Les Enfants Terribles, 13/03/10
Stampa la pagina
Invia la pagina ad un amico
Nel futuro il passato. La Serbia, stato che a fatica in questi ultimi anni si è avvicinato all'Unione Europea, oggi si ritrova proiettato indietro nel tempo. L'ultranazionalista Tomislav Nikolic è stato eletto presidente del parlamento di Belgrado nelle prime ore della mattina dell'8 maggio dopo più di 15 ore di acceso dibattito. Il vice-premier del partito radicale serbo (Srs) ha superato con 142 voti Milena Milosevic del partito democratico (PD) filo europeo che si è fermata a 99. Il partito di Nikolic è universalmente riconosciuto come l'ultimo baluardo di un atteggiamento conservatore che frena il cammino europeo dello stato balcanico.
Ancora oggi, dopo che nel 2002 l'allora Repubblica Federale di Jugoslavia costituì una commissione per coordinare la cooperazione con il Tribunale Penale Internazionale per l'ex-Jugoslavia (ICTY), il partito radicale serbo continua ad ostacolare i processi agli ex-generali accusati di crimini di guerra. L'ultimo esempio in ordine temporale è quello del generale Ratko Mladic.
Queste operazioni evidentemente anti-democratiche tarpano le ali al sogno serbo di adesione all'Unione Europea con future gravi ripercussioni nell'economia e nel sociale facilmente prevedibili. All'alba di questa discussa elezione, con un comunicato ufficiale, la presidenza dell'Unione Europea ha espresso chiaramente il suo pensiero sulla consegna delle chiavi del parlamento serbo all'ultranazionalista Nikolic.
Nel comunicato si legge: "La presidenza dell'Unione Europea nota con preoccupazione l'elezione di ieri. Fino ad oggi il partito radicale serbo (di cui Nikolic è vice-presidente) è sempre stato fortemente contrario alla possibilità che la Serbia crei più stretti contatti con l' Unione Europea. La presidenza UE esorta tutti partiti serbi orientati verso le riforme, ad utilizzare entro i termini temporali previsti dalla costituzione serba, il diritto di formare un governo democratico e maggioritario che riaffermi l'orientamento pro-europeo della politica serba".
Parole dure e severe che mettono con le spalle al muro lo stato di Belgrado. Dopo i recenti ingressi nella comunità europea di Bulgaria e Romania, c'è il rischio concreto per il popolo serbo di ritrovarsi non solo escluso dall'Europa ma anche totalmente circondato da stati che ne fanno o faranno parte.
Un'autoesclusione che, se portata a termine, provocherebbe un disastro economico e socio-politico enorme.
C'è da correre ai ripari, prima che sia troppo tardi.

