Martin Corey - Marian Price

Pauline Mellon, attivista per Marian Price, scrive un articolo sulle implicazioni della giustizia che sorgono dalla differenza tra le promesse dell’Accordo del Venerdì Santo e i fatti sul terreno

Quest’anno segna il 15° anniversario della firma dell’Accordo del Venerdì Santo, noto anche come l’Accordo di Belfast. Questo accordo doveva portare il cambiamento, un “nuovo inizio”.

Per me questo anniversario serve per ricordare che in quindici anni ben poco è cambiato. La disputa in corso sulla bandiera alla Belfast City Hall e la promessa di un sondaggio di confine sono la prova che, dopo 15 anni, qui nel Nord dell’Irlanda le nostre comunità sono ancora divisei.

Tuttavia la continua polarizzazione delle comunità del Nord è solo un aspetto delle carenze intrinseche dell’accordo. Non c’è la promessa Legge sui Diritti (Bill Of Rights) e adesso i muri della pace sono più di quanti fossero al momento della firma dell’accordo. Lo spettro dell’emigrazione continua a minacciare il paese. L’emigrazione è aumentata l’anno scorso del 16% rispetto ai 12 mesi precedenti, con 46.500 persone che hanno lasciato l’Irlanda.

Quando sento parlare di Accordo del Venerdì Santo, due nomi in particolare mi tornano in mente: Marian Price (59 anni) e Martin Corey (63 anni). Queste persone sono state rilasciate senza condizioni dai giudici ma ancora rimangono in carcere a causa del loro passato.

Marian Price e Martin Corey sono vittime del sistema giudiziario kafkiano che opera nel Nord dell’Irlanda. Il loro trattamento è in diretto conflitto con le tante promesse delineate nell’Accordo del Venerdì Santo ed è un esempio della continua erosione dei principi fondamentali della giustizia civile. Questo trattamento è la prova che il nostra micro governo non può essere attendibile nella tutela dei diritti di tutti i cittadini. Un micro governo che è manovrato, manipolato e meticolosamente gestito dalla Crudele Britannia. Considerando il fallimento del regime di Stormont si può vedere una correlazione diretta tra ciò che sta accadendo qui nel Nord e gli scritti di Frank Kitson.

Marian Price è detenuta per un’accusa prima decaduta e poi reintegrata e per un’accusa basata sul sentito dire di terze parti, di cui né lei né i suoi avvocati sono al corrente. Questo di per sé è un affronto alla giustizia aperta perché rimuove tutti i motivi di una contestazione legale.

L’uso continuato di prove chiuse/segrete consente al governo di giocare la carta della sicurezza nazionale e, se necessario, nascondere tutto sotto un manto di segretezza. Nel caso di Marian questo mantello di segretezza ricopre molto bene anche il Perdono Reale che ha ricevuto nel 1980. Un documento ufficiale che le autorità affermano sia andato prerduto.

Attualmente il caso di Marian è davanti alla Commissione per il Rilascio, lasciandola completamente alla loro mercé. In un tribunale chiuso prenderanno la loro decisione se restituire oppure no Marian Price alla sua famiglia. Il fatto che le sia già stata concessa la cauzione per loro è irrilevante. Ad oggi i commissari continuano a ostacolare i procedimenti e a fare ostruzionismo.

In un recente rapporto pubblicato da Rights Watch UK per quanto riguarda la situazione di Marian sollevano alcune preoccupazioni:

i Commissari per il Rilascio hanno dichiarato che non sono indipendenti dal governo, nel senso che sono nominati dal Segretario di Stato per l’Irlanda del Nord e possono essere da lui licenziati. Fanno quindi parte del braccio esecutivo dello Stato e non del braccio giudiziario dello Stato.

Questo mette in discussione l’indipendenza della magistratura. Sicuramente nell’interesse della giustizia ci dovrebbe essere separazione tra il potere giudiziario e lo Stato. In entrambi i casi, Marian Price e Martin Corey hanno ottenuto il rilascio con la condizionale ma il giudizio è stato ribaltato dal Segretario di Stato britannico.

La relazione citata si conclude con la richiesta di rilascio per Marian per motivi umanitari e afferma: “Continueremo a fare pressione per la liberazione di Marian Price e lei ha diritto a un processo equo e non deve essere trattata come una pedina politica in uno stato di eccezionalità”.
 
Spesso sentiamo come le cose sono cambiate e di come dobbiamo andare avanti. Come possiamo muoverci in avanti quando le persone continuano ad essere perseguitate per le loro diverse opinioni e per il loro passato. Qual è il prezzo del cambiamento?