalista. Le sue parole vengono criticate da alcuni cattolici autorevoli.

22 maggio

A Long Kesh Kieran Doherty comincia lo sciopero della fame. Violenti scontri per le strade nel quartiere di Bogside, a Derry, città natale di Patsy O’Hara. Henry Duffy, vedovo con sette figli, viene colpito mortalmente al volto ed alla testa da due proiettili di plastica, mentre da un pub del centro sta facendo ritorno a casa, nel quartiere di Creggan.
A Belfast 20 persone rimangono ferite, sempre a causa dei proiettili di plastica. Nel solo mese di maggio 1981 ne verranno sparati dalle forze di sicurezza 16.656, più del totale dei proiettili che si calcola siano stati sparati tra il 1973 ed il 1980 (13.004).

23 maggio

Kevin Lynch (INLA) comincia lo sciopero della fame.

26 maggio

Al suo 13° giorno di sciopero della fame Brendan McLaughlin accetta una parziale assistenza medica, dopo essere stato colpito da un attacco di ulcera perforante. Il giorno seguente sospenderà lo sciopero.

28 maggio

Margaret Thatcher, in visita a Belfast, dichiara che lo sciopero della fame è l’ultima carta che l’IRA può giocare.

29 maggio

A Long Kesh Martin Hurson sostituisce Brendan McLaughlin nello sciopero. Dopo aver incontrato gli hunger strikers il leader del Liberal Party David Steel dichiara che non vi è alcuna “possibilità di negoziazione”. Nove prigionieri, dei quali quattro stanno effettuando lo sciopero della fame, vengono nominati candidati per le elezioni politiche che si svolgeranno nell’Eire l’11 giugno 1981. Sono: Kieran Doherty, Paddy Agnew, Joe McDonnell, Martin Hurson, Sean McKenna, Kevin Lynch, Tony O’Hara, Mairéad Farrell e Tom McAllister.

Cinque Richieste | Five Demands

3 giugno

L’Irish Commission for Justice and Peace (ICJP), una commissione istituita dalla gerarchia cattolica irlandese nel 1967 e formata da due religiosi (il vescovo Dermot O’Maloney e padre Oliver Crilly), un avvocato (Brian Gallagher), un accademico (Jerome Connolly) ed un esponente dello SDLP (Hugh Logue), ha frattanto elaborato una serie di proposte da presentare sia al Governo inglese che ai prigionieri. Si tratta di una sorta di “compromesso”, per una soluzione della crisi a Long Kesh. Tali proposte, infatti, pur cercando di modellarsi in termini generali sulle richieste dei prigionieri per ciò che riguarda la possibilità di associarsi liberamente, di indossare i propri vestiti e di astenersi dal lavoro in carcere, non prevedono il riconoscimento dello status politico.
Nei mesi successivi l’ICJP si manterrà in stretto contatto con il premier irlandese Garret Fitzgerald, con i partiti dell’Eire e con lo SDLP nord-irlandese, che dell’ICJP si faranno scudo per non assumere in prima persona iniziative politiche per porre fine allo stillicidio di vite a Long Kesh. Seguendo l’esempio del Taoiseach irlandese Charles Haughey (Cfr. “23 aprile 1981”), l’ICJP cercherà inoltre di servirsi dei familiari degli hunger strikers per esercitare continue pressioni sui prigionieri. L’ICJP tenterà infine di “imporre” ai detenuti una serie di proposte concordate assieme al Governo inglese, sebbene sarà poi proprio quest’ultimo a servirsi dell’ICJP per i propri fini.

7 giugno

Non appena vengono rese pubbliche le proposte dell’ICJP, il vescovo cattolico di Derry Edward Daly lancia un appello affinché vengano prese in seria considerazione, sia dai prigionieri che da Londra. Ribadisce che lo sciopero della fame non è moralmente giustificabile, ma al tempo stesso definisce l’atteggiamento del Governo inglese “irragionevole” ed “inflessibile”.

8 giugno

A Long Kesh Thomas McElwee inizia lo sciopero della fame.

