Les Enfants Terribles, 3/09/10
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di Rita Portoghese
Viaggio nella piu' misteriosa delle mafie italiane
“Giuro sulla punta di questo pugnale, bagnato di sangue, di essere fedele a questo corpo di società formata, di disconoscere padre, madre, fratelli e sorelle fino a settima generazione; giuro di condividere centesimo per centesimo e millesimo per millesimo fino all’ultima stilla di sangue, con un piede nella fossa e uno alla catena per dare un forte abbraccio alla galera.”
Questo il punto di partenza, questo il momento di non ritorno. Per chi sceglie di entrare a far parte della Sacra Corona Unita, e anche per chi non ha scelta.
Si tratta soltanto del primo dei giuramenti che un promesso “affiliato” dovrà pronunciare nel corso della sua carriera. Si potrebbe parlare della Sacra Corona Unita guardando a questa esclusivamente come ad un’associazione di stampo mafioso, ma si perderebbe di vista il lato umano della stessa.
La Sacra Corona Unita ha origine nei primi anni ottanta ad opera di esponenti della Camorra e di chi al suo interno avrebbe voluto estendere il proprio controllo anche al Salento. Esponenti quali Giuseppe Rogoli, incaricato da Raffaele Cutolo di creare un’organizzazione di stampo mafioso nella cosiddetta Apulia Felix. L’isola felice del Salento, dove prima dall’allora non si era mai pensato ad infiltrazioni di tipo mafioso.
Nell’organizzazione si parte dal grado più basso, che corrisponde solitamente anche alla giovane età di chi entra a farne parte. I “picciotti” coloro a cui vengono affidati solitamente compiti di manovalanza e vigilanza, secondo l’ideale del “Servire oggi per essere serviti domani”. Ragazzi poco più che quindicenni devono dimostrare per un periodo di 40 giorni sotto l’occhio vigile dei più grandi la loro caratura delinquenziale e di non avere nessun legame o congiunto all’interno delle forze dell’ordine.
Il passo successivo scandito da un’ulteriore giuramento, che implica l’entrata a far parte della Società Maggiore, è il passaggio alle Doti de “Lo Sgarro” e de “la Santa”. Il primo prevede la commissione di almeno tre omicidi per conto dell’organizzazione. Questa dote dà la possibilità a coloro ai quali è concessa, di creare altre filiali. A questo punto l’aspetto rituale dell’associazione prende maggior rilievo. I “dotati”, diventano riconoscibili a partire dal tatuaggio sul piede destro raffigurante una rosa o la tipica “smazzetta”. Da questo momento in poi, l’abbandono implicherà la morte dell’individuo. La seconda dote viene conferita dagli affiliati di maggior rilievo secondo un antico rituale che puntualmente viene messo in atto a mezzanotte in punto. Al nuovo affiliato vengono consegnati: una pastiglia di cianuro (per evitare che possa parlare in caso di interrogatori, dovrà ammazzarsi prima di poter parlare), una carabina o un fucile sul quale dovrà giurare fedeltà e che sarà l’arma che lo colpirà a morte in caso di tradimento; un limone, un batuffolo di ovatta, un ago, 3 fazzoletti di seta bianca e una “spartenza” (solitamente un pacco di sigarette).
Il grado più alto dell’organizzazione è il Consiglio Generale, che prevede le doti del Tre Quartino ( la possibilità di essere nominato membro del Tribunale D’omertà, il quale attua le decisioni e opera nel totale anonimato); la dote del Diritto al Medaglione e del Diritto al Medaglione con catena, attribuite solo a chi dispone di uomini, mezzi e capacità intellettive oltre che organizzative.
Ad oggi la Sacra Corona Unita può contare su circa 47 clan autonomi tenuti a rispettare interessi comuni e circa 1500 affiliati.
Nel corso della sua storia, ha subito varie scissioni e ha visto la creazione di ulteriori rami distaccatisi dal maggiore. Nel 1986 nasceva infatti la Nuova Famiglia Salentina ramo dalla precedente Famiglia Salentina Libera.
