Andrea Varacalli, Avvenire

Cento uomini con il volto coperto da passamontagna, sulle mani guanti di lattice, si sono schierati in prossimità degli ingressinell’enclave “papista” di Short Strand con l’ordine di terrorizzare la comunità. Polemica sull’inerzia delle autorità nordirlandesi

Drumcree, Newtownbutler, Short Strand, Rasharkin, Lurgan, Derry e Ardoyne. La paura marcia in Irlanda del Nord. A 321 anni dalla battaglia del Boyne, il fantasma di Guglielmo d’Orange perpetua dominio, trionfi, settarismo e l’essenza della conservazione delle Sei Contee nel Regno Unito. Si vuole riaffermare il collegamento dello Stato con l’orangismo e il “diritto di preservare” quella che è stata definita nell’antropologia nordirlandese l’ultima tribù nel cuore dell’Europa.

L’attacco della scorsa settimana era stato largamente premeditato e militarmente organizzato. Cento uomini con il volto coperto da un passamontagna, sulle mani guanti di lattice, si sono schierati in prossimità degli ingressi nell’enclave cattolica di Short Strand con l’ordine di terrorizzare la comunità, mentre una folla di altri quattrocento miliziani si accaniva sulla chiesa di San Matteo.

A parere di molti, si è trattato del peggior pogrom anticattolico visto negli ultimi anni. L’ultimo di un lungo elenco che sprofonda nel tempo, congelandolo. Quanto all’omicidio settario dei tra fratellini cattolici Jason, Richard e Mark Quinn di 9, 10 e 11 anni – bruciati vivi nella loro casa di Ballymoney da una bomba incendiaria lanciata dai lealisti nel luglio del 1998, tre mesi dopo la sigla del trattato di pace – che è stato festeggiato dagli orangisti con uno spogliarello e una danza a Portadown, ciò è sufficiente per capire alcuni tratti della psicologia di tre generazioni di nazionalisti irlandesi.

I metodi sono quelli coercitivi di sempre. Violenza per ricattare il gorverno e la commissione parate e otteere il permesso di marciare dove vogliono, quando vogliono e rimanere impuniti mentre la più imponente brigata del narcolealismo nell’Ulster Volunteer Force (UVF) mette a ferro e fuoco le case “papiste” di Short Strand. Ma ciò che è coinvolto in questo conflitto senza fine è soprattutto la divergenza dell’identità di base che si manifesta nella sindrome “noi-loro”. Britannicità contro irlandesità.

Già nel 1921, l’allora primo ministro Sir James Craig, poi Lord Craigavon, disse: l’unificazione dell’Irlanda potrebbe avvenire soltanto se protestanti e britannici cominciassero a combattere tra loro. Ma questo non sta avvenendo. Come dimostrano ancora una volta le vicende di questi giorni infuocati. Tanto che ci si può chiedere se l’istituzione orangista sia un’organizzazione religiosa con elementi politici o, viceversa, un’organizzazione politica con elementi religiosi.

La risposta sta nella struttura formale della società orangista che, elevandosi dalla Battaglia del Diamante del 1795, ricolloca gli obiettivi di questo nuovo gruppo protestante. I suoi principi? L’enfasi sulla Costituzione, sul Re e la monarchia. Le qualificazioni originali del 1798 evidenziano gli aspetti cristiani prima di radicalizzare la necessità di difendere l’onore del sovrano e, quindi, dell’Unione del Regno. L’Irlanda del Nord non fu un’invenzione di un cartografo che rapidamente scarabocchiò insieme confini dopo una vertiginosa e violenta decolonizzazione; aveva le sue radici, aveva soprattutto il riferimento della coerenza politica, culturale ed economica.

I protestanti non hanno dovuto artificialmente costruire quel senso della nazione devivato da un mito di comune discendenza. Per loro, il codice identitario è affermato proprio dalle antinomie religiose e nazionali. L’Irlanda del Nord, le Sei Contee dell’Ulster birtannico, definisce sé stessa dalle tensioni del protestantesimo contro il cattolicesimo, dalla britannicità contro l’irlandesità, autorigenerandosi, poiché esaspera ciclicamente la sensiblità etnica e culturale e fa percepire offensivo ciò che è stato ieri.

L’anticattolicesimo in Ulster continua ad essere centrale e l’Orange Order pone la minaccia più seria alla stabilità politica del nuovo governo semi-autonomo di Belfast e alla pace. E? indiscutibile che questa ennesima esposizione dell’odio, appena messa in scena nei tre giorni di assedio al piccolo distretto cattolico-repubblicano di SHort Strand, abbia contribuito a spiegare la fedeltà – se vi fosse stato il bisogno di ripeterlo – delle formazioni paramilitari lealiste alle logge orangiste.