10 giugno

In un incontro con il Segretario per l’Irlanda del Nord Atkins John Hume (SDLP) sollecita una soluzione della questione degli scioperi della fame basata sulle proposte dell’ICJP. Cinque avvocati vengono trattenuti in stato di fermo, dopo che otto prigionieri repubblicani in attesa di processo sono evasi attraverso il cortile del tribunale di Crumlin Road, a Belfast.

11 giugno

Elezioni generali nell’Eire.

12 giugno

Il governo inglese rende pubblico il testo di un emendamento al Representation of the People Act, con il quale è fatto divieto ai prigionieri di presentarsi come candidati alle elezioni.

14 giugno

Annunciati i risultati delle elezioni politiche nell’Eire. Esce sconfitto il Fianna Fáil di Charles Haughey, mentre vince una coalizione guidata da Garret Fitzgerald (che succederà ad Haughey nella carica di Taoiseach ) e formata dal partito conservatore Fine Gael e dal Labour Party. Vengono eletti al Dáil, il parlamento irlandese, due dei nove detenuti di Long Kesh che si erano presentati come candidati: Kieran Doherty e Paddy Agnew.

15 giugno

Il Sinn Féin annuncia che, “per evitare che il Governo inglese possa respirare tra una morte e l’altra”, ogni settimana nuovi prigionieri inizieranno lo sciopero della fame. Paddy Quinn diventa il sesto prigioniero on hunger strike.

17 giugno

I detenuti di Long Kesh si pronunciano nei confronti delle proposte dell’ICJP: “Apprezziamo lo sforzo dell’Irish Commission for Justice and Peace, volto a trovare una soluzione allo sciopero della fame in corso (…) La Commissione deve tuttavia comprendere che le sue proposte sono così deboli e distanti dalle nostre cinque richieste, per le quali quattro nostri compagni sono già morti, che noi non possiamo accettarle come base per una soluzione”. Da parte inglese, invece, nessun commento all’iniziativa dell’ICJP.

19 giugno

A Dublino l’ICJP incontra i leader dei principali partiti dell’Eire. Sarà il primo di una serie di incontri che successivamente l’ICJP avrà con il NIO, il National H Block/Armagh Committee, esponenti del Movimento Repubblicano, familiari dei detenuti e, solo per ultimo (ad eccezione dell’incontro Crilly/McIlwee del 22 giugno), con i prigionieri stessi.

22 giugno

Micky Devine (INLA), di Derry, comincia lo sciopero della fame. Sono quattro gli hunger strikers già deceduti (Bobby Sands, Francis Hughes, Raymond McCreesh e Patsy O’Hara). Oltre a Devine gli altri sei prigionieri che hanno dato inizio allo sciopero della fame sono: Joe McDonnell, Kieran Doherty, Kevin Lynch, Martin Hurson, Thomas McElwee e Paddy Quinn. A Long Kesh padre Oliver Crilly, uno dei cinque membri dell’ICJP, si reca a visitare Thomas McElwee (suo secondo cugino), al suo 24° giorno di sciopero della fame.

23 giugno

L’ICJP incontra Michael Alison, massimo funzionario (Minister of State) del NIO. Il principale punto di discussione è la richiesta dei detenuti di indossare abiti civili. Contrariamente a quanto sempre sostenuto dal Governo inglese Alison non solleva alcuna obiezione in proposito. L’ICJP incontra anche una delegazione del National H Block/Armagh Committee (NHB/AC), dal quale è sollecitata ad appoggiare tutte le cinque richieste dei prigionieri. Al termine dell’incontro Jim Gibney, un esponente del NHB/AC, dichiara di essere rimasto turbato dalla scarsa e superficiale conoscenza del problema mostrata dall’ICJP.

25 giugno

Secondo incontro in tre giorni tra l’ICJP e Michael Alison, richiesto dall’ICJP stessa per avere chiarimenti riguardo alcuni punti discussi in precedenza.

27 giugno

34 persone, tra cui sei consiglieri comunali, vengono arrestate a Belfast durante una manifestazione a sostegno degli hunger strikers.

