di Federico Cenci

Vitelli e O Bradaigh(ASI) Intervistiamo Massimiliano Vitelli, portavoce italiano del Republican Sinn Féin, componente politica irlandese che rifiuta gli storici accordi del Venerdì Santo e fa dei principi del 1905, anno di fondazione dello storico Sinn Féin, il proprio cavallo di battaglia. Chiunque volesse farsi un’idea approfondita, non distorta della questione irlandese dovrebbe anzitutto rivolgere le proprie attenzioni oltre quanto riportato dai media ufficiali, poiché le notizie su questo tema giungono a noi quasi sempre da Londra, deliberatamente filtrate per condizionare l’opinione pubblica. E’ al fine di proporre ai lettori una voce non conforme a queste imposizioni strumentali che ASI ha deciso di dar spazio ad un esponente di quelle realtà politiche che si battono contro il giogo britannico in Irlanda del Nord, presente ancora oggi ed opprimente come lo era nel passato.

E’ a seguito di un preciso avvenimento storico che nasce il vostro partito scindendosi dal Sinn Féin (con il quale spesso, qui in Italia, venite erroneamente confusi); puoi spiegarci quale avvenimento è stato a spingere i fondatori a fare questa scelta coraggiosa?
La decisione è stata presa durante l’Ard Fheis (il Congresso Annuale del Partito) del 1986. In quell’occasione la maggioranza degli iscritti, guidati da Gerry Adams, ora leader dei Provisionals, votarono per terminare la politica dell’astensionismo. Ciò voleva significare il riconoscimento delle Istituzioni create dall’illegittimo governo britannico sull’isola d’Irlanda. Una scelta inaccettabile. Così, Ruairi O’Bradaigh e Dáithí Ó Conaill decisero di abbandonare la sala e dare continuità agli ideali di sempre dello Sinn Féin scindendo il partito.

Venne salutata con entusiasmo fin da subito la nuova realtà politica dalla comunità repubblicana o vi furono inizialmente diffidenze? Questa domanda ha anche lo scopo di comprendere quanta adesione ci fu nei confronti della svolta del Sinn Fein orchestrata dal leader Gerry Adams.
Nel 1986 la maggioranza dei repubblicani scelse la linea di Adams. Egli disse che l’astensionismo era superato e che se si voleva davvero fare opposizione al governo illegittimo britannico l’unica via era quella di occupare quanti più posti possibili in Parlamento e contestare dall’interno. A distanza di 25 anni sappiamo con certezza che le parole di Adams erano solo bugie. La sua linea politica mirava solamente al raggiungimento di un “power-sharing”(condivisione del potere) con il D.U.P. di Ian Paisley. Cosa che si é poi effettivamente avverata. Oggi, addirittura, dopo aver diviso la scrivania di Stormont con i nemici storici di sempre del D.U.P., Adams ha deciso di abbandonare il nord anche fisicamente (dopo averlo fatto moralmente nel corso di tutti questi anni) per candidarsi alle elezioni nella Repubblica d’Irlanda. Entità politica che, secondo i principi del repubblicanesimo, che dovrebbero essere anche i suoi, non dovrebbe esistere.

Qual è il progetto politico che sin dal suo anno di nascita ad oggi persegue il Republican Sinn Féin?
Questa domanda mi permette di fare un po’ di chiarezza. Il nostro progetto politico é lo stesso fin dal 1905, anno di fondazione dello Sinn Féin. Noi non vogliamo l’annessione delle 6 contee del nord alla Repubblica d’Irlanda perché ciò significherebbe riconoscerla e legittimarla. La nostra unica strada, che percorriamo da 106 anni, é quella che porta allo scioglimento del 26 counties (Eire) e alla riorganizzazione dell’isola sulla base delle quattro province storiche dell’Irlanda in 32 contee con una devolution dei poteri al livello più basso possibile.

Quale il numero di componenti che attualmente può vantare la vostra organizzazione? In quale zona dell’isola siete più radicati e, secondo il tuo parere, perché proprio lì si manifesta maggiore adesione alle idee repubblicane?
Attualmente il Republican Sinn Féin conta alcune centinaia di iscritti e moltissimi sostenitori, soprattutto nel 6 counties. L’appoggio maggiore arriva infatti dalla gente che quotidianamente vive lo stato di sofferenza perpetrato dall’illegittimo governo britannico. Dopo il trattato firmato nel 1922 da Michael Collins con il governo britannico (la divisione delle 32 contee in due entità politiche distinte) gli abitanti di quella che erroneamente viene definita l’Irlanda del sud (Malin Head, il punto più a nord dell’isola, appartiene all’Eire) si sono presto dimenticati dei loro “fratelli” rimasti intrappolati nelle 6 contee occupate.

