alexander solzhenitsyn

alexander solzhenitsyn

Alexander Solzhenitsyn, simbolo della dissidenza contro il regime comunista, è morto per insufficienza cardiaca. Ad annunciare la scomparsa dello scrittore e premio Nobel è stato il figlio Stepan, secondo cui la morte è avvenuta “per un improvviso arresto cardiaco” alle 23:45 di domenica – le 21:45 in italia.

Nato nel 1918 a Kislovodsk, in Russia, Alexander Issaievitch Solzhenitsyn trascorse la sua infanzia a Rostov sul Don, nel sud della Russia, dove studiò scienze e letteratura.

Partì per la seconda guerra mondiale come capitano d’artiglieria.

Nelle ultime settimane del conflitto, nel 1945, fu arrestato e rinchiuso nei tristemente famosi Gulag, per aver scritto “alcune critiche irrispettose” a Stalin in una sua lettera ad un amico, dove lo chiamava “l’uomo dai baffi”. Venne rilasciato 10 anni più tardi.

Fu il primo scrittore a rompere il velo di silenzio che circondava i campi di lavoro in Unione Sovietica. Il suo primo romanzo breve, “Una giornata di Ivan Denisovic”, comparve nel 1961 sulla rivista “Novyj Mir” e fu un evento politico e letterario. Solzhenitsyn raccontava in modo esplicito, con dettagli cruda della dura vita quotidiana nei Gulag staliniani.

Fu insignito del premio Nobel per la letteratura nel 1970.

Nel 1973 pubblicò “Arcipelago Gulag”, opera in tre volumi, raccoglieva dati, racconti e documenti sulle deportazioni di Stalin: Solzhenistyn lo aveva portato a termine in 11 anni grazie all’aiuto di compagni di prigionia. La pubblicazione dell’opera gli costò l’esplosione dall’Unione Sovietica.

Nel 1974, infatti, venne privato della cittadinanza russa e costretto all’esilio. Aveva prima vissuto in Germania, poi in Svizzera e negli Stati Uniti.

Nei suoi anni di esilio, Solzhenistyn aveva proseguito con le sue critiche all’Urss. Tenne molte conferenze in giro per il mondo, dove raccontava la propria esperienza da internato e di dissidente.

Nel 1994 le autorità russe, dopo il dissolvimento dell’Unione Sovietica, gli permisero di porre termine all’esilio e di rientrare in patria. Non ricevette però la calda accoglienza che forse si aspettava e l’ostilità nei suoi confronti rimase.

Nel 2000 incontrò per la prima volta il presidente Vladimir Putin.