Tratto da PeaceReporter

La senatrice franco-colombiana rapita dalle Farc oltre sei anni fa è stata liberata. Con lei i 3 ostaggi Usa e 11 militari

ingrid betancourt liberaIngrid Betancourt è libera. Il suo stato di salute è ‘ragionevolmente buono’, parole del ministro della Difesa colombiana, che ha annunciato al mondo il successo del blitz militare e di intelligence che ha portato alla fine della prigionia per l’ex candidata presidenziale. Operazione ‘Jaque’; è stata denominata così l’operazione speciale che passerà alla storia. Con Ingrid Betancourt sono state liberate altre quattordici persone: undici colombiani e tre contractors statunitensi, che erano stati catturati nel 2003. Finisce così l’incubo della candidata presidenziale, durato sei lunghi anni. Un tunnel che sembrava destinato a un finale lugubre, per le precarie condizioni di salute che venivano descritte dagli ostaggi liberati negli ultimi mesi dopo la mediazione venezuelana. Mentre scriviamo non sappiamo ancora quale sia stata la dinamica del blitz, con che mezzi sia stato portato a termine, se sia stato ‘assecondato’ dall’intelligence statunitense, come appare probabile.

Ingrid Betancourt e gli altri ostaggi sono stati trasferiti immediatamente in una base militare a 190 chilometri da Bogotà. Il blitz avviene nel momento politicamente peggiore per il presidente colombiano Uribe Velez, stretto alle corde dalla Corte costituzionale, che aveva scritto una sentenza che metteva in serio pericolo la validità del suo secondo mandato, dopo la scoperta di un caso di corruzione su una parlamentare che risultò determinante per la sua rielezione.
Solo lunedì, poi, due emissari europei avevano avuto il via libera governativo per riunirsi con il Segretariato delle Farc, e tornavano a circolare voci su una possibile trattativa per uno scambio umanitario. Quindi il blitz. Felicità per la liberazione degli ostaggi, una vera e propria manna per il quadro interno del presidente.

ingrid betancourt libera

Ripercorriamo la storia dell’ex candidata presidenziale.

Figlia di un ambasciatore colombiano a Parigi e di una ex miss-Colombia poi divenuta senatrice, Ingrid cresce in una casa frequentata da importanti intellettuali sudamericani. Frequenta l’Institut de l’Assomtion, come tutti i piccoli francesi bene e qualche volta ad accompagnarla è un amico di mamma e papà che giuda una Rolls Royce. Nei pomeriggi e nelle serate francesi, sono spesso ospiti a casa sua il pittore Fernando Botero e lo scrittore Garcia Marquez. Ma, un legame particolare, Ingrid lo instaura con quello che lei era solita chiamare “zio Pablo” ovvero Pablo Neruda, con cui scambiava pensieri e piccole poesie. Presto però capisce che la sua vita non è tra i comodi salotti della “Francia bene”. E decide di mettersi in gioco per cambiare le cose nella sua Colombia.

La svolta. Nel 1994, Ingrid è in Colombia. Si candida al Parlamento con il partito liberale e si fa pubblicità vendendo preservativi ai semafori con lo slogan: “La corruzione è l’Aids della Colombia”. Pochi giorni dopo, è invitata a partecipare al telegiornale della sera e lì, ben vista da tutti, sotto i riflettori e le luci delle telecamere, fa i nomi e i cognomi dei cinque politici più corrotti. Il suo nome comincia ad essere sulla bocca di tutti, la sua fama cresce, tanto che suo padre, conosciuto e stimato uomo di Stato, inizia a non venir più chiamato con il suo nome, bensì come “il padre di Ingrid”. Diventa deputato e la sua vita è davvero in pericolo. La Betancourt interroga se stessa, cerca di capire quali sono le ragioni profonde della sua scelta e della sua lotta e traspare tutta la nostalgia per i due figli, Mélanie e Lorenzo, che inevitabilmente sono rimasti coinvolti: “Gli uomini contro cui combatto, non valgono un sorriso di Mélanie, un capello di Lorenzo.. eppure non ho esitato, ho anteposto quegli uomini ai miei figli”. È chiaro che la sua scelta di vita lascia indietro il suo essere mamma e la sua è un’esistenza tormentata dal dolore, la nostalgia, gli umani ripensamenti. Emerge tutta la consapevolezza del rischio della sua scelta, ma ancora una volta è la speranza ad essere più forte delle minacce e della paura.

Il sequestro. Fino a quel maledetto giorno, quando uomini armati la portarono via, sulla strada che da Florencia va a San Vicente del Caguan, nel Caqueta. “Ingrid Bétancurt è stata rapita dalle Farc il 23 febbraio 2002. Forse mi uccideranno domani è la coraggiosa autobiografia di una donna apparentemente fragile, ma con una volontà di ferro, che ha cercato, anche in catene (finora sono due i video girati dalle Farc, in cui la donna parla di Colombia e per la Colombia ndr.) di dare ai suoi compatrioti la speranza di un domani migliore, in un futuro di pace e giustizia, ritrovando la forza per distruggere dalle fondamenta un sistema che ha portato la Colombia ai limiti dell’inferno”. Un domani che, contro ogni aspettativa, è scongiurato, almeno per ora. Ingrid è tornata libera dopo sei anni, quattro mesi e dieci giorni.