Da Dublino, Andrea Varacalli

Il Paese sull’orlo della bancarotta pronto a punire il Fianna Fail: “Avrebbero dovuto affondare le banche invece di affogare noi” Il Fine Gael, che vuole rinegoziare il debito, verso un netto successo

In preparazione urna per i 7 residenti di InishfreeAlla vigilia del voto, l’Irlanda si prepara a delle storiche elezioni politiche. Una tornata che potrebbe devastare il partito di maggioranza, sotto accusa per la drammatica crisi economica e spazzarlo via dal governo dopo quasi 80 anni di dominio politico. È il Fianna Fail – i “Soldati del destino” – nell’esecutivo dal 1932, e ora dopo otto decadi, come molti commentatori e sondaggi prevedono, in crollo. Una débâcle dovuta alla fallimentare avventura economica della cosiddetta “tigre celtica” che dopo una rapida illusione ha lasciato solo macerie nella finanza e nella società irlandese. Il Paese è stato infatti costretto ad accettare un piano di salvataggio multimiliardario dall’Europa e dal Fondo Monetario Internazionale.

Caoimhe McKenzie ha 28 anni e madre di quattro figli e senza intendersene di finanza sa bene quanto le sia costata la crisi. Fuori ai corridoio degli uffici per l’assistenza sociale di Sligo, sulla costa ovest dell’Irlanda, descrive il suo dramma e quello dei suoi bambini, dopo la perdita del lavoro in fabbrica. Oggi affrontano i tagli del welfare con il solo salario del marito, un metronotte. Braccia conserte, pronte alla sfida, mentre due dei suoi marmocchi gli si avvinghiano sulle gambe: Caoimhe non ha dubbi. Le colpe sono dei politici. Il disastro è di Brian Cowen, l’ex primo ministro ed ex leader del Fianna Fail. “Avrebbero dovuto farle affondare quelle banche!” dice riferendosi al piano del governo per garantire il gigantesco debito aperto dagli istituti di credito con denaro pubblico. “Invece – conclude – hanno lasciato affogare noi”. La collera delle tante McKenzie ha fatto vibrare in modo potente tutta l’Irlanda. Il voto di domani è potenzialmente un “cambio rivoluzionario” come indicano gli osservatori. “La parola che userei è sisma” dice Whelan, uno dei più taglienti columnist politici del quotidiano Irish Times . “Quello che vedremo – spiega – sarà un terremoto politico molto interessante”. Gli investitori stanno seguendo da vicino le obiezioni politiche, sollevate durante la campagna elettorale, ai costi sociali del piano di salvataggio. Non è difficile intuire che Londra, Parigi e Berlino si preparano al “dopo choc”. Le banche europee hanno miliardi di euro congelati quasi unicamente dai guai della finanza irlandese. Il Fianna Fail, finora alla guida del governo, ha garantito il piano di rientro del debito, ma il Fine Gael – il partito di Enda Kenny lanciato secondo le ultime proiezioni a quota 40% – promette di rinegoziare il prestito e obietta che “i contribuenti non devono essere costretti a mendicare, a causa degli enormi profitti degli speculatori”. Il Fine Gael – dal gaelico “tribù degli irlandesi” – inoltre propone un taglio degli investimenti di un gruppo di imprenditori locali vicini all’ex premier Cowen attraverso nuovi e severi regolamenti; un’iniziativa che ha fatto inasprire il dibattito e bollare come populista la mossa di Kenny. Preoccupazioni che sono immediatamente rimbalzate sul continente. La possibilità di un rinnovato fiume d’inchiostro rosso nei bilanci europei ha spaventato i mercati, già poco in salute per le crisi di Grecia e Portogallo. Venti giorni fa, l’agenzia di rating Moody’s ha dato un altro calcio all’affidabilità delle sei grandi banche irlandesi – protagoniste del “buco ” da 117 miliardi di euro – nel restituire il prestito.

Allora, Il Fianna Fail si era detto “disposto a iniettare altro denaro per evitare la retrocessione”: un sortita che è equivalsa a una Caporetto nei sondaggi, specchio delle inquietudini dei 4.6 milioni di irlandesi. La “tigre celtica” di un tempo, un locomotore dell’economia d’Europa per più di un decennio, è la prima vittima della recessione. La disoccupazione, in due anni e mezzo, è triplicata e oggi sfiora il 14%, il welfare si indebolisce e l’aumento delle tasse non è in grado da solo di combattere il maxi deficit di 204.1 miliardi di dollari. E l’Irlanda ora è un’isola al “verde”, un paradiso d’Europa che va alle urne in bancarotta.

I sondaggi

Enda Kenny si sta preparando a un trionfo

Fino all’ultimo minuto si sono scontrati in una delle sfide elettorali per le legislative irlandesi più feroci degli ultimi anni, ma i sondaggi prefigurano per il voto di domani il «one man show» di Enda Kenny. Il sessantenne leader del partito di centrodestra, Fine Gael, dovrebbe raccogliere il 40% dei consensi.

Sotto il 20% tutti gli altri. Il centrosinistra laburista di Eamon Gilmore non dovrebbe sfondare e rimane a quota 18%. Catastrofe in vista per il Fianna Fail, che pur al governo, scenderebbe a terzo partito con il solo 16%. La nuova guida, Micheal Martin, il cinquatenne ex ministro degli Esteri che ha sostituito il premier Brian Cowen non avrebbe dunque sedato la collera del dopo-crisi irlandese. Nella mattina di ieri il duello finale tra Fianna Fail e Fine Gael, con le accuse di Martin a Kenny: «I vostri cinque punti di programma per la rinascita economica non incideranno sulla ripresa». Le urne si apriranno domani alle 7 e si chiuderanno alle 22 per 3 milioni d’irlandesi con diritto di voto. Ma già oggi circa 200 elettori sceglieranno i propri politici nelle isole limitrofi all’Eire.

Sono in gioco 165 seggi contesi da 566 candidati. ( A.Va.)