28 giugno

Migliaia di persone manifestano lungo Falls Road, a Belfast, in appoggio alle richieste dei detenuti. Kieran Nugent, il primo prigioniero on the blanket, ora fuori dal carcere e presente alla manifestazione, legge un comunicato dei prigionieri in cui è ribadita la loro posizione di rifiuto nei confronti delle proposte avanzate dall’ICJP. Al termine della manifestazione l’ICJP incontra i familiari degli hunger strikers, così come farà anche due giorni dopo a Dublino. Ad essi, così come ai detenuti stessi, l’ICJP non rivelerà nulla riguardo al contenuto degli incontri avuti con l’alto funzionario del NIO Michael Alison.

29 giugno

A Long Kesh Lawrence McKeown inizia lo sciopero della fame.

30 giugno

Il Segretario di Stato per l’Irlanda del Nord Atkins invia sia agli hunger strikers che alle loro famiglie un documento di sei pagine, nel quale sono illustrate le concessioni che verranno garantite ai detenuti disposti ad osservare il regolamento della prigione. Viene ribadito che lo status politico non verrà mai concesso e che il controllo delle attività in carcere spetta totalmente agli agenti di custodia. Vengono promessi alcuni miglioramenti, condizionati tuttavia alla sospensione dello sciopero della fame.

1 luglio

I blanket men di Long Kesh rigettano il documento di Atkins, definendolo “arrogante, fuorviante e privo di alcuna sensibilità”. “Lo scopo del documento è di comprare il silenzio degli organismi onestamente impegnati nella soluzione del problema, quali l’Irish Commission for Justice and Peace, garantendo in modo vago sviluppi non ben specificati della situazione, da realizzarsi in un futuro dai tempi indefiniti. Il documento di Atkins non può essere considerato un tentativo sincero di porre fine allo sciopero della fame, fondato su un reale bisogno di trovare una soluzione ed evitare future tragedie. Nessuno, neppure chi ha solo una conoscenza superficiale della presente situazione, può aspettarsi da parte nostra l’accettazione di un tale ambiguo e fuorviante documento. (…) Richiediamo al Governo inglese di agire in maniera responsabile e di iniziare un dialogo costruttivo con noi detenuti, per trovare una soluzione”. Nonostante quest’ennesima richiesta di colloqui diretti tra prigionieri e Governo inglese (già sollecitati dai detenuti, in termini inequivocabili, il 12 ed il 17 giugno 1981), l’ICJP continuerà ad imporre la propria azione, per la ricerca di una soluzione che, così come voluto da forze politiche sia interne che esterne alla Commissione, non necessariamente sia in linea con le rivendicazioni dei prigionieri.

3 luglio

A Dublino il nuovo Taoiseach Garret Fitzgerald incontra prima l’ambasciatore inglese Sir Leonard Figg e poi i familiari degli hunger strikers. Questi ultimi lasciano Dublino senza nulla di fatto a favore dei loro congiunti.
Continuano i colloqui tra l’ICJP ed il rappresentante del NIO Michael Alison. Senza aver consultato i prigionieri, e neppure il loro portavoce Brendan McFarlane, Alison e l’ ICJP trovano un accordo su alcuni punti: lavoro in carcere (in realtà una semplice ridefinizione); estensione numerica di una già esistente libertà limitata di associazione; separazione dei prigionieri repubblicani da quelli lealisti, non riconosciuta tuttavia in termini di principio. Ancora una volta nessuna obiezione viene sollevata da Alison per ciò che riguarda il diritto dei detenuti di indossare abiti civili.

4 luglio

Durante un nuovo incontro con l’ICJP Alison improvvisamente ritratta quanto affermato riguardo la possibilità per i detenuti di indossare abiti civili.
Di fronte al voltafaccia di Alison, e solo a questo punto (cioè un mese dopo l’inizio del suo intervento nella crisi dei Blocchi H), l’ICJP decide di recarsi a Long Kesh. Nell’ospedale del carcere incontra gli otto hunger strikers, ma non l’O/C dei detenuti Brendan McFarlane, a seguito del divieto del Governo inglese. L’ICJP accetta tale restrizione senza alcun commento.

