Suzanne Breen rivela in tribunale l’avvertimento della Real IRA sulla richiesta della polizia del materiale delle interviste

Suzanne BreenUna giornalista nordirlandese sotto pressione della polizia affinché riveli informazioni sulla Real IRA ha riferito oggi che il gruppo dissidente è pronta ad ucciderla qualora collaborasse.

Suzanne Breen ha detto all’Alta Corte di Belfast che la Real IRA “è più che capace” di uccidere lei e la sua famiglia.

La corrispondente del Sunday Tribune ha detto di aver ricevuto un avvertimento sul prezzo che pagherebbe qualora fornisse informazioni. Un contatto collegato alla Real IRA le ha detto: “Sai cosa significa collaborare con la PSNI”. Questo messaggio, dice la giornalista, può solo essere una minaccia di morte per lei e la famiglia.

Ha detto di non essere pronta “a mettere a rischio la mia vita, quella di mia figlia ed il mio compagno”.

La Breen ricevette l’assunzione di responsabilità da parte della Real IRA per la morte di due soldati britannici nella caserma di Massereene ad Antrim nel marzo scorso. In seguito ha intervistato un rappresentante del gruppo.

La Police Service of Northern Ireland ha detto che ha bisogno di visionare le sue note come parte dell’inchiesta per il doppio omicidio. Lo scorso mese il giudice ha detto di essere “di mente aperta” per garantire alla richiesta della PSNI di obbligarla a cedere il materiale.

La squadra di avvocati della Breen ha riferito alla corte l’obbligo di rispettare il suo diritto alla vita in base alla Convenzione europea sui Diritti Umani.

La giornalista ha detto di non aver chiesto alla polizia di mettere in sicurezza la propria abitazione perché non ha collaborato e non intende farlo. Alla domanda se fosse pronta ad entrare in un sistema di protezione testimoni, ha risposto: “Il Nordirlanda è un piccolo posto e le organizzazioni repubblicane possono ottenere informazioni su chiunque”.

La Breen ritiene che la PSNI abbia contribuito ad incrementare la potenziale minaccia perseguendo pubblicamente la questione. E’ stata sostenuta, oggi in tribunale, anche dal giornalista di BBC Panorame, John Ware, e dal corrispondente di Channel 4, Alex Thompson.