Les Enfants Terribles, 11/03/10 Stampa la pagina Stampa la pagina Invia la pagina Invia la pagina ad un amico



Andrea Varacalli, fotoreporter

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Les Enfants Terribles. Heimat: processi di frammentazione e identita' regionali

Libia, sui confini della modernità
Da Tripoli Piero Gheddo, Avvenire

Centomila cattolici, due sole chiese, cappelle private nelle abitazioni delle suore e nel deserto, per i profughi dell'Africa nera. I molti divieti non fermano la testimonianza della carità

Vista da dentro, la Libia appare molto diverso da quanto si immagina. La prima impressione favorevole viene dallo sviluppo economico e civile della società, conseguente all'apertura verso l'esterno iniziata nel 1998, dopo l'embargo Onu che durava da sei anni. Sono aumentati il commercio internazionale, la presenza di lavoratori e turisti stranieri, l'influsso che esercitano Internet e la televisione, soprattutto italiana.
Tripoli, LibiaNel 1969 Muammar Gheddafi ha spodestato con un colpo di stato la monarchia di re Idris, filo-occidentale e filo-italiano, adottando l'ideologia panarabista e anti-occidentale di Nasser, che lo chiamava "mio grande amico e discepolo". Ha subito espulso gli stranieri (30.000), fra i quali 20.000 italiani, che tenevano in piedi l'agricoltura, l'economia e garantivano un'apertura alla modernità (scuole, sanità, industrie di base), orientando la politica estera verso il tentativo di unificare il mondo arabo (poi fallito), appoggiando anche il terrorismo islamico e finanziando moschee e madrasse che lanciano messaggi anti-occidentali, in Africa e in Filippine, Indonesia, Bangladesh. La Libia è ricca di petrolio e di gas (terzo esportatore mondiale), estesa quasi sei volte l'Italia con meno di sei milioni di libici. La vicina Tunisia, metà Italia, senza petrolio e con 10 milioni di tunisini, ha un livello di vita e di istruzione molto superiore a quello libico. Ma ha evitato una rottura con l'Occidente, beneficiando della globalizzazione.
Gheddafi, dopo le posizioni radicali abbracciate negli anni Settanta e Ottanta, ha cambiato linea politica. Nella primavera 1986 Ronald Reagan bombardò Tripoli e le varie "tende" in cui abitava Gheddafi, all'interno di caserme. Il leader libico scampò per miracolo e capì che l'estremismo anti-occidentale penalizza il Paese ed è pericoloso. La sua linea politica a poco a poco cambia, anche se nel 1992 l'Onu decreta l'embargo in seguito all'esplosione di un aereo della Pan Am nel cielo di Lockerbie in Scozia, che causò la morte di 170 persone.
Tripoli, LibiaDopo la fine dell'embargo, nel 1998, la Libia si è aperta al mondo e ha conosciuto un forte sviluppo economico, grazie al petrolio. Gli oppositori sono soprattutto gli estremisti islamici, le moschee sono controllate dallo stato, per evitare che diventino luoghi di propagazione di una mentalità anti-occidentale. A volte il potere centrale perde il controllo delle masse popolari aizzate dagli oppositori, come nel caso delle vignette danesi: a Bengasi venne bruciata l'unica chiesa esistente e la polizia consigliò i francescani di andare a Tripoli per alcuni mesi. Ma, al fondo, era più una protesta della Cirenaica contro Gheddafi che contro la Chiesa e gli italiani.
La Chiesa cattolica è formata da circa 100mila stranieri che lavorano nel Paese: 20mila filippini e indiani; egiziani, libanesi, palestinesi, siriani, iracheni; africani dei paesi a sud del Sahara; e poi italiani, spagnoli, polacchi, francesi, tedeschi, che operano soprattutto nel settore petrolifero. Alla Festa delle Candele ecumenica (tre ore e mezzo), in preparazione al Natale nella cattedrale cattolica di Tripoli, più di venti nazionalità hanno cantato i canti delle loro tradizioni sul palco eretto al posto dell'altare.
Giovanni Martinelli, vescovo di TripoliSono andato in Libia invitato dal vescovo di Tripoli, il francescano monsignor Giovanni Martinelli. Mi hanno colpito l'unità ecumenica dei cristiani e il ritorno alla fede di diversi occidentali. Un ingegnere italiano e signora mi confidavano che in Italia a messa non ci andavano quasi mai, ma "in questa non facile società islamica ci andiamo sempre, abbiamo ritrovato il senso di appartenere ad una comunità di fede che ti sostiene e la gioia degli antichi canti e devozioni che avvicinano a Dio". Altro motivo di stupore è stato constatare l'importanza della testimonianza cristiana nell'islam: la società libica e la mentalità comune stanno cambiando molto anche per il confronto con i cristiani che li rispettano e li incontrano con cordialità. Suor Giannina Catto di Cavaglià (Vercelli), infermiera in Libia dal 1966 dice: "Noi viviamo tra i musulmani in un quartiere povero. Sono gente semplice ma fiera, aiutiamo gli altri e siamo aiutate: sono buoni, ci accolgono cordialmente e la nostra presenza è importante per aiutare le donne ad evolversi. In Europa c'è una grande diffidenza verso i musulmani, ma qui sperimento che la fede nell'unico Dio deve aiutarci a superare i pregiudizi perché con i musulmani si può convivere, rispettandosi e aiutandosi a vicenda".
Nessun libico è cristiano né può diventarlo, la Chiesa è estranea alla società libica. I francescani assistono gli stranieri, la libertà religiosa è molto limitata. A Tripoli c'erano una decina di chiese, compresa la maestosa cattedrale oggi mutata in moschea. In Libia ci sono solo due chiese degne di questo nome, San Francesco a Tripoli e l'Immacolata a Benghazi; poi molte cappelle private in case di suore e costruite da padre Bressan nel deserto libico per i profughi neri (vedere articolo in questa pagina). La Chiesa non può stampare libri o riviste, fare processioni, suonare le campane (a Tripoli solo a Natale e Pasqua), vendere o regalare libri cristiani ai libici. Ma la testimonianza di carità è ben visibile, specie quella delle suore e infermiere cattoliche in ospedali, orfanotrofi, case per handicappati e anziani. La chiesa di Tripoli e i locali attigui sono molto frequentati per varie attività e funzioni religiose e sociali: catechismo, prove di canto, riunioni di gruppi e comitati, feste e teatri e concerti. "L'Italia qui ha lasciato un buon ricordo - racconta Luca Ceriani, un tecnico italiano di una ditta milanese di medicinali -. Quando sanno che sono italiano si aprono, sono cordiali, si sforzano di dire qualche parole nella nostra lingua. Molti vedono le nostre televisioni e apprezzano la nostra società. Gheddafi a volte parla contro l'Italia, ma verso i turisti e i lavoratori delle nostre aziende la gente è molto accogliente e tollerante".


Se chiudo gli occhi vedo talvolta un paesaggio oscuro con pietre, rocce e montagne all’orlo dell’infinito. Nello sfondo, sulla sponda di un mare nero, riconosco me stesso, una figurina minuscola che pare disegnata col gesso. Questo è il mio posto d’avanguardia, sull’estremo limite del nulla: sull’orlo di quell’abisso combatto la mia battaglia.
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