5 luglio

Solo grazie all’insistenza dei prigionieri e dello stesso McFarlane quest’ultimo riesce ad avere un incontro con tre esponenti dell’ICJP. I prigionieri rilasciano un comunicato di chiarificazione delle loro cinque richieste. Riguardo al lavoro in carcere si dichiarano pronti a mantenere in ordine le loro celle e le parti della prigione dove essi vivono. Ribadiscono nuovamente il loro diritto alla libera associazione: ritengono infatti che, sebbene ciò comporterà meno supervisione nei Blocchi H, non interferirà tuttavia con l’azione di controllo che le guardie carcerarie devono svolgere. Riaffermano infine il loro diritto ad indossare abiti civili ed al completo ripristino delle riduzioni di pena perse a causa delle precedenti proteste. Si tratta delle massime concessioni a cui i detenuti sono disposti a giungere.

5 luglio

Alle ore dieci della sera l’ICJP incontra per l’ultima volta solo sette degli otto hunger strikers : Joe McDonnell, al suo 58° giorno di sciopero, è ormai in punto di morte. I detenuti ribadiscono ancora una volta che le proposte dell’ICJP sono per loro inaccettabili.

7 luglio

A causa delle gravissime condizioni in cui versa McDonnell, per tutto il giorno e fino alle prime ore del mattino seguente l’ICJP continua ad esercitare pressioni sul Northern Ireland Office, affinché invii un suo funzionario a Long Kesh, per esporre ai detenuti le proposte ICJP/Alison concordate il 3 luglio. Come era già avvenuto con Sean McKenna (dicembre 1980) e con Bobby Sands (maggio 1981) anche questa volta e solo a questo punto, cioè con un prigioniero in fin di vita, il Governo inglese decide di inviare un mediatore (nel caso di McKenna era stato un funzionario del NIO ed in quello di Bobby Sands la Commissione Europea per i Diritti Umani) a trattare con i prigionieri, pur continuando a dichiarare all’opinione pubblica internazionale che non negozierà mai con i detenuti.

8 luglio

Alle cinque del mattino del suo 61° giorno di sciopero della fame muore Joe McDonnell. Cinque ore dopo un funzionario del NIO di nome Jackson, assieme al direttore del carcere Stanley Hilditch, si reca a Long Kesh per leggere agli hunger strikers un documento di cinque pagine. Venendo meno all’impegno preso con l’ICJP, invece di contenere le proposte Alison/ICJP concordate il 3 luglio, il documento non fa altro che ribadire le precedenti posizioni assunte dal Governo inglese nei confronti dello sciopero della fame. L’ICJP accusa allora Londra di “doppio gioco”.
Durante gli scontri che dilagano nelle aree nazionaliste dopo l’annuncio della morte di Joe McDonnell un ragazzo di 16 anni, John Dempsey, viene ucciso da un soldato inglese nella zona nazionalista di Falls Road, a Belfast.

9 luglio

Sempre nella zona di Falls muore Nora Mac Cabe, 30 anni. Il giorno prima, mentre stava ritornando a casa dopo essere andata a fare la spesa, era stata colpita da un proiettile di plastica sparato da un agente della RUC. Danny Barrett, 15 anni, viene ucciso da un soldato inglese davanti alla sua abitazione nella zona nazionalista di Ardoyne, a Belfast.

10 luglio

Funerali di Joe McDonnell. Nel tentativo di arrestare i membri dell’IRA che, in uniforme paramilitare, sparano in aria colpi a salve come ultimo saluto a McDonnell, soldati inglesi e RUC attaccano il corteo funebre, sparando proiettili di plastica sulla folla. Diverse persone vengono arrestate. Seguono scontri. Pat McGeown si sostituisce a Joe McDonnell nello sciopero della fame.

11 luglio

Con un comunicato i prigionieri di Long Kesh ribadiscono che le proposte Alison/ICJP sono insufficienti. Accusano il Governo inglese di essersi servito dell’ICJP a loro danno. Per impedire che ciò si verifichi di nuovo chiedono esplicitamente all’ICJP di sostenere pubblicamente tutte e cinque le loro richieste. Dichiarano inoltre di non accettare più alcun intermediario tra loro ed il Governo inglese.

