di Eamonn McCann

Proteste alla prigione di MaghaberryLord Morrow è infastidito dal costo di 1 milione di sterline provocato dalla protesta dei prigionieri a Maghaberry.

Il ministro della Giustizia David Ford ha spiegato al parlamentare di Fermanagh-South Tyrone che “il costo totale dei danni causati dai prigionieri repubblicani durante la loro protesta, da quando è iniziata a Pasqua 2010, è stato di 1.007.000 sterline”. Molti soldi.

Certamente se la protesta fosse durata solo pochi mesi, se fosse terminata entro agosto (mese in cui fu siglato l’Accordo di Maghaberry, Ndt), il costo sarebbe stato molto inferiore, e definitivo. Questo non è un pensiero che possa placare il politico del DUP.

“E’ tempo di dare un giro di vite sui costi e su coloro che stanno controllando la situazione all’interno” insiste Lord Morrow. “Se loro non rispettano le regole della prigione, come quelle riguardanti l’igiene, devono subire le stesse sanzioni come qualsiasi un altro carcerato”.

La protesta, ha suggerito, era volta a ricreare le condizioni di “prigioniero di guerra”, ottenute a Long Kesh dopo gli scioperi della fame del 1980 e 1981.

Ma ciò che colpisce della protesta di Maghaberry è la relativa modestia dei suoi obiettivi e, di conseguenza, la relativa facilità con cui potrebbe essere risolta.

Anzi, c’è stata una presunzione diffusa nel mese di agosto dello scorso anno che la controversia fosse risolta sulla base di un accordo ancora disponibile per tutti.

La questione al cuore del problema è la “perquisizione corporale completa” dei detenuti che entrano o escono dall’unità separata di Roe House all’interno Maghaberry. E’ stata la pratica di dello “strip search” che ha dato il via alla “dirty protest” di Pasqua dello scorso anno.

L’accordo è stato siglato nel mese di agosto, dopo un “processo di facilitazione” che ha coinvolto il Prison Service (il Servizio carcerario) ed i detenuti e approvato dal Ministero di Giustizia. Riguardava una serie di modifiche al regime quotidiano della prigione e, fatto critico e fondamentale, la sostituzione della perquisizione corporale con l’installazione di una “sedia BOSS”, progettata per scoprire oggetti nascosti dal prigioniero.

I prigionieri avevano accettato che il Prison Service mantenesse il diritto di effettuare perquisizioni approfondite solo se, per “informazioni o sospetti”, riteneva che oggetti vietati avrebbero potuto essere nascosti sul corpo di un prigioniero.

La posizione del Ministero di Giustizia, illustrata dal Telegraph quattro mesi fa, è che “Il servizio penitenziario rimane pienamente impegnato alla completa attuazione dell’accordo di agosto.”

Ha aggiunto, tuttavia, che, “riconosciamo le tensioni esistenti in relazione all’interpretazione del presente accordo”. I prigionieri ed i loro sostenitori dicono che questa è una frase in codice per il rifiuto da parte del personale penitenziario di mettere in pratica l’accordo. Sostengono anche che il Ministero di Giustizia non ha voluto insistere sull’attuazione.

Gli avvocati dei prigionieri hanno suggerito che questi atteggiamenti sono il fallimento del ministero nell’introdurre cambiamenti generali nel regime carcerario, richieste nel rapporto dello scorso febbraio dal team di revisione guidato da Dame Ann Owers.

Questo rapporto chiedeva “un programma di cambiamento e di trasformazione nella cultura, nell’approccio e nelle pratiche di lavoro”.

Otto mesi più tardi i compilatori del rapporto hanno riferito al ministero che “poco è cambiato nella pratica, nonostante… un nuovo senso di proposito al vertice del servizio ed il sostegno del ministro della Giustizia. I problemi endemici e sistematici… restano irrisolti e il denaro pubblico continua a venir sprecato”.

Il testo può essere interpretato come l’attribuzione di parte della responsabilità per la persistenza dei “problemi endemici e sistematici” al personale, in opposizione al “management” del servizio penitenziario.

Se la quantità di denaro pubblico sprecato possa essere uguale o superiore al 1 milione di sterline potrebbe essere una questione speculativa. Ma sembra una cifra probabile.

I prigionieri godono di una poca simpatia pubblica. Le azioni per le quali sono stati condannati o accusati di sono profondamente impopolari.

Possono essere in grado, plausibilmente, di vedere se stessi come i successori, o i continuatori, dei Provisional o delle altre sigle dell’IRA. Ma anche accettando questa designazione, sono soldati che sono stati sorpassati dalla volontà di far cessare la guerra.

E gli ex leader dell’Ira adesso inglobati nella politica costituzionale, nonostante le espressioni di preoccupazione attentamente calibrate, hanno un interesse maggiore rispetto agli altri a negar loro la legittimità che potrebbe essere implicita negli accordi speciali. I prigionieri di Maghaberry non hanno una chiara area di sostegno cui attingere.

In questo contesto, a prescindere da quanto possa essere ovvia una soluzione quando viene messa sulla carta, è difficile prevedere la fine della protesta in tempi brevi.

E sappiamo tutti che il passo successivo probabilmente sarà in escalation rispetto alla protesta attuale.