Les Enfants Terribles, 14/03/10 Stampa la pagina Stampa la pagina Invia la pagina Invia la pagina ad un amico



Andrea Varacalli, fotoreporter

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Les Enfants Terribles. Heimat: processi di frammentazione e identita' regionali

Il rinascimento di Cork
Da Cork, per Les Enfants Terribles, Martina Buckley. Southern Correspondent

Una storia di rinnovamento, orrori e speculazione edilizia.

CorkChi non vede Cork dalla fine dello scorso millennio si dovrà preparare ad uno shock la prossima volta che atterrerà sulla collina di Ballygarvan. La città è irriconoscibile. In meno di un decennio ha cambiato aspetto e spirito. Per molti versi, in meglio. Ovviamente, come spesso accade, c'è un rovescio della medaglia.
In modo iconoclastico e controcorrente, questo rovescio della medaglia va tuttavia analizzato. Benché i costruttori ben noti a tutti abbiano fatto un favore alla facciata architettonica di Cork, molti si sono arricchiti - a dismisura - in quest'orgia edilizia. È cominciata l'era della speculazione.
Vengono in mente moti nomi di costruttori, parlando della Cork degli ultimi anni: O'Callaghan, O'Flynn, Cohalan Downing per citarne solo alcuni. Tutti, anche i nomi che ho tralasciato, hanno migliorato a dismisura non solo la facciata architettonica di Cork, ma anche svariati conti in banca in patria e all'estero.
Il cambiamento urbanistico di Cork corrisponde ad un profondo cambiamento culturale che ha sconvolto l'intero paese.

La grigia capitale del Munster, città di provincia e residuo della povertà e dell'immobilismo dell'età Devaleriana, cominciò a mutare negli anni '90 quando Owen O'Callaghan costruì il primo dei suoi innumerevoli centri commerciali, il Merchant Quay Shopping Centre. L'edificio di mattoni rossi giace monolitico sulle sponde del Lee a ricordarci l'inizio dell'era consumistica in Munster. Definito da molti critici un "orrore architettonico", l'opera non è servita da deterrente per futuri orrori ed abusi alla città, l'ultimo dei quali in grande scala è certamente rappresentato dall'hangar del Mahon point Shopping Centre, altra faraonica costruzione di O'Callaghan.
Le aziende edili di Cork hanno cominciato a lavorare all'inizio del nuovo millennio senza mai fermarsi per più di sette anni. Arricchiti a dismisura dalla "ricostruzione" del paese, gli O'Callaghan e gli O'Flynn di tutta Irlanda rappresentano il volto speculativo della Tigre Celtica.
CorkO'Callaghan venne coinvolto nel Flood Tribunal (uno dei processi della tangentopoli irlandese) tra il 2000 ed il 2001, con accuse di pagamenti illeciti al Fianna Fáil ed a Bertie Ahern (ancora lui...) che avrebbero sicuramente favorito la valanga di permessi edlizi ottenuta dalle giunte cittadine e regionali della contea di Cork. O'Callaghan si difese –e bene- e venne scagionato totalmente dalle accuse. Da allora l'edilizia a scopo commerciale e residenziale nell'isola ha subito una reazione esplosiva a catena. Intere aree urbane senza sovrastrutture (principalmente scuole e trasporti pubblici) si sono sviluppate in modo anormale e deforme. Case su case, un centro commerciale dietro l'altro sono sorti ai nordi delle principali arterie stradali. Ovviamente il numero delle scuole e degli ospedali del territorio è rimasto invariato: il mostro edilizio non ha lasciato spazio alle infrastrutture utili ad uno sviluppo civile delle comunità locali.
Il risultato è ovvio. Cittadine fantasma di pendolari sono sorte dovunque nell'Irlanda suburbana e superproduttiva. Comunità senza vita dove i vicini di casa non si conoscono e non hanno mai occasione di incontrarsi durante le giornate passate a lavorare downtown per pagare il mutuo. Cork sta seguendo lo stesso percorso che fino a qualche anno fa era ritenuto tipico di Dublino. La città si è estesa in uno sprawl a macchia d'olio, senza scuole, mezzi pubblici o identità di quartiere.

CorkNon tutte le opere architettoniche contemporanee di Cork vanno criticate. L'opera di ristrutturazione dei docks, ad esempio, per cui il governo centrale di Dublino ha stanziato una fetta considerevole di miliardi di euro, è un'opera mecessaria ed applaudita da tutti i corconiani, anche se il numero di negozi e ristoranti sarà come al solito sproporzionato rispetto al numero di edifici realmente utili alla comunità. È un trend che sembra impossibile arrestare, nonostante l'opinione pubblica si stia rendendo conto ogni giorno di più dell'assurdità dei piani regolatori e della commercializzazione del territorio.

Cork ha sempre avuto la fama di una città a misura d'uomo. È una fama che non vuole e non può perdere, un'eredità troppo preziosa nel contesto di un paese che è passato dal rurale al terziario avanzato troppo in fretta, svendendo il proprio territorio ai saldi di fine millennio.


Se chiudo gli occhi vedo talvolta un paesaggio oscuro con pietre, rocce e montagne all’orlo dell’infinito. Nello sfondo, sulla sponda di un mare nero, riconosco me stesso, una figurina minuscola che pare disegnata col gesso. Questo è il mio posto d’avanguardia, sull’estremo limite del nulla: sull’orlo di quell’abisso combatto la mia battaglia.
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