13 luglio

A Long Kesh muore Martin Hurson, al suo 46° giorno di sciopero della fame.

Hunger Strike - © Michel Philippot/Sygma/Corbis

14 luglio

Sean Donlon, ambasciatore americano a Dublino, lancia un appello al presidente Ronald Reagan, affinché solleciti il Governo inglese ad intervenire per trovare una soluzione alla questione degli hunger strikers.

15 luglio

A Long Kesh Matt Devlin inizia lo sciopero della fame, per sostituirsi a Martin Hurson.

16 luglio

Secondo quello che i prigionieri definiscono frutto di un “rischioso calcolo politico” da parte del Governo inglese, viene concesso alla Croce Rossa Internazionale di recarsi a Long Kesh.

17 luglio

I tre rappresentanti della Croce Rossa Internazionale hanno lunghi colloqui con i prigionieri in lotta. Incontrano poi il Segretario di Stato Atkins.

18 luglio

I prigionieri chiedono di sospendere gli incontri con la delegazione della Croce Rossa Internazionale. Accusano il Governo inglese di non voler trattare direttamente con loro, ma al tempo stesso di continuare a servirsi di intermediari per farli desistere dalla loro protesta. Scontri a Dublino durante una manifestazione a sostegno dei prigionieri dei Blocchi H davanti all’ambasciata inglese. 120 agenti di polizia ed 80 manifestanti rimangono feriti.

19 luglio

Durante il summit dei Paesi industrializzati ad Ottawa Margaret Thatcher e Ronald Reagan discutono della crisi in Irlanda del Nord. Il Segretario di Stato Atkins ribadisce che non vi saranno negoziati diretti Governo inglese/prigionieri sulla questione dello sciopero della fame.

21 luglio

Due funzionari del Governo inglese si recano a Long Kesh. A Brendan McFarlane, Officer Commanding dei detenuti dell’IRA dopo la morte di Bobby Sands, non viene permesso di incontrarli.

23 luglio

La Croce Rossa Internazionale ammette di non poter svolgere alcun ruolo nella crisi, in quanto né il Governo inglese, né i prigionieri sono pronti ad alcun compromesso.

27 luglio

Brendan McFarlane dichiara che non parteciperà a nessun incontro se non in veste di negoziatore, quale portavoce dei prigionieri che stanno effettuando lo sciopero della fame. Il Northern Ireland Office nega che egli abbia un ruolo da svolgere in tal senso, aggiungendo che ogni chiarificazione verrà data direttamente agli hunger strikers.

28 luglio

Padre Denis Faul, di Dungannon, incontra i familiari degli hunger strikers.

29 luglio

Kevin Lynch è già entrato in coma. Esponenti del Sinn Féin (tra cui Gerry Adams) e dell’Irish Republican Socialist Party (IRSP) si recano a Long Kesh per incontrare Brendan McFarlane e gli otto hunger strikers. Ad essi i prigionieri ribadiscono la loro ferma intenzione di continuare lo sciopero.

31 luglio

I familiari di Paddy Quinn, ormai in coma al suo 47° giorno di sciopero della fame, chiedono alle autorità sanitarie di Long Kesh di fornire assistenza medica al loro congiunto. A Belfast Peter Doherty, 37 anni, viene ucciso da un proiettile di plastica sparatogli alla testa dalle forze di sicurezza. Si trovava davanti alla casa di un suo amico mentre vi era tensione per le strade.

1 agosto

Morte di Kevin Lynch, al suo 71° giorno di sciopero della fame.
Continua la pressione della Gerarchia cattolica sui familiari degli hunger strikers : il vescovo di Derry Edward Daly lancia loro un appello, affinché richiedano l’assistenza medica per i loro congiunti che sono ormai in coma. Nessuna richiesta, invece, viene inoltrata al Governo inglese.

2 agosto

Muore Kieran Doherty, dopo 73 giorni di sciopero della fame.

3 agosto

Nonostante le precarie condizioni in cui versa, Liam McCloskey (INLA) inizia lo sciopero della fame.

