Il periodo di detenzione di Colin Duffy e altre cinque repubblicani, arrestati per la morte di due soldati ed un poliziotto, non avrebbe contravvenuto alle leggi sui diritti umani

Colin DuffyI repubblicani cercavano di ottenere un verdetto secondo cui le disposizioni ai sensi della legislazione anti-terrorismo sarebbero incompatibili con il loro diritto di libertà ai sensi della normativa europea.

Ma il Lord Chief Justice dell’Irlanda del Nord, Sir Declan Morgan, insieme ad altri due giudici, ha dichiarato che non c’erano basi per promulgare la dichiarazione.

Gli avvocati ora intendono preparare una sfida al verdetto presso la Corte Suprema di Londra.

Il caso è relativo alla detenzione di quattro persone in connessione con l’attacco della Real IRA avvenuto presso Massereene Barracks ad Antrim nel marzo 2009, dove persero la vita i genieri Mark Quinsey, 23 anni, e Patrick Azimkar, 21 anni.

Colin Duffy, 43 anni di Lurgan, dovrà affrontare un processo per gli omicidi.

Altre due persone coinvolte nell’azione legale sono state fermate per l’omicidio del poliziotto Stephen Carroll, 48 anni, compiuto dalla Continuity IRA a Craigavon due giorni dopo.

Ai sensi del Terrorism Act 2000 gli indagati possono essere detenuti fino a 28 giorni prima di essere formalmente accusati o rilasciati.

I sei hanno sostenuto che le sezioni pertinenti della normativa erano incompatibili con l’articolo 5 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo.

Si è sostenuto che un giudice che ascolta le richieste di estnsione della custodia cautelare non è l’autorità giudiziaria competente perché non può prendere in considerazione le questioni sul rilascio con la condizionale.

Il Tribunale ha respinto le accuse che la legge permetta il fermo di una persona fino a 28 giorni senza alcuna considerazione della proporzionalità o giustificazione per tale detenzione.

Ha precisato che vi è la necessità di continuare a dimostrare il ragionevole sospetto.

Sir Declan ha detto: “I problemi di proporzionalità e motivazione sono aspetti fondamentali del processo di revisione”.

Gli avvocati dei ricorrenti hanno altresì sostenuto che l’articolo 5 della Convenzione europea richiede che una persona sottoposta a fermo venga formalmente accusata ben prima della scadenza del termine di 28 giorni. Ma contro questo parere, il tribunale ha ritenuto che l’accusa di un detenuto non sia rilevante per la durata della sua detenzione.

Sir Declan ha aggiunto: “Non riteniamo che i ricorrenti abbiano stabilito una base per sostenere che i paragrafi 29 o 36 dell’Appendice 8 alla legge del 2000 (Terrorism Act 2000, Ndt) sono incompatibili con l’articolo 5 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo”.

Dopo il verdetto, l’avvocato di quattro delle persone coinvolte nel caso ha confermato il progetto per contestarla.

Paul Pierce, della Kevin Winters R and Co, ha dichiarato: “Stiamo considerando attentamente la sentenza e abbiamo l’intenzione di presentare una petizione alla Corte Suprema in modo che possano prendere in considerazione tali questioni”.

La Committee on the Administration of Justice (Commissione per l’Amministrazione della Giustizia) ha espresso la sua profonda delusione per la sentenza.

Mike Ritchie, direttore del CAJ, ha dichiarato: “E’ motivo di grande preoccupazione che tale detenzione prolungata non sia stata dichiarata illegittima.

“E’ deplorevole che un tribunale nazionale ritenga che, con il processo di pace mai più profondamente stabile, la polizia dovrebbe avere il potere di trattenere una persona per 28 giorni”.