gerry adams e martin mcguinness

Lo Sinn Fein incontra un difficile problema che non sarà facilmente risolvibile, scrive Ruth Dudley Edwards

E così cosa vorresti fare? Mettiti nella posizione di Gerry Adams e Martin McGuinness, di come questo fine settimana parlano di cosa diamine fare a proposito dei dissidenti.

Primo – se loro sono seri – hanno bisogno di avere una scorta di onestà.

La grande strategia di Adams è fallita e le recenti sfide dei dissidenti hanno portato quel fallimento agli occhi della gente. Ciò che era stato venduto ai fedeli per riconciliarli con l’Accordo del Venerdì Santo (Good Friday Agreement), ossia che al potere sia a Nord che a Sud del confine lo Sinn Fein avrebbe puntato senza rimorso ad una politica per ottenere l’Irlanda unita. Con una buona speranza, credevano i repubblicani, il presidente Adams sarebbe stato in carica nel 2016, quando gli inglesi finalmente avrebbero finito di svendere i demoralizzati e frammentati unionisti.

Il loro sogno è svanito quando Adams sbagliò approccio alle elezioni generali del 2007, rivelandosi un illetterato sul piano economico che non comprendeva il Sud. Invece di ottenere 10 o più seggi in maniera trionfale in coalizione con il Fianna Fail, lo Sinn Fein si è trovato con quattro abbacchiati deputati che premono il naso sulla finestra della stanza dei bottoni.

In cima a tutto questo, i dissidenti repubblicani stanno uccidendo, menomando e minacciando di “uccidere” non solo soldati, poliziotti e fattorini della pizza ma anche “controrivoluzionari” come il vice primo ministro stesso.

A Derry, dove neppure una mosca avrebbe guardato storto il Barone McGuinness nei cari vecchi giorni quando i Provos comandavano con la pistola e la mazza da baseball, la Real IRA informa la folla di Pasqua di difendere la sovranità nazionale contro “i collaborazionisti di Stormont”. Nel regno di Adams a West Belfast, i graffiti contro lo Sinn Fein stanno aumentando e gli attacchi contro gli uffici del partito, inclusi i tre contro la Connolly House nel cuore di Andersontown e la distruzione di una targa in ricordo dei caduti dell’IRA.

Cosa, si chiederanno Gerry e Martin mentre innalzano la loro sicurezza personale, possiamo fare?

Hanno provato con l’approccio da altezzoso statista, ma le le fotografie di McGuinness con il presidente americano Barack Obama, e di Adams con il primo ministro di Hamas, non hanno vinto premi nei desolati quartieri dove giovani uomini senza lavoro muoiono dalla voglia di entusiasmarsi.

Autorità morale? L’anno persa un anno fa con la morte dell’omo più rappresentativo, Brian Keenan, rispettato architetto di azioni “spettacolari” come la bomba di Canary Wharf. Altri nomi molto conosciuti hanno cambiato bandiera. Bernard Fox, una volta nominato nella Casa dei Comuni come membro dell’Army Council, si è dimesso dallo Sinn Fein e sfida Adams a Belfast. E voci su altre possibili defezioni continuano.

Violenza? Una decina di anni fa, dopo la bomba di Omagh, i Provos visitarono la dirigenza della Real IRA, ne picchiarono qualcuno e li minacciarono di morte qualora non avessero dichiarato il cessate-il-fuoco. Hanno lavorato solo a breve termine. Irritato dalla sua impudenza, nel 2000, in pieno giorno, hanno assassinato Joe O’Connor, comandante di Belfast della Real IRA, e hanno proseguito. Possono fare un po’ di selezione adesso, devono chiedere? E’ difficile. Lo Sin Fein è nei Policing Boards e vogliono lo spostamento dei poteri di giustizia e sicurezza.

Uccisioni smentite? Quello potrebbe funzionare con i governi di Londra e Dublino, ma al Nord le smentite non funzionano. Rendere martiri i dissidenti, e potrebbe esserci un tornado elettorale. E i repubblicani sanno molto bene come le spirali delle faide sfuggano di mano. Come di recente a metà degli anni Novanta, tra i morti nella faida dell’INLA c’erano anche gli istigatori. Uccidendo un leader di RIRA o CIRA potrebbe portare ad una battaglia tra le strade delle proprie circoscrizioni. Placare i dissidenti? Come? Loro hanno fatto chiaramente capire che l’unico argomento è la cacciata degli inglesi.

Sfruttare l’elettorato? Forse è possibile che in questa crisi economica lo Sinn Fein possa fare bene alle elezioni europee e far piazza pulita nelle elezioni locali al Sud, ma i sondaggi suggeriscono che la gente non è dell’umore adatto per prendere rischi ed il successo non porterebbe potere. Né impressionerebbe i nichilisti.

C’è un disperato tentativo di cercare il consenso della comunità ed utilizzate il 97% del nazionalismo per sconfiggere il 3%: Bobby Storey, una volta descritto al parlamento europeo come capo dell’intelligence dell’IRA, ha unito le proprie forze con Alex Attwood, dello SDLP, per denunciare i dissidenti in una lettera aperta. Come fanno i vecchi nemici, Sinn Fein e SDLP, a lavorare insieme?

Se addestri i giovani ad ammirare gli assassini di poliziotti e soldati, non sorprende che vogliano emulare i loro eroi. La verità è che i Provos sono in una brutta posizione, per loro colpa e non sanno come uscire dai guai.