Massacro di Loughinisland | Loughinisland Massacre

Un sopravvissuto del massacro di Loughinisland, in cui sei uomini furono assassinati in un bar della Contea di Down dai lealisti, ha chiesto ai responsabili di farsi avanti

Colm Smyth è stato colpito quattro volte mentre era seduto con gli amici nel bar The Heights il 18 giugno 1994, mentre guardava la partita Italia – Irlanda valida per la Coppa del Mondo di calcio.

L’Ulster Volunteer Force (UVF) ha rivendicato la responsabilità per l’atrocità.

Nessuno è mai stato condannato per gli omicidi.

Parlando al programma “Sunday Sequence” di BBC Radio Ulster, Colm Smyth ha detto che non sentiva amarezza nei confronti dei responsabili di tale atrocità.

Ha spiegato: “La vergogna e il senso di colpa che portano dentro devono essere mille volte peggio. Non c’è nulla che possa fare agli uomini che hanno compiuto tale atrocità che potrà mai avvicinarsi a quello che hanno sentito ogni giorno della loro vita”.

Ha continuato affermando che “la verità non costa nulla” e ha chiesto a chi trattiene informazioni utili sull’attacco di farsi avanti.

Vita normale

“Tutto quello che chiedo, se stanno ascoltando, è che prendano un approccio umano e non ne facciano un processo politico, perché lì penso sia dove vengono creati tutti i nostri problemi”, ha proseguito Smyth.

“Che tu sia cattolico, protestante, lealisti o repubblicano, sei un essere umano con una madre o un padre, figlio, zia o zio. Abbiamo tutti perduto delle persone care.

“Ci sono famiglie là fuori che hanno speso ogni giorno, ogni ora degli ultimi 20 anni cercando di arrivare alla verità di quanto accaduto ai loro cari, e non potranno vivere una vita normale fino a quando ci arriveranno”.

I sei uomini uccisi nella sparatoria si chiamavano Adrian Rogan (34 anni), Malcolm Jenkinson (53), Barney Greene (87), Daniel McCreanor (59), Patrick O’Hare (35) e Eamon Byrne (39 anni).

Tutti erano civili cattolici. Greene è stata una delle vittime più anziane dell’intero conflitto nordirlandese.

Testimoni dissero che gli assassini ridevano mentre correvano alla loro macchina, pronta per la fuga.

Stiamo per essere colpiti

Smyth era rimasto in silenzio fino a poco tempo fa, quando ha deciso di scrivere un libro che descrive gli eventi di quella notte.

Ha detto al programma radiofonico che la sparatoria si era conclusa in circa 30 secondi.

“Non c’è stato alcun avvertimento, nessun stridore dei pneumatici all’esterno o qualcosa di simile. Ho visto lampi di luce nello specchio dietro il bancone, e tutto questo è accaduto in una frazione di secondo. Poi senti il rumore degli spari e mi sono voltato a guardare la porta del pub perché c’era un solo modo per entrare e una sola via d’uscita”, ha raccontato.

“Appena ho visto due uomini in passamontagna e tute sapevo caosa stava accadendo – conoscevamo tutti quell’immagine – e sapevo che il bar stava per essere attaccato.

“Le mie parole esatte sono state: «Stiamo per essere colpiti».

“Sono caduto sul pavimento piastrellato e Malcolm è caduto su di me. Mentre guardavo indietro, piegando la testa in avanti per guardare verso la porta, se n’erano andati. Era stata solo un’esperienza terribile”.

Fardello

Smyth ha detto di aver nascosto per molti anni nel profondo della sua mente il ricordo di quell’atrocità e vorrebbe dire alla gente: “Loughinisland è qualcosa che mi è accaduto, ma non sono io”.

Ricorda: “Pensavo che avrei potuto essere solo un ragazzo normale, ma sbagliavo. Loughinisland mi aveva definito in un modo molto grande, ma ho continuato a negarlo per molti anni.

“Avevo solo bisogno di vederlo da vicino e prenderne possesso dal mio punto di vista, così ho preso tutti quei diari, tutte le note, le ho scritte tutte e ho cominciato a scrivere come mi sento oggi”.

Ha detto che era importante per le famiglie delle vittime ascoltare la verità, e ha chiesto a chi possiede informazioni sul massacro di Loughinisland di parlare.

“Date a chi è rimasto una possibilità di vivere. Fatevi avanti, apritevi – perché so che molti si sentirebbero molto meglio”, ha affermato.

“Ci sarebbe di aiuto, ma sicuramente li aiuterebbe di più di quanto potrebbe essere per noi, togliendogli quel fardello dalle loro spalle”.