Da Belfast, Francesca Fodale

Marian Price

L’ex Hungerstriker repubblicano Marian Price in un incontro informale ci illustra la sua visione sulla cronaca dello scorso sabato

Abbiamo incontrato Marian Price, portavoce del 32 CSM, subito dopo la battaglia sulle strade della capitale. La repubblicana d’acciaio commenta con lucida e pacata soddisfazione gli accadimenti di Dublino.
È stata una vittoria per il movimento repubblicano. E ne spiega il senso: Non metto in discussione il desiderio degli unionisti di marciare a Dublino, considero l’Orange Order come un elemento importante del panorama culturale e identitario irlandese. Metto però in discussione il fatto che le autorità Irlandesi avrebbero potuto dare loro il benvenuto, con un evento solennemente costituzionale presieduto dal Taoseaich Ahern e dal presidente McAleese, accompagnato dalla lettura di un discorso che sottolineasse l’urgenza politica e sociale delle 26 contee a costituire, con le sei ancora occupate, la Nazione Irlanda.

Se il desiderio unionista di marciare per Dublino è da considerarsi ammissibile, dove si colloca il cortocircuito che ha innescato gli scontri?
Quello che trovo inaccettabile è il fatto che abbiano chiesto di marciare davanti al GPO, e che sia stato loro concesso! Come se i repubblicani avessero preteso di marciare a Londra davanti al Cenotafio, cosa che non gli sarebbe mai stata permessa e che i repubblicani, dal canto loro, non hanno mai pensato di domandare.

Nel 2006, cosa rappresenta il GPO per un repubblicano?
È uno dei simboli della lotta d’indipendenza del Free State, una questione ancora aperta. Sventolare l’Union Jack, intonare la Sash e inni unionisti, celebrare con bande musicali le vittime della violenza repubblicana davanti al simbolo per eccellenza di una generazione, quella del ’16, che ha sacrificato tutto in quella fase della lotta di liberazione nazionale sulle 32 contee, mi è parso solo un gesto arrogante e provocatorio. Senza considerare il fatto che la kermesse avrebbe preceduto di poche settimane le nostre celebrazioni dell’Easter Rising, curiosamente da poco ripristinate dalla coalizione di governo al Dail. In questo senso, essere riusciti ad impedire che la comunità unionista celebrasse l’ulster-britishness dinanzi al simbolo della lotta Irlandese contro l’Impero Britannico è stata indiscutibilmente una vittoria.

E per quanto riguarda gli appelli ad ignorare la parata?
Credo che gli organizzatori avrebbero dovuto scegliere un altro percorso, o sarebbe stato opportuno imporglielo. Se si fossero raccolti a Saint Stephen Green per poi proseguire su Kildare Street, eventualmente organizzare una protesta sotto la Leinster House, e quindi proseguire su Nassau St., Dame St. o qualsiasi altra via del centro che non avesse un così alto valore simbolico per l’identità repubblicana, avrei avuto un atteggiamento diverso. In quel caso sarebbe stato democratico da parte delle autorità lasciarli sfilare e da parte dei repubblicani ignorarli. Ma considerato l’intento palesemente provocatorio che ha inspirato la scelta di radunarsi a Parnell Square, dinanzi al parco della Rimembranza, e poi percorrere O’Connell Street passando davanti al GPO, credo che non si potesse evitare una reazione.

Qual è il riscontro politico che il Republican Sinn Fein riscuoterà a seguito di quanto è accaduto?
Sorride.
È stata un’ottima pubblicità per il movimento di O Bradaigh. E non c’è da stupirsi che lo Sinn Fein abbia sin dall’inizio considerato conveniente, su delle strategie esclusivamente addebitabili alla propria contropartita politica, farli marciare alle loro condizioni. Ma ci sono persone, molte persone, che non fanno questi calcoli e che hanno considerato quella marcia e quel percorso una sfida.