La moglie di uno degli uomini arrestati in collegamento con la morte dell’agente di polizia Ronan Kerr ha avviato un’azione legale perché le è stato negato l’accesso alla sua abitazione

Ronan Kerr The Price To Pay

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Sarah McKiernan lunedì ha ottenuto il permesso a chiedere un riesame giudiziario del divieto imposto durante le perquisizioni della polizia della sua casa a Omagh, nella Contea di Tyrone.

Suo marito, Sean McKiernan, è uno dei tre uomini sospettati dell’attacco contro l’agente Kerr avvenuto fuori dalla sua casa il 2 aprile, sempre ad Omagh.

La donna, madre di tre bambini, è alla ricerca di una dichiarazione dell’Alta Corte nella quale si affermi che la PSNI ha agito illegalmente durante le perquisizioni della sua casa, iniziate il giorno dopo l’uccisione.

Lei sostiene che il suo diritto al rispetto della vita privata e della vita familiare ai sensi della Convenzione europea dei diritti dell’uomo è stata violata.

Anche se la polizia adesso ha acconsentito alla McKiernan di rientrare nella sua abitazione, lei sta pressando per portare avanti il suo caso ritenuto di interesse pubblico e legale.

Dopo aver eliminato il primo ostacolo, un’udienza completa sulle questioni sollevate è stata prevista nel corso dell’anno.

Sean McKiernan, 40 anni, è stato arrestato nei pressi di Omagh giovedì scorso, ma non è stato accusato di alcun reato.

Gli avvocati della moglie di McKeirnan hanno sostenuto che la PSNI ha agito al di fuori dell’autorità di un mandato concesso per perquisire la casa alla ricerca di prove.

Hanno sostenuto che gli agenti hanno effettuato i test necessari, ma hanno continuato ad occupare i locali e impedito alla signora McKiernan e ai suoi figli di tornare per alcuni giorni.

In un affidavit presentato per sostenere il suo caso, Sarah McKiernan ha affermato che la ricerca è iniziata alle 6:00 di domenica 3 aprile.

La McKiernan ha dichiarato che, sempre lo stesso giorno, la sua famiglia è stata allontanata da casa dopo aver ricevuto un sacchetto di plastica ed il permesso di prendere alcuni capi di abbigliamento.

Secondo i documenti legali, le fu detto che la ricerca sarebbe finito mercoledì scorso – con i test tampone per stabilire l’esistenza di tracce di prove forensi.

Tuttavia, la donna ha sostenuto di essere stata informata che le sarebbe stato negato il ritorno a casa fino a quando i risultati dei test non saranno resi noti.

I suoi figli non sono stati in grado di frequentare la scuola la scorsa settimana perché non avevano né uniformi né zaini.

Lunedì è stato comunicato in tribunale che la famiglia aveva ricevuto il permesso per rientrare a casa nel fine settimana.

Un’indagine giuridica completa è stata fissata a settembre.