Andrea Varacalli, Avvenire

Il Parlamento irlandese nei giorni scorsi ha bocciato il tentativo di legiferare sulle unioni di fatto. Il 27 febbraio la maggioranza dei parlamentari ha rigettato la mozione laburista che pure, almeno inizialmente, aveva ottenuto il sostegno del governo conservatore in carica. Solo la settimana precedente al voto, infatti, tutti i partiti avevano accolto con un certo favore l’iniziativa di riesaminare il progetto di legge governativo sulle unioni civili del 2006. Ma, anche in vista delle prossime elezioni politiche, l’esecutivo guidato da Bertie Ahern ha preferito chiedere una deroga di sei mesi sul dibattito parlamentare.

Alla radice del temporaneo congelamento, secondo le motivazioni espresse dal governo, ci sarebbe un caso pendente alla Corte Costituzionale, che si preferisce vedere arrivare a conclusione. La vicenda in questione è nota come “il caso Zappone”. Katherine Zappone e la sua compagna Ann Louise Gilligan si sono sposate in Columbia Britannica il 13 settembre del 2003, in forza delle nuove legislazioni sul territorio canadese che prevedono il completo riconoscimento dei diritti per le coppie dello stesso sesso. Zappone e Gilligan, rispettivamente ricercatrice e membro della Commissione dell’Onu per i Diritti Umani e professoressa al St. Patrick College di Dublino, due anni fa decisero di stabilirsi in Irlanda e chiesero il riconoscimento della loro unione dalle autorità irlandesi. Lo scorso 4 ottobre il tribunale di Dublino ha rimandato il caso alla Corte Costituzionale poiché nella Carta Costituzionale del 1937 viene chiaramente prescritta la salvaguardia della famiglia fondata sul matrimonio tra due persone di sesso diverso e perché non esiste nella legislazione irlandese alcun riconoscimento delle coppie omosessuali. Il Parlamento, dunque, prima di discutere sul riconoscimento delle unioni di fatto preferisce attendere il responso della Suprema Corte.

Anche il Regno Unito ha registrato lo scorso luglio un episodio molto simile, anche in questo caso con due donne sposatesi in Canada e poi rientrate nella terra natia. La Corte inglese ha però escluso che alle due donne fosse legalizzato il matrimonio, ma è stata comunque concessa l’unione civile derivata dalla legge del 2004. Viceversa, l’Irlanda non ha alcuna legge sulle unioni civili, ma un progetto di legge governativo tutto ancora da discutere.
Zappone e Gilligan, due donne influenti e benestanti che hanno intrapreso questa vertenza con chiari intenti politici, hanno dichiarato di essere sicure di vincere la loro battaglia proprio a causa dell’omissione legislativa sul Civil Partnership da parte del Parlamento.
Al termine del dibattimento del 27 febbraio in Parlamento, il deputato Brendan Howlin, leader dei laburisti e relatore del progetto di legge sulle Unione civili, si è detto “non sorpreso della retromarcia dei due principali partiti della coalizione di governo, proprio quando mancano pochi mesi alle elezioni”. Le politiche irlandesi si svolgeranno probabilmente l’11 maggio, ma la data potrebbe slittare di qualche mese. Il Fianna Fail, partito del primo ministro Bertie Ahern, e il suo alleato Progressive Democrats guidano il governo dal 1997. Il ministro della Giustizia Micheal McDowell, parlando al termine dei lavori parlamentari del 27 febbraio, ha chiarito: “Qualsiasi emendamento riguardante questa delicata area costituzionale (lo status della famiglia e le unioni civili, ndr) dovrà essere attentamente analizzato, perché è un nostro dovere conservare l’istituzione del matrimonio tradizionale”. D’altro canto, McDowell non ha nascosto di essere “favorevole a un ampliamento dei diritti dei cittadini gay” e di ritenere “necessaria una fase di legiferazione per un sistema civile d’unione sullo schema britannico”.

Tra i membri dell’Unione europea, l’Irlanda è da almeno dieci anni uno dei Paesi maggiormente in crescita. L’escalation nell’economia e nella finanza mondiale della “tigre celtica” rimane comunque ancorata a un solido sistema di valori. Una limpida politica di protezione della famiglia fondata sul matrimonio, oltre che fortemente voluta dalla larga maggioranza degli irlandesi, suonerebbe come un richiamo all’Europa intera, soprattutto alla vicina Gran Bretagna, dove il tessuto sociale è sempre più sfilacciato e mostra segni preoccupanti di cedimento. Il Fianna Fail avrebbe buon gioco a proporsi, anche alle prossime elezioni, come il difensore dei valori tradizionali pur con una forte spinta verso la modernità.