8 agosto

Thomas McElwee è il nono detenuto repubblicano a morire a Long Kesh, dopo uno sciopero della fame durato 62 giorni.

9 agosto

Anniversario dell’introduzione dell’internamento senza processo (1971). Mentre sono in corso scontri a Newtownabbey, vicino a Belfast, Peter McGuinness viene ucciso sulla soglia della propria abitazione da un proiettile di plastica, sparatogli al petto da un agente della RUC.

10 agosto

A Long Kesh Pat Sheehan (IRA) comincia lo sciopero della fame.

17 agosto

A Long Kesh Jackie McMullan (IRA) inizia lo sciopero della fame.

20 agosto

Micky Devine è il decimo detenuto a morire nei Blocchi H di Long Kesh, al suo 60° giorno di sciopero della fame. I familiari del prigioniero Pat McGeown decidono di far intervenire i medici del carcere per salvare la vita al loro congiunto, in punto di morte dopo 42 giorni di sciopero.

21 agosto

Resi noti i risultati definitivi della nuova consultazione elettorale (la seconda in pochi mesi) tenutasi il giorno prima nella circoscrizione di Fermanagh/South Tyrone, a seguito della morte di Bobby Sands. Owen Carron, colui che aveva organizzato la campagna elettorale di Sands, vince le elezioni, ottenendo 786 voti in più di quest’ultimo (31.278 voti, contro i 29.048 del candidato unionista Ken Maginnis, dell’Ulster Unionist Party).

24 agosto

Owen Carron richiede un incontro con il nuovo Taoiseach dell’Eire Garret Fitzgerald e con Margaret Thatcher, per discutere degli scioperi della fame a Long Kesh. Bernard Fox (IRA) inizia lo sciopero della fame.

25 agosto

Il premier irlandese Garret Fitzgerald rifiuta di incontrarsi con Owen Carron.

26 agosto

Anche Margaret Thatcher risponde negativamente alla richiesta di Carron. Raccomanda che la questione dei prigionieri venga discussa ancora una volta con l’alto funzionario del NIO Michael Alison.

31 agosto

A Long Kesh Gerry Carville (IRA) inizia lo sciopero della fame.

1 settembre

Nell’Eire Owen Carron incontra Charles Haughey, leader del partito Fianna Fáil.

4 settembre

I familiari del prigioniero Matt Devlin, al suo 52° giorno di sciopero della fame, acconsentono all’intervento dei medici del carcere di Long Kesh per salvargli la vita.

6 settembre

A Long Kesh Lawrence McKeown (al 70° giorno di sciopero della fame) è il quarto prigioniero a cui viene fornita assistenza medica per volontà dei suoi familiari. L’INLA dichiara che i suoi uomini non intraprenderanno lo sciopero della fame con la stessa periodicità avutasi fino a quel momento. A questa data a Long Kesh vi sono in totale 28 prigionieri dell’INLA e 380 dell’IRA.

7 settembre

John Pickering (IRA) inizia lo sciopero della fame.

14 settembre

A seguito di un rimpasto governativo James Prior diviene il nuovo Segretario di Stato per l’Irlanda del Nord. A Long Kesh Gerard Hodgins (IRA) comincia lo sciopero della fame.

17 settembre

Il neo-eletto Segretario di Stato James Prior si reca a Long Kesh, dove incontra alcuni dei prigionieri in lotta.

21 settembre

A Long Kesh Jim Devine (IRA) comincia lo sciopero della fame.

25 settembre

Al suo 33° giorno di sciopero della fame Bernard Fox sospende la sua protesta, a causa di improvvise complicazioni che lo hanno ridotto in gravi condizioni. Lo SDLP ammette di aver discusso dello sciopero della fame con il Sinn Féin e con l’organizzazione lealista Ulster Defence Association (UDA).

26 settembre

Liam McCloskey, ultimo hunger striker dell’INLA, sospende lo sciopero della fame che ha condotto per 55 giorni, dopo aver saputo dai suoi familiari che essi sono pronti a chiedere l’assistenza medica qualora egli entri in coma.

