Les Enfants Terribles, 11/03/10
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Di Massimiliano Vitelli, LET correspondent

Si spara nei campi profughi palestinesi in Libano e si spara nei terroritori. Israele ammanetta la classe dirigente di Hamas e riprende i bombardamenti
Sale la febbre nei territori. Palestina ed Israele sono di nuovo sulla strada, polverosa e senza uscita, del braccio di ferro armato. Dopo il lancio di circa 200 missili Qassam in poco più di una settimana da parte dei militanti di Hamas contro la cittadina israeliana di Sderot, la rappresaglia del governo di Tel Aviv non si è fatta attendere. Ai raid aerei nella striscia di Gaza che sono costati numerose vittime tra i civili palestinesi, il 24 maggio ha fatto seguito un’azione militare di forza che ha portato alla cattura di 33 esponenti politici di Hamas. All’alba di giovedì, infatti, con un’operazione a Ramallah ed a Nablus, le forze speciali israeliane hanno messo a segno un vero sequestro di massa. La retata ha coinvolto anche l’ex vice-premier palestinese Nasser Eddin Al-Shaer, ora ministro dell’Educazione, due deputati di Nablus, Hamid Bitawi e Raid (nome decisamente in sintonia con l’episodio) Abu Sir, un sindaco ed un vice-sindaco. Il presidente dell’ANP (Autorità Nazionale Palestinese), il moderato Mahmoud Abbas alias Abu Mazen, ha richiesto la sospensione del lancio dei razzi da parte dei miliziani palestinesi delle Brigate Ezzedin Al Qassam, ricevendo però, un secco e irremovibile rifiuto. Il pensiero dei leaders di Hamas, l’ideologia che li spinge a combattere una guerra impari e francamente con poche possibilità di vittoria, è riassunto in un esempio rilasciato dal portavoce di Hamas a Gaza, Moshir Al Masri, durante un’ intervista all’inizio del 2006: "Un uomo possiede una casa e qualcuno va ad occupargliela, poi il 'ladro' accetta al massimo di concedere una piccola parte di quella casa al legittimo proprietario nel corso di quelli che lui stesso definisce negoziati, dicendogli che tutto il resto è diventato di sua proprietà. Voi ritenete che questa sia una situazione accettabile? È accettabile essere cacciati dalla propria casa per poi riconoscere che la casa appartiene a chi, con la forza e senza alcun diritto ve l’ha occupata? No, nessuna persona accetterebbe questo, nessuna religione accetta questo". Parole che non lasciano dubbi ad interpretazioni e che chiariscono inequivocabilmente il punto di vista palestinese.
Israele, da parte sua, in un comunicato ha dichiarato che era indispensabile un’azione di forza perché l’organizzazione Hamas stava consolidando una rete di terrore nella regione, prendendo a modello quanto fatto nella Striscia di Gaza. Il mondo politico, unanimemente ha però condannato il maxi-sequestro. L’Unione Europea, per bocca dell’alto rappresentante per la politica estera, Javier Solana ha espresso la sua preoccupazione ed il suo disappunto riguardo l’episodio. A sorpresa anche gli Stati Uniti, da sempre al fianco di Israele, hanno preso le distanze dal governo di Tel Aviv.
Purtroppo ad ogni nuova alba il conflitto palestino-sionista appare più lontano da una soluzione. In più, i mezzi d’informazione troppo spesso indirizzati e politicizzati, deformano frequentemente ad arte le notizie, così che riuscire ad analizzare obiettivamente le ragioni dell’una e dell’altra parte risulta sempre più complicato. Il vero muro da abbattere non è quello di Gaza ma quello nelle menti umane, quello che impedisce di vedere ciò che c’è oltre le bombe, gli attentati, i missili e le rappresaglie. Perché la vita è lì, dietro quel muro ed il vero delitto è restare a guardare senza voler capire.
