Giardino della Memoria | Garden of RemembranceBene, bene, è passato molto tempo, non è vero? Come sarebbe stata? Cosa avrebbe indossato? Cosa avrebbe detto? Non sembrava molto rilassata e a proprio agio con la Presidente McAleese durante la cena al Castello di Dublino, anche se nella testa di molte persone affiorava una domanda: la sua presenza indica un vero cambiamento nella natura della relazione tra i due paesi, o è solo una scena montata ad arte.

Bisogna sempre stare attenti non rovinare il significato storico, politico e psicologico di un evento particolare, ma mi sembra che la “questione irlandese” – che ha tormentato i rapporti tra inglesi ed irlandesi per secoli ed è stato il conflitto politico più longevo del regno di Elisabetta II – è stato risolto con soddisfazione di entrambi i governi e della maggior parte degli abitanti della Repubblica e dell’Irlanda del Nord.

Questo non significa conquista. Il battibecco anglo-irlandese è stato così difficile da risolvere proprio perché era più come una guerra familiare che una rivolta contro i colonialisti, o anche il tipo di guerra “europeo” che è stato uno dei punti fissi delle relazioni geopolitiche tra la Gran Bretagna e altre nazioni al di là della Manica. Gli inglesi e gli irlandesi si sono mescolati come nessuna delle altre nazioni sulla terra, portando ad una lealtà lacerata e confusa e, ancora più interessante, ad una genuina confusione sulla loro vera identità. Ma, come ho osservato mercoledì, mi sembra che abbiamo raggiunto il “momento Casablanca” e l’opportunità per “l’avvio di una bella amicizia”.

Naturalmente, in un certo senso non importa quanto sono divenuti buoni i legami diplomatici tra Londra e Dublino: l’unica cosa fondamentale sarà di evitare che la “questione irlandese” venga semplicemente sostituita dalla “questione Irlanda del Nord”. Lo SDLP e lo Sinn Fein non aspirano meno ad un’Irlanda unita di quanto lo fossero prima della visita, e il DUP e l’UUP non sono meno pro-Unione. Sembra quindi ragionevole concludere che la politica su questo lato della frontiera continuerà come al solito, se abbandonata a sé stessa.

A parte una stretta di mano a Cork, lo Sinn Fein (insieme ad alcuni elementi del GAA in Irlanda del Nord) ha boicottato – un termine ironicamente adeguato alle circostanze – la visita. Gerry Adams ha scritto un articolo particolarmente contorto, commentando che “il governo britannico deve svolgere un ruolo completo… per promuovere la fine della divisione dell’Irlanda e promuovere l’unità del nostro popolo e del paese”.

Lo Sinn Fein non sarà felice. A cinque anni di distanza dal centenario della Rivolta di Pasqua, un monarca britannico è tornato a Dublino ed è stato l’ospite d’onore a Croke Park. La visita ha dominato i media irlandesi, con RTE che ha avuto un enorme seguito di pubblico. E a parte piccoli gruppi di contestatori, sembra che la stragrande maggioranza delle persone non abbia avuto assolutamente alcuna preoccupazione di sorta sul fatto che la visita della Regina sia stata possibile solo perché non c’è più una richiesta irlandese di ottenere il suo territorio. Detto brutalmente, alla maggioranza delle persone nella Repubblica non frega niente dell’unità irlandese.

Infatti, il disagio dello Sinn Fein è stato ben riassunto in una lettera all’Irish Times di giovedì scorso: “Mentre la sua visita (della regina, Ndt) è vista come un momento fondamentale per lo Stato – e per molti aspetti questo è vero – non si può negare che gli eventi di questi ultimi giorni hanno solo ulteriormente avallato la partizione di quest’isola. La frattura tra nazionalisti del Sud e del Nord si è ampliata. Mentre la Repubblica persegue giustamente la sua indipendenza, i nostri fratelli nazionalisti del Nord sono sempre più alla deriva. C’è una notevole arroganza di molti cittadini della Repubblica nei confronti dei loro omologhi in Irlanda del Nord. Gli eventi di questi ultimi giorni sembrerebbero aver aumentato solo questa arroganza – e rafforzato l’Unione”.

I lettori abituali sanno che ritengo non si otterrà un’Irlanda unita nel corso della mia vita, e neppure durante la vita dei miei figli. Così Adams e McGuinness, entrambi di qualche anno più grandi di me, si staranno sicuramente chiedendo se decenni di “case sicure” e di terrorismo sono valsi la pena. L’Unione è più forte che mai, le relazioni anglo-irlandesi sono migliori di prima; McGuinness è legato ad un DUP che ha aumentato il suo vantaggio sullo Sinn Fein, e la regina Elisabetta è una gradita visitatrice su entrambi i lati del confine.

Il consenso politico, elettorale e dei mezzi di comunicazione di tutto il Regno Unito e della Repubblica è per il mantenimento dello status quo e questo significa lasciare l’Irlanda del Nord esattamente come è. Così nel mio punto di vista l’unionismo – con una grande U – è più forte oggi di quanto non lo sia stato per decenni. Lo Sinn Fein (così come l’SDLP) continuerà a promuovere l’unità finale, ma ho il sospetto che entrambi riconoscono ora che a tale progetto sia stato inferto un colpo quasi fatale dagli ultimi eventi – e non solo dalla visita reale.

E penso anche che se l’unionismo iizierà a lavorare insieme, cominciando a fornire una buona amministrazione locale, promuovendo realmente i benefici socio-economici dell’Unione e continuando l’abbattimento delle barriere iniziato dalla visita della Regina, allora si riuscirà a diminuire le rivendicazioni di unità all’interno del nazionalismo irlandese “moderato” presente in Irlanda del Nord.

Ho già detto che la politica qui continuerà come al solito, se abbandonata a sé stessa. Questa sarebbe una cattiva cosa in sé, ma potrebbe anche rappresentare un’altra occasione persa per l’unionismo. Se la voglia di unità irlandese è diminuita dal 1998 (e penso che lo sia), allora ha sicuramente senso per l’uninismo avere più coraggio e fiducia? La famiglie favorevoli all’Unione devono comprendere la forza dell’attuale posizione.

Il processo di pace è sempre stato un’opera in cinque atti: far comprendere a tutti che un accordo era possibile; ottenere una firma sull’accordo dei cosiddetti estremi politici; assicurarsi il sostegno degli elettori su entrambi i lati del confine; costruire un sistema di devolution che avrebbe funzionato, e, infine, creare una nuova epoca, la politica post-conflitto. Bene, il quinto atto è stato raggiunto e l’unionismo ha il vantaggio. Non sprechiamolo!