Gerry AdamsCosa intende Gerry Adams quando dice: “La lotta repubblicana non era e non è piazzare il sedere sui seggi dell’Esecutivo – anche se si tratta del sedere di una persona deliziosa come Martin McGuinness”?

Il grande padre della strategia di pace repubblicana parla quasi come un “dissidente”, confuso da dove sono finiti i Provos dopo tutti quegli anni di omicidi, morti e rifiuto del dominio britannico. E’ una minaccia di uscire dall’Assemblea qualora il DUP non dia spazio ad alcune richieste fondamentali dello Sinn Fein?

Non troverete alcun riferimento al sedere di McGuinness nel resoconto ufficiale del discorso di Adams tenuto alla commemorazione per lo sciopero della fame a Galbally, 10 giorni fa. Era un pezzo aggiunto ad libitum al discorso preparato da Adams che, come accade, è stato fatto mentre McGuinness si “trovava a pescare”. Per il lieve imbarazzo di Adams, l’uscita è stata registrata da Gareth Gordon di BBC e riportata da Martina Purdy sul blogo politico Devenport Diaries.

Il tono leggermente da bullo, la battuta divertente su McGuinness e la minaccia implicita di pioggia per la sua sfilata, mi ha indotto a cercare la versione ufficiale.

Come visto, i sentimenti sono grosso modo gli stessi; nella copia approvata, Adams non fa il nome di McGuinness ma ribadisce che i politici dello Sinn Fein potrebbero non stare a Stormont per sempre.

Ha detto che “la lotta repubblicana non era e non è piazzare il sedere sui seggi nell’Esecutivo o nel Parliament Buildings (Westminster) o a Leinster House (sede del parlamento irlandese) o presso l’Unione Europea o in altri consessi solo per il gusto di farlo. I nostri rappresentanti lo sanno. Non siamo nell’agone politico solo per il nostro piacere ma per usare il mandato politico ricevuto per portare un vero cambiamento”.

Il messaggio è inequivocabile: l’adesione personale di Adams alle istituzioni democratiche non può essere garantito. La politica elettorale è solo una delle armi del suo arsenale e può avvenire la decommissioning (la messa fuori uso, NdT), come per quelle reali, se sopravvivono alla loro utilità.

Proprio mentre pensiamo che il processo di pace sia sicuro, Adams mette un cartellino del prezzo alla sua collaborazione. Ha affermato che “perseguire” la pace “significa completare l’implementazione del Good Friday Agreement; trasferire i poteri sulle sicurezza e la giustizia; un Bill of Right (Carta dei Diritti) e una legge sull’Acht na Gaeilge (Legge sulla Lingua Irlandese)”.

Il presidente dello Sinn Fein aggiunge, quasi fosse ripensamento: “significa anche contrastare gli svantaggi, la povertà e l’ingiustizia e fornire un governo efficace”.

Nonostante la buffa recita di Galbally, dove gente si è vestita da membri dell’IRA e da agenti dello Special Branch della RUC per reinterpretare scente dei Troubles, il discorso di Adams non può essere letto come una minaccia al ritorno alla violenza. Quello ne farebbe cadere qualsiasi credibilità. Equivale a dire che la sua intera strategia è un fallimento ed i (cosiddetti) dissidenti avrebbero tutta la ragione.

Comunque le parole di Adams possono, e dovrebbero, essere presa come una minaccia che, se non riesce ad ottenere ciò che vuole dal DUP, potrebbe causare instabilità politica.

Abbiamo avuto un assaggio di questa strategia lo scorso anno, quando Ian Paisley si dimise e Adams orchestrò uno stallo per obbligare il DUP a concertare un’agenda precisa sul trasferimento dei poteri di controllo della sicurezza e giustizia.

Non è accaduto perché lo Sinn Fein ha ceduto per primo, ma se avessero resistito maggiormente si sarebbe potuti arrivare alla caduta dell’Assemblea. Potrebbe accadere adesso, nuovamente, e se non sarebbe possibile, potrebbe rendere il processo decisionale ancora più lento di quanto lo sia già.

Certamente è facile per Adams farsi una risata a buon mercato sul sedere degli altri piazzato su una sedia (di potere, Ndt) quando anche lui non ha un vero lavoro. In mancanza di qualcosa di importante da fare, sta cercando di reinventarsi come stratega di alto livello e agitatore, riunendo americani e londinesi per l’unità d’Irlanda mentre tiene una lezione in patria. Sembra la prova vivente che il diavolo trova lavoro per le dita inattive.

Il mio sospetto è che, fino a quando il DUP giocherà la sua mano, molti nazionalisti non lo ringrazieranno per fare cadere il governo sul Bill of Rights o sulla promozione dell’Irlandese. Se spinge su questi argomenti, ed il DUP gli tiene testa, Adams dovrà mettere la coda tra le gambe come fece l’ultima volta.

Adesso è il momento per gli unionisti di usare con attenzione le parole e costruire fiducia nelle istituzioni, migliorando la qualità e la velocità delle decisioni prese. Se il DUP e lo Sinn Fein non possono far funzionare questo accordo, si troveranno ad affrontare la resa dei conti alle prossime elezioni per Westminster.