“E’ ora di ammettere – confessa Sammy Duddy, il portavoce dell’Ulster Political Research Group, la vetrina politica della milizia ultraprotestante Ulster Defence Association (UDA) – che l’Ordine d’Orange ha sempre usato i paramilitari come un bastone. Li usano come polizia durante le parate e le kermesse che attraversano le aree cattoliche. E, quando fa loro più comodo, li usano come esercito personale per poi scaricarli appena le cose si mettono male”. E con queste premesse, nei prossimo giorni in Irlanda del Nord, le cose potrebbero mettersi davvero male.

San Matteo, East Belfast | © Andrea Aska Varacalli

TESTIMONIANZA

Assalto alla chiesa. E la polizia guarda

“Stanno entrando dal portone della linea di pace su Mountpottinger Road e hanno attaccato le case con bottiglie incendiarie, bombe di vernice e mazze da baseball. Sono centinaia”.
Quando arriviamo a Short Strand nel tardo pomeriggio del 21 giugno, questa piccola enclave cattolica di Belfast est sulle rive del fiume Lagan, brucia.
Bruciano i tetti delle abitazioni dietro Strand Walk e le fiamme delle molotov violentao la splendida chiesa di San Matteo, sotto gli occhi delle squadre antisommossa della polizia britannica, che non alzano un dito.
Lì fuori, c’è un esercito a volto coperto che dal centro della strada si accanisce sul magnifico protiro e sulla facciata. Veri battaglioni comandati in modo militare dai “senior” della formazione Ulster Volunteer Force (UVF) e da noti ex prigionieri appartenenti alla brigata est.
Sono paramilitari tornati liberi grazie alla licenza ottenuta con l’adesione ai principi di non belligeranza siglati durante la prima fase dei negoziati di pace nel 1998.
Per ogni lancio a segno sulla sagoma della San Matteo, possenti cori, mentre dal perimetro della chiesa, per la seconda volta dal 1970, l’IRA ingaggia lo scontro.

DA SAPERE

L’Orange Order tra politica e massoneria

L’istituzione orangista è una confraternita massonica e protestante diffusa nell’area del Commonwealth cn base in Irlanda del Nord.
Fondata nel 1796 nella contea di Armagh, il suo nome, Orange Order, deriva dal principe olandese Guglielmo d’Orange, che con la sua armata sconfisse l’esercito del re cattolico Giacomo II nel 1690 sul fiume Boyne.
L’Ordine di Orange è il collante dell’unione britannica e fortemente organico alla politica unionista in Irlanda del Nord e alle formazioni paramilitari lealiste.
Contrario ai matrimoni misti tra cattolici e protestanti, l’Ordine non accetta elementi cattolici, nella genealigia dei propri membri.
L’identità orangista è custodita nella chiesa anglicana di Drumcree, a Portadown.
Sono più di duemila le parate annuali svolte nella provincia britannica dalle settecento logge presenti.
Dall’inizio dei “Troubles” nel 1969, sono circa trecento le Orange Hall (gli edifici in cui le logge s’incontrano) distrutte dalle milizie repubblicane.

LA SITUAZIONE

La Commissione decide persino quale musica si può suonare. Ma l’escalation non è destinata a finire

Il 29 aprile scorso, il reverendo presbiteriano Mervyn Gibson, che è il cappellano del distretto 6 dell’Orange Order a East Belfast, definisce la commissione parate un’organizzazione di “talebani che interferisce con la nostra libertà religiosa”. L’occasione era qualle di una parata orangista, il primo maggio, che sarebbe poi transitata davanti al distretto cattolico di Bryson Street.
La commissione aveva stabilito che la banda musicale poteva suonare in quei cento metri di passaggio davanti alle case dei residenti cattolici inni che non avessero avuto natura offensiva, trionfalistica e settaria.
Verdetto non rispettato dalle logge orangiste che hanno invece risposto con un sonoro giro di Lambeg: il grande tamburo arrivato con la colonizzazione inglese in Irlanda del XVII secolo.
Sarebbe stata questa la miccia della violenza a Short Strand.
Voci vicine agli ambienti lealisti nella UVF indicano un accordo rtra la formazione e l’Orange Order per tutto il periodo delle parate fino al gran finale del dodici di luglio e alle successive proteste organizzate al fine di chiedere a Londra lo scioglimento della commissione.
Si tratterebbe di un patto tra il comandante della brigata Est, Stephen Matthews, e le logge dell’ordine.
Sul tavolo dei negoziati sono presenti anche i fondi internazionali dei programmi economici di pace 3 e 4 per il Nordirlanda creati da Bruxelles, e altri 4 milioni di sterline destinare dall’esecutivo di Stormont per la riqualificazione del distretto protestante.
E intanto proseguono gli arresti politici nella galassia repubblicana.
A Lurgan, al termine di due ore di scontri, è stato fermato il presidente del Republican Sinn Fein, la vetrina politica della formazione paramilitare repubblicana Continuity IRA.