Tratto da TendenzeOnline.info

arresti a milano

Milano, 10 lug. (Apcom) – Sono gli “eredi designati” dei capi storici della cosca della ‘ndrangheta guidata dai fratelli Papalia (Domenico, Antonio e Rocco, tutti condannati per associazione di stampo mafioso e attualmente detenuti al 41 bis nell’ambito del processo “Nord-Sud”) gli otto arrestati dell’operazione “Cerberus” della Guardia di Finanza. Le misure di custodia cautelare sono state emesse dal gip di Milano Piero Gamacchio su richiesta del pm Alessandra Dolci e coinvolgono Domenico Barbaro, 71 anni, i figli Rosario e Salvatore Barbaro di 36 e 33 anni, Pasquale Papalia (figlio di Antonio), 29 anni, Mario Miceli (che sarebbe uscito oggi dal carcere, dove si trovava per rapina), 50 anni, Maurizio De Luna, 44 anni, Maurizio Nuraghi, 53 anni, e la moglie Giuliana Persegoni, 49 anni. Gli indagati sono complessivamente una ventina.

Le indagini, avviate nel luglio 2004, hanno rivelato che i fratelli Papalia davano ordini e fornivano indicazioni direttamente dal carcere alle “nuove leve”, che operavano nel settore del movimento terra e nell’edilizia, soprattutto in alcuni comuni dell’hinterland milanese: Buccinasco, Corsico, Assago e altri centri limitrofi. Quello del movimento terra, in particolare, è un campo sul quale la ‘ndrangheta sta fortemente puntando per condurre la “militarizzazione del territorio”, essendo un settore “a bassa specializzazione”. Secondo gli investigatori il clan avevano “quasi raggiunto il monopolio della zona: vincevi gli appalti solo se eri amico degli amici”. La natura delle commesse deve ancora essere chiarita: non è escluso che determinati appalti fossero pubblici.

A sette degli otto arrestati è stata contestata l’associazione di stampo mafioso. Solo Maurizio De Luna è stato accusato di riciclaggio con modalità mafiose. Parallelamente agli arresti le forze dell’Ordine hanno eseguito 19 perquisizioni presso le abitazioni degli appartenenti alla cosca e nelle sedi delle società a loro riconducibili, alcune delle quali con sede a Platì e Bovalino (Reggio Calabria). Sono state inoltre sequestrate sette società e due complessi industriali riconducibili all’organizzazione mafiosa.