Per eleggere il nono presidente della Repubblica, dopo una vivace campagna elettorale e con risultato ancora imprevedibile

Martin McGuinnessOggi in Irlanda si vota per scegliere il presidente della Repubblica, il nono della storia, eletto con suffragio diretto dalla popolazione. Finisce il mandato di Mary Mc Aleese, la giornalista e avvocato eletta nel 2004 che ha accolto prima Obama e poi la regina d’Inghilterra nella sua prima storica visita in Irlanda. Per il suo posto si erano presentati sette candidati, tra cui personaggi della tv e un ex leader dell’IRA, che hanno superato una campagna elettorale di ritiri e colpi bassi e affrontano ora una scelta ancora incerta nel risultato.

Nell’ultimo sondaggio viene dato per favorito il laburista Michael Higgins, ex ministro della cultura, nonché cultore del gaelico (fu lui uno degli artefici del quarto canale tv, interamente in quella lingua): approfitta degli scandali che hanno colpito, a campagna in corso uno dei precedenti favoriti, David Norris. Il caso risale agli anni 90, quando chiese clemenza per il suo ex-compagno accusato di aver abusato di un bambino palestinese. Cultore di James Joyce, Norris è il primo candidato alle presidenziali dichiaratamente gay. Era il candidato di molti irlandesi che attraverso l’appoggio al primo ipotetico presidente gay avrebbero voluto dare una lezione alla Chiesa irlandese distratta dagli scandali di pedofilia e dai successivi dibattimenti con la Santa Sede. Ma la credibilità di Norris era crollata dopo lo scandalo.

Sean Gallagher aveva approfittato momentaneamente dello scandalo che aveva colpito il suo diretto rivale Norris, ma tempo un mese ed è stato travolto anche lui da una serie di accuse. Il famoso imprenditore, noto maggiormente per le sue apparizioni a “Dragons’ Den” (format di un reality mandato in onda anche in Irlanda da RTE One, il primo canale) è stato accusato da Martin McGuinness, un altro candidato, di aver ricevuto fondi di provenienza discutibile.

Sono così rimasti in gioco Gay Mitchell, europarlamentare e candidato del partito Fine Gael, a cui i sondaggi non danno più di un 10%, l’attivista per i diritti dei disabili e dei bambini Mary Davis, la cantante Dana (vincitrice di Eurovision Song Contest, competizione a cui gli irlandesi tengono molto) e Martin McGuinness, imprevedibile uomo del cambiamento nonché ex militante dell’IRA.

Accusato a più riprese (dai parenti delle vittime e dai candidati rivali) del suo passato, durante gli anni ’70, nella Provisional IRA, Martin McGuinness sarà comunque la sorpresa delle odierne elezioni. Candidato per il partito politico Sinn Fein (che rivendica l’unione dell’Irlanda secondo un processo di pace lento ma duraturo) è stato al centro non solo delle polemiche, ma anche dei più rilevanti commenti politici di questa campagna elettorale, ed è stato definito a più riprese come il possibile uomo del cambiamento, della possibile definitiva conciliazione. McGuinness è uno degli artefici dell’Accordo del Venerdì Santo del 1997, un percorso di pacificazione da lui intrapreso anche come vice presidente dell’Irlanda del Nord insieme al suo vecchio rivale e nuovo amico, il premier unionista Ian Paisley. McGuinness diventerebbe nell’Irlanda pacificata l’espressione di un Nord che rivendica la fine del conflitto e la pace tra tutto il popolo irlandese senza più discriminazioni settarie.

Come lui, anche Mary Mc Aleese, presidente uscente, è originaria di Belfast, o meglio di Ardoyne, quartiere cattolico celebre per le cronache dei troubles (coinvolto anche quest’anno nei disordini durante le parate orangiste).

Tra la crisi economica, le ultime rivendicazioni dei paramilitari della “Real IRA”, e il malcontento generale, il risultato è ancora imprevedibile.