3 ottobre

Lo sciopero della fame, iniziato da Bobby Sands 217 giorni prima, viene definitivamente sospeso.
Nel comunicato rilasciato la sera stessa a nome degli hunger strikers e dei prigionieri repubblicani di Long Kesh si legge:
“Una crescente pressione ed uno stato di demoralizzazione alimentato da personalità della mondo ecclesiastico hanno portato ad un ulteriore intervento [dei familiari degli hunger strikers], cosicché cinque detenuti hanno dovuto sospendere lo sciopero. Accettiamo il fatto che sia pressoché l’impossibile, fisicamente e psicologicamente, ricominciare lo sciopero dopo l’azione delle famiglie.
(…) La maggioranza dei familiari degli hunger strikers ha dichiarato che interverrà nei confronti dei loro congiunti. In tale circostanza riteniamo che lo sciopero, per ragioni tattiche, debba essere sospeso.
(…) Sono molteplici i motivi che hanno portato i nostri compagni ad iniziare lo sciopero della fame. Tra questi vi era il fatto di non aver altra possibilità di scelta e nessun altro mezzo per garantire una soluzione di principio ad una protesta che stava continuando da quattro anni.
Un’altra ragione, di fondamentale importanza, era voler riaffermare il diritto alla libertà della gente d’Irlanda. Siamo convinti che l’antichissima lotta per la libertà e l’autodeterminazione irlandese abbia ricevuto un incommensurabile contributo da questo sciopero della fame, che quindi noi consideriamo una vittoria politica di enorme portata.
(…) Ringraziamo il National H Block/Armagh Committee, il movimento per i Blocchi H, la gente nazionalista d’Irlanda e tutti coloro che all’estero si sono battuti per la nostra causa. Vi siamo debitori e vi chiediamo di continuare il vostro prezioso lavoro a nostro favore”.
Gli ultimi hunger strikers pongono così fine alla loro protesta. Sono: Pat Sheehan (al suo 55° giorno di sciopero), Jackie McMullan (48°), Gerry Carville (34°), John Pickering (27°), Gerard Hodgins (20°) Jim Devine (13°). Come nel caso di Liam Closkey, anche i loro familiari si sono dichiarati pronti a richiedere l’assistenza medica per salvare le loro vite.
La blanket protest , tuttavia, non viene sospesa.

6 ottobre

Il Segretario di Stato per l’Irlanda del Nord James Prior riconosce il primo dei cinque diritti rivendicati dagli hunger strikers e dalle centinaia di prigionieri per anni in lotta a Long Kesh. Annuncia infatti che i detenuti potranno indossare sempre abiti civili.
Per ciò che riguarda tre delle altre quattro richieste dei detenuti, Prior fa le seguenti concessioni: i prigionieri potranno associarsi liberamente in aree adiacenti ai Blocchi H, ricevere un maggior numero di visite ed ottenere il ripristino del 50% delle riduzioni di pena, perduto a causa delle precedenti proteste.
Rimane tuttavia ancora aperta la questione del rifiuto da parte dei prigionieri di svolgere il lavoro imposto dalle autorità carcerarie, che costituisce l’ultima delle rivendicazioni dei detenuti. Anche dopo la fine dello sciopero della fame, infatti, sia a Long Kesh che ad Armagh continua la no-work protest da parte di centinaia di prigionieri. Essi vengono puniti con la perdita della riduzione della pena (10 giorni ogni 28 di protesta) e di altri privilegi, quali la possibilità di svolgere attività educative.

25 ottobre

A Long Kesh quasi tutti i detenuti (389 su 399) hanno sospeso la blanket protest ed indossano abiti civili. La no-work protest è tuttavia ancora in corso.

Novembre

28 detenuti dell’INLA annunciano che, a partire dal 1° dicembre, sospenderanno la no-work protest. I prigionieri dell’IRA attendono di vedere come saranno trattati i detenuti che rispetteranno il regolamento carcerario. Solo un anno dopo, il 2 novembre 1982, il Northern Ireland Office annuncerà che la no-work protest, condotta fino a quella data ancora da 145 prigionieri repubblicani, è stata definitivamente sospesa.