Chi è attualmente il segretario del partito? Ci sono vostri consiglieri eletti nei collegi elettorali d’Irlanda?
L’attuale leader del Republican Sinn Féin è Des Dalton, che ha sostituito dal 2009 Ruairi O’Bradaigh, divenuto Patrono. Attualmente abbiamo un eletto. Tomás Ó Curraoin, nell’area del Connemara, candidato al Galway County Council, ha ricevuto 1,387 voti. L’ 8.4%.

Nella rivendicazione di un attentato della Continuity IRA, avvenuto ai danni di un poliziotto nella località di Craigavon nel marzo 2009, si legge: “Fin quando ci sarà l’occupazione britannica questi attacchi continueranno”. Per chi non conosce la realtà nordirlandese non è facile comprendere di cosa stiamo parlando; puoi spiegare in che modo si manifesta nel quotidiano, concretamente, nelle sei contee che danno vita al Nord Irlanda, questa politica repressiva ai danni di cittadini cattolici?
Fino a pochi anni fa le difficoltà per i cattolici di trovare un lavoro erano notevoli. La confessione religiosa era una discriminante fondamentale. Considerando che nello stesso periodo era possibile votare solamente se proprietari di una casa, non avere lavoro diventava “limitativo” anche nella vita politica. Situazione che negli anni ha permesso ai protestanti (per lo più unionisti) di guadagnarsi la grande maggioranza dei posti di rilievo decisionale nelle 6 contee occupate, con tutto quello che ne consegue. Un esempio: Il quartiere di Falls Road, roccaforte repubblicana, è lasciato abbandonato dal governo britannico che invece cura moltissimo l’area unionista di Shankill. E poi c’è la storia, che in Irlanda non è il passato ma una parte precedente del presente. Troppe vittime innocenti, troppo sangue per le strade. La gente non dimentica.

Qual è l’atteggiamento che assume invece il Sinn Féin nei confronti di tutto ciò? I vertici del partito vengono giudicati dai repubblicani conniventi con la macchina repressiva britannica; tu sei d’accordo?
I Provisionals hanno svenduto tutto quello che c’era da svendere. Gli ideali, i principi, perfino la memoria di veri eroi come Bobby Sands. Tutto per una fetta di potere in quell’amministrazione che, invece, dicevano di non riconoscere e di voler combattere.

Questa crescente insofferenza da parte soprattutto dei giovani dei quartieri repubblicani nei confronti del Sinn Féin, divenuto incapace di ascoltarne i disagi, pensi possa essere il motivo scatenante del riaffermarsi del clima bellico che si sta oggi respirando nelle sei contee?
La storia, se non trova soluzioni definitive, vive di cicli. Questo vale in tutte le parti del mondo e quindi, soprattutto, in Irlanda. Finché non ci sarà il totale e incondizionato ritiro delle forze britanniche, politiche e militari, dall’isola, non ci sarà pace.

Ritieni esistano le condizioni affinché le cose possano davvero cambiare in Irlanda a beneficio dei suoi legittimi abitanti? Pensi che il Republican Sinn Féin possa ottenere dei risultati? Se sì, cosa te lo fa pensare?
106 anni di continuità, di adesioni, di supporto ai prigionieri politici. I repubblicani hanno affrontato difficoltà enormi, soprusi e perdite umane ma non si sono mai piegati. Sono ancora lì a lottare per la giustizia e per la libertà. Questa é la nostra forza e questa tenacia prima o dopo verrà premiata. Non importa quanto tempo ancora ci vorrà.

In ultimo, chiediamo una tua impressione da italiano: nel nostro paese è diffusa una certa simpatia nei confronti dell’Irlanda – dei suoi paesaggi, delle sue genti, della sua birra -, ma in termini strettamente politici, che grado di interesse percepisci da parte dei nostri connazionali verso la questione irlandese?
Da quando sono diventato portavoce per l’Italia del Republican Sinn Féin ho ricevuto molti contatti e diversi inviti di partecipazione a dibattiti e conferenze. C’è molto più interesse di quello che si possa pensare.

Detto ciò, te la senti di consigliare un testo in italiano che possa aiutare a comprendere la questione irlandese ad una persona propensa a saperne di più e di meglio rispetto a quanto ci viene propinato dai media di massa?
Ci sono diverse pubblicazioni interessanti. Imperdibile é “il diario di Bobby Sands” . Poi “la vera storia dell’I.R.A.” di Ed Moloney.

Acquista online da Amazon