Les Enfants Terribles, 3/09/10 Stampa la pagina Stampa la pagina Invia la pagina Invia la pagina ad un amico



Andrea Varacalli, fotoreporter

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Les Enfants Terribles. Heimat: processi di frammentazione e identita' regionali

Con le ali di cera
Massimiliano Vitelli

Il Kosovo vola verso l'unilaterale Dichiarazione d'Indipendenza. Con il pericolo di sciogliersi al primo sole

Bandiera del Kosovo

L'incapacità dell'Europa ed il suo immobilismo decisionale hanno di fatto portato il Kosovo, dal 1991 ad oggi, in un vicolo cieco. Dalle macerie della Yugoslavia, infatti, sono riemersi nel territorio che fa capo a Pristina, solamente grandi dolori e scontri interrazziali con molti episodi di "pulizia etnica" inenarrabili.
Varcato il border-cross della dignità, la Comunità Europea che, sotto la sapiente guida del grande burattinaio U.S.A. era in passato ed in altre terre intervenuta con forza, è restata qui con le mani in tasca per anni abbandonando una regione in perenne sofferenza al suo destino.
Destino che, con l'orgoglio di chi mai si è arreso e con la forza di una pulita arroganza di chi ormai nulla ha da perdere, il popolo kosovaro ha deciso di costruirsi da solo.

KosovoLunedì 10 dicembre, sarà il grande giorno. Hashim Thaci, vincitore delle elezioni tenutesi sabato scorso, dichiarerà l'indipendenza del Kosovo dalla Serbia, scatenando una serie di reazioni internazionali prevedibili solo parzialmente.
A favore dell'autodeterminazione la maggior parte dei paesi europei con la probabile esclusione di Ungheria, Romania, Slovacchia e Grecia alle quali vanno aggiunte le perplessità della Spagna di Zapatero.
In opposizione, l'asse Serbia-Russia, con Mosca al bivio tra intervento militare e mediazione politica.
Proprio la Russia, che come Membro permanente al Consiglio di Sicurezza dell'O.N.U. ha sempre posto il veto sull'autonomia del Kosovo, è la nazione che rischia di più.
Il governo di Putin, infatti, forte dell'esperienza maturata in tanti anni all'ombra della regione, sa che una nuova corrente europea metterebbe a rischio la grande influenza che la Russia ha nella politica economica dell'intera area balcanica ed in primis nel controllo sui corridoi energetici. Una sconfitta d'immagine ed una perdita economica che il Cremlino non può permettersi.
Se poi, come appare, il Kosovo si autodichiarerà indipendente senza la ratificazione dell'Europa ma solamente con una sua accettazione de facto del nuovo status, c'è il forte rischio di una netta spaccatura territoriale con l'annessione della zona a nord del fiume Ibar alla Serbia e la conseguente fuga degli ultimi serbi dalla provincia
Una divisione etnica che, con un effetto domino, potrebbe dare il via ad una serie di richieste di indipendenze (ad esempio quella della comunità albanese nella Grecia nord-occidentale che da sempre richiede l'annessione alla madre-patria) e di modificazioni giurisdizionali di territorio (la stessa Serbia, a questo punto, potrebbe rivendicare la Krajiana e la Repubblica Srpska dalla Bosnia), con conseguenza di forti tensioni al limite di dichiarazioni di guerra, in tutti i Balcani.

KosovoTimido e poco credibile il tentativo della NATO di rassicurare tutti. Dichiarare di aver già predisposto piani di contingenza per gestire eventuali reazioni violente che seguiranno la Dichiarazione d'Indipendenza del Kosovo appare solamente una grande forzatura.
Il passato, nel quale i peacekeepers della NATO hanno fallito ogni tentativo di garantire la pace nel territorio kosovaro, parla da solo inchiodandoli a gravissime responsabilità.
Nel febbraio del 2000 nulla furono in grado di fare quando nel nord del paese una pulizia etnica dell'esercito serbo distrusse case e lasciò in terra decine di morti albanesi.
Per una triste par condicio, quando furono le folle albanesi del sud ad assaltare la comunità serba, si limitarono a scortare la cittadinanza indigena in posti lontani ma sicuri, lasciando che le loro chiese e le loro case venissero bruciate.

Con queste credenziali c'è poco da star sicuri e l'ipotesi di un terremoto internazionale appare la più accreditata. La mattina del 10 dicembre, con un occhio alla tv (per i fortunati che la posseggono) ed un altro fuori dalla finestra, gli abitanti di queste terre faranno colazione con latte e terrore, tra l'euforia di chi è ad un passo dal volo e la paura di chi teme di vedere le proprie ali di cera sciogliersi al sole.

Se chiudo gli occhi vedo talvolta un paesaggio oscuro con pietre, rocce e montagne all’orlo dell’infinito. Nello sfondo, sulla sponda di un mare nero, riconosco me stesso, una figurina minuscola che pare disegnata col gesso. Questo è il mio posto d’avanguardia, sull’estremo limite del nulla: sull’orlo di quell’abisso combatto la mia battaglia.
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