Uno dei due uomini di North Belfast accusati del brutale assassinio dello studente Thomas Devlin avrebbe detto ad un investigatore di “aver visto qualcosa” la sera del fatale accoltellamento di agosto 2005

Nigel James Brown, 26 anni di Whitewell Road, avrebbe fatto tale ammissione durante una perquisizione della sua casa di Ross House, nel quartiere lealista di Mount Vernon a North Belfast. E’ stato riferito oggi al Belfast Crown Court.

La perquisizione avvenne a dicembre del 2005, quattro mesi dopo l’arresto di Brown, rilasciato poi senza alcuna accusa dopo essere stato interrogato.

L’investigatore John Kitchen ha detto che nell’appartamento Brown sembrava “emotivo” e l’uomo gli riferì “di star bruciando” e di non poter dormire la notte.

Kitchen disse di aver chiestoa Brown se c’era qualcosa che voleva riferire, e Brown presumibilmente gli disse: “Ho visto qualcosa e mi sta distruggendo”.

Comunque dopo Brown chiese al detective se avesse detto qualcosa che sarebbe potuto essere usato in tribunale, e lui rispose di non poter promettere nulla.

Durante una conversazione successiva Brown replicò: “Lo sa che non posso dire nulla in tribunale… guardi cosa accade in Irlanda del Nord quando qualcuno parla con la polizia, i paramilitari lo prendono”.

Secondo l’investigatore Kitchen il moderato, coerente e collaborativo Brown avrebbe voluto dire qualcosa di più, come se volesse tirare fuori qualcosa dal proprio petto.

Durante i precedenti interrogatori, letti al giudice, Brown negò di aver paura del suo coimputato Gary Taylor, 23 anni di Mountcollyer Avenue, anch’egli abitante in Ross House al tempo dell’omicidio.

Durante gli interrogatori, a Brown furono mostrate le immagini riprese dalle telecamere a circuito chiuso, dove si vedevano due uomini entrare ed uscire dagli appartamenti (di Ross House) la sera dell’omicidio, ma rifiutò di riferire se Taylor fosse uno di loro.

E’ stato anche riferito in aula che Brown disse alla polizia di aver “dato via” i vestiti che indossava quella sera. L’unica cosa che sapeva dell’assassinio dello studente “era che se ne parlava nei notiziari e sui giornali”.