Bloody Sunday | 30/01/1972Il 22 marzo 2010, Lord Saville di Newdigate dovrebbe consegnare il governo il rapporto dell’inchiesta del Bloody Sunday. Il verbo “dovrebbe” è già stato usato prima d’ora. Gli interrogatori pubblici sono terminati nel novembre 2004, ed il rapporto era atteso – o almeno così si sperava – per il 2006. L’inchiesta è già costata, secondo le risposte parlamentari della scorsa settimana, più di 189 milioni di sterline, la metà dei quali andati in spese legali.

Ma prendiamo per buona la data di marzo 2010. Ciò non vuol dire che il rapporto di Saville verrà rilasciato al pubblico subito dopo. Il governo deve prima studiarlo e valutarlo – dovrebbe essere di circa 5.000 pagine – e poi lo farà leggere a tutti. Qualche mese dopo, il parlamento sarà in grado di dibattere sui risultati. Ma, aspettate un attimo. Non ci sono le elezioni generali a maggio? Il governo sarà nello stato d’animo, mentre lotta per la sua esistenza, o avrà il tempo, di pensare ad un’inchiesta annunciata nei primi giorni dell’era Blair, a gennaio 1998?

E’ anche possibile che l’elezione si svolga a marzo, e ciò significa che Saville dovrebbe consegnare il suo rapporto alla nuova amministrazione, una che non avrebbe mai commissionato l’inchiesta e difficilmente interessata ai risultati.

Nessuno è stato in grado di spiegare in maniera soddisfacente perché l’inchiesta sia durata così tanto. Savill non parla. Ma ora il rispettato avvocato, scrittore e promotore di iniziative Sir Louis Blom-Cooper ha levato una critica pungente all’approccio di Saville verso l’inchiesta e sul metodo di conduzione. Scrivendo sulla rivista legale Public Law, Blom-Cooper ha accusato Saville di “indulgere in esercizi non necessari”.

I termini di riferimento dell’inchiesta sono “l’analisi degli eventi del 30 gennaio 1972 che portarono alla perdita di vite in collegamento alla marcia di quel giorno a Derry”. Saville aveva due opzioni, dice Blom-Cooper. La prima era indagare ogni morte in dettaglio, per scoprire quale soldato aveva colpito a morte un determinato manifestante per i diritti civili; e se l’uso della forza era ragionevole. La seconda opzione “era di valutare la morte di ognuna delle 14 vittime come il risultato di un’azione militare contro di essa, senza determinare con precisione come erano stati uccisi, e quale soldate era direttamente responsabile di aver esploso il colpo fatale”.

Parlando schiettamente, Blom-Cooper dice che Saville – senza discutere il suo mandato con il governo – prese la strada sbagliata. La sua decisione assicurava all’inchiesta un’eccezionale durata e una spesa esorbitante. Inoltre, non era necessaria: all’indagine era espressamente vietato pronunciarsi in materia di responsabilità civile o penale di qualsiasi individuo. Nessun soldato avrebbe affrontato un processo, qualunque fosse il risultato dell’inchiesta.

Blom-Cooper continua l’esposizione affermando che le dettagliate testimonianze su eventi di 30 anni fa non potrebbero venire trattate con fiducia, a causa di ricordi fallaci o distorti, e dell’enorme volume di dibattiti e discussioni sul caso. L’approccio di Saville, conclude, “ha privato l’inchiesta di una ragionevole condotta in quello che è divenuto sbagliato”.