Oglaigh na hEireann vede i suoi piani per uccidere gli agenti di polizia come parte di una “guerra”. Ma si sta combattendo anche su un secondo fronte – dietro alle sbarre della prigione di Maghaberry. Non può vincerle entrambe, dice Brian Rowan

Real IRA | RIRA
E’ un mondo – e una “guerra” – in cui il pendolo oscilla in un modo e poi nell’altro. Ed è una battaglia familiare che, per i vari gruppi repubblicani, ha prodotto momenti che alcuni avrebbero definito “successi” ed altri avrebbero “fallimenti”.
Noi non sempre vediamo cosa sta succedendo, e neppure l’MI5, seppure dotato di tutte i suoi aggeggi per guardare ed ascoltare.

In tempi diversi, ci sono stati tentativi di riunire tutti i pezzi diversi di quel mondo repubblicano – i suoi numerosi pezzi disparati e frammentati.

Ad un certo punto, la discussione era incentrata sulla costruzione di un “Army Council” ad interim, composto da rappresentanti della Real IRA, Continuity IRA, Oglaigh na hEireann (ONH) e quel blocco di “indipendenti” non appartenenti alle altre organizzazioni.

Ci sono stati momenti di collaborazione operativa, condivisione di risorse, fare le cose insieme: l’attacco alla caserma dell’esercito britannico di Massereene del marzo 2009, in cui sono stati uccisi i genieri Mark Quinsey e Patrick Azimkar, ne è un esempio.

Ma questo grande piano di costruzione di un gruppo e una leadership non si è materializzato: ci sono troppe persone ed interessi in competizione; troppi ego; troppi sospetti; troppi dubbi.

E, quando si gratta la superficie di tutto ciò, ci si chiede quanta convinzione e la fiducia ci sia nelle diverse guerre, ciò che sono veramente e cosa pensano di ottenere quelli che le dirigono.

Ho sentito i dubbi di alcuni di coloro che fanno parte di questo mondo; pensano e dicono ad alta voce di non essere sicuro di quello che questa fase di “lotta armata” può realizzare.

Queste sono battaglie che non possono – e non vogliono – essere vinte. E l’idea che i repubblicani forzeranno un ripensamento della politica, una riscrittura degli accordi negoziati, è roba da “Alice nel paese delle meraviglie”.

La Continuity IRA è divisa, rotta in vari pezzi. E in tutto quel mondo ci sono molti “Army Council”.

Il piano di una dirigenza unica è disintegrato – parte della ragione sta nel profondo sospetto su una delle persone nominate per sedersi al nuovo tavolo; sospetto che lui era – ed è – un agente, quella che viene definita una Covert Human Intelligence Source (Chis).

I repubblicani punteranno a momenti “da prima pagina”: l’autobomba a Palace Barracks, che ospita la sede centrale dell’MI5 in Irlanda del Nord, l’attacco a Massereene Barracks, e quelli realizzati con le bombe posizionate sotto alle vettura, compreso quello che ha ucciso l’agente Ronan Kerr.

Nel freddo linguaggio della guerra, questi sono i loro “successi”, alcune delle cose su cui direbbero di aver lavorato.

Potranno anche raccontare le cose che hanno quasi funzionato, come ad esempio il piano degli ultimi scorsi per lanciare una bomba da mortaio piena di Semtex contro un mezzo della polizia a North Belfast.

Ancora una volta, nel freddo linguaggio della guerra, la fazione di ONH ha spiegato il proprio pensiero: “spazzare via l’auto ed i suoi occupanti”, non solo per uccidere i poliziotti, ma per richiedere una revisione generale della sicurezza.

Una macchina della polizia era il bersaglio specifico, con l’attacco progettato, in parte, per costringere gli agenti di nuovo nelle Land Rover corazzate.

I repubblicani non vogliono un normale servizio di polizia.

Vogliono spingere gli agenti lontano dalla comunità. Vogliono un’immagine della sicurezza che suggerisca guerra, non pace.

L’agguato è stato progettato in un luogo in cui i veicoli della polizia devono rallentare, rendendoli un bersaglio più facile. Ma è stato abbandonato quando nessuna autovettura della polizia è passata dove il mortaio era stato installato.

E questo è quanto si va vicino, alcune volte; nelle menti dei repubblicani è la sottile linea tra successo e fallimento.

Ma, qui e ora, non stanno pensando solo alle loro guerre. C’è un’altra battaglia in corso all’interno della prigione di Maghaberry: proteste per le perquisizioni corporali (strip-search), i tempi di chiusura nelle celle e l’associazione.

Significa che i prigionieri sono chiusi nelle loro celle per lunghi periodi – alcuni per 23 ore al giorno, altri per 24 ore.

Vuol dire anche che il mondo repubblicano non è concentrato solamente sulle loro guerre. Devono pensare anche ai propri prigionieri e passare del tempo in lunghe conversazioni nel tentativo di risolvere questa disputa.

ONH aveva minacciato il personale del carcere, avvertendo di possedere i dati personali delle guardie fino al livello di governatore. Era una minaccia che è stata poi ritirata pubblicamente, ma da allora la protesta dei prigionieri si è intensificata.

La degradante perquisizione corporale in entrata ed in uscita dalla prigione viene vista come una parte essenziale del protocollo di sicurezza, qualcosa per cui non esiste spazio per il compromesso. Lo ha detto chiaro e tondo il ministro della Giustizia nordirlandese David Ford. Così il braccio di ferro continua.

I repubblicani stanno quindi combattendo su un altro fronte. Ma qual è la sfida in tutto questo? Occorre riflettere più seriamente a come porre fine a queste guerre – sia all’interno che all’esterno della prigione. Sul terreno, lo slancio recente è stato il lavoro di polizia su entrambi i lati del confine ed il servizio di sicurezza (MI5). Chiaramente, hanno avuto un buon servizio di intelligence, interrompendo sia le attività repubblicane che gli attacchi già pianificati.

Ma in questo mondo, il pendolo può oscillare nella direzione opposta. Ci saranno altri attacchi. I repubblicani staranno lontano dai radar dell’intelligence. E, quando lo fanno, delle vite sono messe a rischio.

Quindi c’è la necessità di un grande tavolo di colloqui e dovrebbe essere incentrato sui dubbi sollevati dai repubblicani. Se riconoscono che questa fase della lotta armata non può – e non vuole – avere successo, allora di cosa si parla?

Questa è la domanda che dovrebbe essere affrontata.

E che dovrebbe essere al centro di ogni conversazione.