La vita della Breen sarebbe stata in pericolo se costretta a fornire le informazioni sulla Real IRA alla polizia, ha sentenziato il giudice

Suzanne Breen & Joe RiceLa giornalista di Belfast ha visto riconosciuto il proprio diritto a non divulgare il materiale, relativo alla Real IRA, allo stato, in una sentenza fondamentale per la libertà di stampa.

Un giudice nordirlandese ha stabilito che la vita di Suzanne Breen avrebbe potuto mettere a repentaglio la propria vita qualora avesse fornito le note dell’intervista e altre informazioni collegati all’intervista con un membro della Real IRA dopo la morte di due soldati a marzo.

Esperti legali e la National Union of Journalists hanno detto che l’odierna sentenza del giudice Tom Burgess alla Belfast Laganside Court, nella quale si respinge la richiesta della Police Service of Northern Ireland di obbligare la Breen a fornire il suo materiale, è stata una vittoria per la libertà di informazione.

La Bren poteva subire una condanna a 5 anni di carcere qualora il giudice avesse dato ragione alla PSNI. La corrispondente per il Nordirlanda del Sunday Tribune ha rifiutato di consegnare le informazioni in suo possesso, indicando che tale gesto avrebbe infranto la confidenzialità giornalistica e messo lei e la sua famiglia in pericolo.

Durante il processo la Breen ha rivelato che una fonte vicina al gruppo dissidente repubblicano ha lanciato un avvertimento: qualora avesse collaborato con l’indagine della PSNI avrebbe potuto essere assassinata.

Parlando all’esterno del tribunale, la Breen ha detto: “Questa è una decisione storica. Credo che il giudice Burgess sia andato più avanti di qualsiasi altro giudice riconoscendo la confidenzialità delle fonti, in termine di rispetto del giornalismo e non sarebbe potuta andare meglio.

“Questa è assolutamente una decisione storica che fiduciosamente segnerà un precedente. Voglio pensare che nessun altro giornalista dovrà trovarsi trascinato in tribunale come ho dovuto fare io, che nessun altro giornalista potenzialmente possa scontare cinque anni di carcere”.

La giornalista dice che gli ultimi mesi sono stati stressanti per lei e la sua famiglia.

“Ovviamente mi sono trovata sotto un’enorme pressione ma ho avuto grande fede negli argomenti legali portati avanti dai miei avvocati. Non avrebbero potuto fare di meglio. La polizia non avrebbe mai dovuto intraprendere questa azione, è stato un totale spreco di tempo, risorse e soldi dei contribuenti”.

Nella sua sentenza, Burgess ha puntato il dito sulla potenziale minaccia alla vita della giornalista e della sua famiglia qualora avesse collaborato con l’inchiesta PSNI sul doppio omicidio alla Massereene Barracks a marzo.

Ha detto che sarebbe stato “quasi totalmente inconcepibile capire come lei, e potenzialmente la sua famiglia, sarebbero stati protetti per un numero di anni molto elevato”.

Suzanne BreenIl giudice si è riferito all’ultimo rapporto che analizza i cessate-il-fuoco dei paramilitari, l’Independent Monitoring Commission, come prova per la sua decisione.
L’IMC, nel rapporto di maggio, affermava che la Real IRA resta un’organizzazione spietata e brutale.

Secondo il giudice c’era una potenziale minaccia alle vite della Breen e dei familiari “perché il rischio non è solo reale ed immediato. E’ continuo”.

Ha aggiunto: “Non c’è nulla nei comunicati del Police Service of Northern Ireland che contraddicano il punto di vista secondo il quale i dissidenti repubblicani restino tra di noi per lungo tempo a venire”.

In quelle circostanze le minacce alla Breen, al compagno ed alla figlia restavano molto serie, qualora avesse consegnato il suo materiale, ha proseguito il giudice.

L’avvocato della Breen, Joe Rice, già difensore di altri giornalisti in Irlanda del Nord dalla pressione dello stato per ottenere del materiale, ha detto che il significato di questa sentenza non può essere sottostimato.

“Non è solo dal punto di vista di Suzanne Breen e del Sunday Tribune ma di tutti i giornalisti dell’Irlanda del Nord, della Repubblica d’Irlanda e anche del Regno Unito. E’ una sentenza epocale”, ha detto l’avvocato.

Un editorialista di lungo corso, autore e membro della National Unionist of Journalist, Eamonn McCann, ha detto che dal punto di vista del sindacato la vittoria della Breen è vitale.

“L’esecutivo nazionale del NUJ è euforico e lieto non solo per Suzanne ma per il fatto che questa sentenza rende meno probabile che un altro giornalista sia messo davanti ad un caso simile o che la polizia cerchi di compromettere il giornalismo, cercando di usare i reporter come raccoglitori di informazioni”, ha concluso McCann.