OmaghGli uomini responsabili per la bomba di Omagh sarebbero potuti finire in carcere prima dell’esplosione, ha affermato l’investigatore che ha lavorato sul caso.

Norman Baxter rivela che se i servizi di intelligence avessero condiviso le informazioni con la polizia, le vite delle 29 vittime si sarebbero potute salvare.

Baxter ha fornito testimonianza davanti al Northern Ireland Affairs Committee a Westminster e ha riferito dell’esistenza di precedenti minacce riguardanti la stessa banda di repubblicani.

“Gli investigatori non avevano accesso alle informazioni, non per per prevenire quegli incidenti, ma per assicurare che dopo di essi ci sarebbe stata l’opportunità di arrestare i sospetti prima della bomba di Omagh”, ha detto.

L’ex soprintendente ha aggiunto che l’unità della Real IRA proveniva sia dal Nordirlanda che dalla Repubblica d’Irlanda.

“Quegli attentatori hanno avuto libertà dalla metà del 1997 e le autorità, quali che fossero, gli hanno permesso di continuare”, prosegue Baxter.

Secondo l’ufficiale c’erano state delle bombe a Markethill (Contea di Armagh), a Moira (Contea di Antrim), a Portadown (Contea di Armagh) e a Lisburn e Banbridge (Contea di Down).

“In ognuno di questi incidenti c’era la possibilità di un intervento che avrebbe potuto decimare questa banda”, ha aggiunto.

“C’era la possibilità di arrestare la banda dopo Lisburn, dopo le bombe di maggio e luglio 1998, ed anche dopo Banbridge.

“Gli investigatori (della polizia) non avevano accesso a queste informazioni di intelligence”, prosegue.

Proseguendo nella testimonianza ha parlato di informazioni relative a 16 incidenti terroristici che non crede siano state condivise con la polizia.

Baxter dice che ogni numero telefonico dei sospettati avrebbe dovuto essere fornito alla sua indagine.

“Omagh non può essere visto come un incidente singolo; Omagh era l’ultimo di una serie di incidenti iniziati alla metà degli anni Novanta, la metà del 1997, e così c’era una lunga scia che portava all’esplosione di Omagh“, ha avvertito.

“L’informazione giaceva altrove e avrebbe potuto essere di grande valore nei primi giorni di inchiesta”, ha aggiunto.

L’Intelligence Services Commissioner (il commissario dei servizi di intelligence), Sir Peter Gibson, ha riferito che le informazioni sugli attentatori era stata condivisa con la polizia dopo il suo controllo ordinato dal primo ministro, ma non avrebbe potuto fermare l’attacco del 1998.

Nel suo rapporto, Gibson afferma che i dettagli delle intercettazioni telefoniche furono passate “puntualmente e dettagliatamente” e in accordo con le adeguate procedure.

Un episodio di Panorama, trasmissione della BBC, ha scoperto che gli ufficiali di intelligence con base al Government Communications Headquarters (GCHQ) avevano ascoltato le telefonate degli attentatori, ma fallirono nel trasferimento – o si rifiutarono – delle informazioni ai detective della Royal Ulster Constabulary (RUC), alla caccia degli assassini nei giorni seguenti all’attacco.

Ma Baxter ha detto al comitato che i termini di riferimento di Sir Peter sono “molto lontani” dall’inchiesta annunciata da Gordon Brown dopo le affermazioni secondo cui informazioni vitali sono state deliberatamente trattenute.

“Le aspettative delle famiglie che stanno ancora cercando una conclusione sono state sollevate ad un punto che Sir Peter non può raggiungere”, ha aggiunto.