Nel 1990 viene creata la Rosa dei Venti che prende vita in carcere a Lecce ad opera di De Tommasi e Vincenzo Stranieri con l’autorizzazione della ‘Ndrangheta, la quale dette vita anche alla Remo Lecce Libera che richiedeva l’indipendenza dei leccesi.
Insieme a queste la Sacra Corona Libera nasce come distacco dagli ideali della S.C.U. quali lo sfruttamento dei minori e l’abolizione dei rituali di iniziazione.
Queste le organizzazioni che costituiscono o almeno che hanno rappresentato, la mafia pugliese.
Le attività illecite fruttano all’organizzazione un totale di 2 miliardi e mezzo di euro all’anno. I maggiori guadagni vengono dal traffico di droga con rapporti con la vicina mafia albanese, sfruttamento della prostituzione, traffico d’armi e in misura minore dai reati di estorsione ed usura.
Potremmo stare qui a raccontare le origini storiografiche del S.C.U. quand’è nata, chi l’ha fondata, le figure di spicco raccontate nella storia delle cronache nere, e il tutto si ridurrebbe a mera descrizione di un fenomeno associativo e delinquenziale.
La Storia è fatta invece di persone e storie di ogni giorno. Storie di difficoltà, di impossibilità di trovare posto nella storia fatta di grandi uomini e grandi nomi. Realtà traducibili in quella tanto discussa metafora del Palazzo di Pier Paolo Pasolini. La differenza tra chi ci vive in quel Palazzo e chi lo guarda dal di fuori si respira tutta passeggiando in una città qualunque del Sud in un giorno qualunque.
Così come i grandi nomi della Sacra Corona Unita, i fondatori della stessa così come gli stessi esponenti mafiosi non esistono più. La realtà di oggi è ben diversa. Descrivere cos’è oggi la Sacra Corona Unita vuol dire raccontare di donne che prendono il posto di coloro che ormai da anni vivono in prigione, vuol dire che ad oggi l’organizzazione è nelle mani delle giovani leve.
Nella pagine di cronaca locale si legge sempre più spesso di adolescenti dediti a traffici di stupefacenti e ad assassini. I compagni di scuola con i quali saltavi le lezioni, sono coloro che adesso girano in motocicletta muniti di caso per le strade del borgo antico, armati, alla ricerca del bersaglio prescelto. Un altro adolescente.
Troppo spesso ormai si legge sulle pagine dei quotidiani locali di ragazzi che ammazzano ragazzi. Non troppo lontani nella memoria ancora i nomi di Michele Fazio, ammazzato nei vicoli della città vecchia di Bari mentre rientrava a casa dal lavoro. Era nel posto sbagliato al momento sbagliato vittima di uno scontro a fuoco tra i clan rivali Capriati – Strisciuglio. Gli assassini? Poco più che ventenni; oppure ricordiamo Gaetano Marchitelli, il pony express di soli 15 anni ammazzato anch’egli per sbaglio e poi ancora Giovanni Montani diciottenne ucciso a bordo della sua auto mentre tornava a casa, unica sua colpa quella di essere imparentato con uno degli ex esponenti della mafia locale in carcere da più di 15 anni; così come Salvatore Montani, cugino del primo.
Ma davvero questi “picciotti” sanno il perché dell’inizio di queste guerre tra clan rivali? Conoscono la storia dei loro predecessori? Davvero sanno il perché di quello che fanno? Questo è oggi ciò che resta della Sacra Corona Unita. Adolescenti che hanno perso l’ingenuità troppo presto, perché la vita di strada lascia i segni, perché non hanno i mezzi per scegliere una vita diversa, difficile sfuggire ai soldi facili e alla possibilità di prendersi qualche rivincita personale, quando già a dieci anni ti ritrovi una pistola tra le mani. Diventa troppo facile perfino uccidere.
