Hunger StrikeMolti ‘documenti di Stato’ appena pubblicati a Dublino, Belfast e Londra in base alla legge dei 30 anni si riferiscono allo sciopero della fame del 1980.

Alcune delle note interne a volte sono state scritte, senza dubbio, con cautela e con un occhio alla storia. Ma molte sono state scritte con spontaneità e in contemporanea con gli eventi o dopo le riunioni o i briefing con i politici e gli ambasciatori, e dovevano essere le valutazioni informative e precise per i loro superiori.

Quindi ci sono intuizioni, piccoli cammei e indiscrezioni di classe come quella di Andrew Brown, un funzionario civile, interrogato sulla possibile carie dentaria tra i prigionieri che effettuavano la em>no-wash protest e che non avevano spazzolini da denti: “Se i manifestanti sono un tipico spaccato della popolazione, metà di questi saranno già predisposti per set completo di protesi dentarie”.

Ho, ho, ho

Quelli che mi interessano maggiormente riguardano il periodo antecedente lo sciopero della fame del 1980, le comunicazioni interne al governo e alle agenzie durante lo sciopero, e se l’analisi della leadership repubblicana e la rappresentazione di ciò che stava accadendo si è successivamente rivelata corretta. Fino al 19 dicembre, quando vidi per l’ultima volta Bobby Sands vivo, avevo rapporti con Bobby, che era l’OC (Officer Commanding, ufficiale comandante dei prigionieri dell’IRA) dei detenuti, e con Brendan Hughes, il leader dello sciopero della fame.

Iniziando lo sciopero della fame, i prigionieri stavano prendendo enormi rischi con la propria vita e quella delle loro famiglie. Ma la posta in gioco non era solo personale, erano politica, perché i sostenitori repubblicani guardarono ai prigionieri come eroi iconici, mentre i britannici riconobbero che potevano danneggiare la lotta repubblicana (di cui gli scioperanti erano i simboli) se avessero spezzato lo sciopero della fame.

La leadership repubblicana sapeva che gli inglesi avevano il lusso di potersi sedere e giocare con i prigionieri e le loro famiglie. La leadership si era opposta allo sciopero della fame, ma era priva di idee su come risolvere la crisi nelle prigioni e non poteva e non voleva arrendersi. Così hanno sostenuto al 100% gli uomini e le donne in Armagh all’inizio dello sciopero della fame.

Gli establishment britannico (e irlandese) non potevano permettere ai prigionieri di vincere, a causa della spinta che una vittoria avrebbe dato al repubblicanesimo. Allo stesso tempo, lo sciopero della fame aveva focalizzato l’attenzione internazionale sugli orrori delle prigioni e sul conflitto in un modo che ha esposto la Gran Bretagna, così la Gran Bretagna era sotto una certa pressione.

Murales repubblicano

Amoralità

Lo sciopero della fame anche esposto la vacuità e l’ipocrisia della retorica del governo irlandese (in particolare Haughey), l’amoralità della maggior parte della gerarchia cattolica (in grado di condannare esplicitamente i repubblicani, ma non la violenza britannica), con l’SDLP (come sempre) in giro come un pollo senza testa. Per assicurarti di aver ottenuto qualcosa attraverso il governo di Dublino e quello di Londra tutto quello che dovevi fare era confidarti con qualche membro dello SDLP “in totale sicurezza”.

Un preveggente rapporto dell’intelligence britannica inviato a Margaret Thatcher riferiva che lo sciopero della fame era “profondamente inviso alla dirigenza perché confonde le questioni, dà la possibilità di divisione di opinioni, danneggiando il disaccordo, ed è al di fuori del loro controllo…

“La campagna [per lo sciopero della fame] potrebbe esaurirsi, con la vergogna del movimento [repubblicano]. Potrebbe anche mostrare che, con vergogna del movimento, non si trova un modo efficace per rinforzare gli sforzi dei prigionieri”.

Dopo due mesi di sciopero la Thatcher è stata in grado di dire al suo Gabinetto che Haughey – nonostante la sua presa di posizione pubblica – sosteneva la sua posizione, anche se chiedevao “modifiche estetiche nel carcere” e ha “ammesso che non c’era più nulla che le autorità britanniche potrebbero offrire loro [a prigionierii]”. Vi era, tuttavia, un leggero cambiamento nella sua posizione – l’offerta di “abiti simili a quelli civili” e il motivo, secondo il Segretario di Stato Humphrey Atkins, era di “privare i manifestanti di una grande simpatia pubblica”.

Ma i prigionieri sapevano fin troppo bene che accettando questi vestiti “approvati” (ossia “un altro tipo di uniforme”), in assenza di passi avanti sulle altre richieste, sarebbe stato visto dagli inglesi – e anche in generale -, come un’importante scalata verso il basso, non commisurata con i quattro anni di sofferenza immensa patiti.

Thatcher disse ad Haughey che non avrebbe fatto ulteriori concessioni al di là di “quello che era già stato offerto”.

Cinque Richieste | Five Demands“Non possiamo fare concessioni”, si legge a margine delle carte del Gabinetto, scritto con la penna blu della Thatcher.

Anche se è ormai ben noto che Brendan Hughes concluse lo sciopero della fame in modo unilaterale, senza consultare il suo O/C Bobby Sands, noi all’esterno sottilizzavamo la sequenza degli eventi per il bene della morale ed in una conferenza stampa tenutasi a mezzanotte unimmo l’arrivo segreto di un documento del governo britannico (che – falsamente, come si è scoperto in seguito – prometteva un regime carcerario più illuminato) con la fine dello sciopero della fame.

Era sostenere quello o ammettere che Brendan aveva terminato lo sciopero della fame senza ottenere nulla – che per la base repubblicana era inconcepibile. Bobby – che si rivelò aver ragione – non credeva che i britannici avevano alcuna intenzione di mantenere le promesse non garantite contenute nel documento. Ma noi lo pregammo di metterli alla prova e che se l’amministrazione avesse reso le cose impossibili allora si poteva affermare che gli inglesi stavano rinnegando l’accordo.

Se gli inglesi avessero colto l’occasione per risolvere la crisi carceraria la congiuntura storica certamente sarebbe stata diversa. Invece i britanni cantarono vittoria britannica nelle loro comunicazioni con la stampa e l’amministrazione carceraria si sentiva compiaciuta, sfrenata e senza alcun obbligo.

Questa amara esperienza infiammò le menti dei prigionieri che furono determinati nell’affermare che non ci sarebbe mai più stata una ripetizione di quello scenario.

Tragicamente, la scena era pronta per il 1981.