“No depenalizzazione”. Poi precisazione: Nessuno vuole pena morte

Città del Vaticano, 1 dic. (Apcom) – Il Vaticano e le Nazioni Unite sono nuovamente ai ferri corti. A far scattare la reazione della Santa Sede, questa volta, è l’idea di una depenalizzazione universale dell’omosessualità. Un progetto francese che raccoglie un ‘no’ tondo dei Sacri palazzi prima ancora che Parigi lo formalizzi: “Gli Stati che non riconoscono l’unione tra persone dello stesso sesso come ‘matrimonio’ – spiega mons. Celestino Migliore – verranno messi alla gogna e fatti oggetto di pressioni”. Affermazioni che danno il fuoco alla santabarbara delle reazioni politiche. In serata la precisazione del portavoce vaticano: “Nessuno vuole difendere la pena di morte per gli omosessuali”, afferma padre Federico Lombardi, che sottolinea, però, che come la Santa Sede altri 150 paesi non hanno aderito alla proposta d’Oltralpe.

La giovane sottosegretario francese agli Esteri, Rama Yade, di origine senegalese, lo aveva preannunciato. “La presidenza francese dell’Unione europea – aveva detto in occasione di una visita al Palazzo di vetro di New York – ha deciso di fare dei diritti delle donne, e più in particolare della lotta contro le violenze nei loro confronti, o della depenalizzazione dell’omosessualità, le due priorità durante questo semestre di azione dell’Unione europea in materia di diritti dell’uomo”. L’iniziativa nasce dalla constatazione che più di ottanta paesi in giro per il mondo, per lo più a maggioranza musulmana, sanzionano con il carcere o la pena di morte l’omosessualità. La presa di distanza vaticana è però netta.

L’osservatore permanente della Santa Sede all’Onu spiega che “tutto ciò che va in favore del rispetto e della tutela delle persone fa parte del nostro patrimonio umano e spirituale. Il catechismo della Chiesa cattolica, dice, e non da oggi, che nei confronti delle persone omosessuali si deve evitare ogni marchio di ingiusta discriminazione. Ma qui – prosegue mons. Migliore intervistato dall’agenzia di stampa francese ‘I.Media’ – la questione è un’altra. Con una dichiarazione di valore politico, sottoscritta da un gruppo di paesi – spiega – si chiede agli Stati ed ai meccanismi internazionali di attuazione e controllo dei diritti umani di aggiungere nuove categorie protette dalla discriminazione, senza tener conto che, se adottate, esse creeranno nuove e implacabili discriminazioni”.

La crepa – è il timore della Chiesa cattolica – potrebbe allargarsi e mettere in pericolo l’intero edificio sociale fondato sulla famiglia e il matrimonio eterosessuale. La battaglia su questi temi è aspra, dall’Onu all’Unione europea, da New York a Roma, e la Chiesa si sente assediata. Dopo il referendum che ha cambiato la costituzione californiana per vietare i matrimoni gay, alcune chiese dei Mormoni – che nella campagna si sono particolarmente impegnati – sono state assaltate e prese a fucilate. “Turbata”, la Conferenza episcopale statunitense ha immediatamente espresso la propria solidarietà.

“Ovviamente nessuno vuole difendere la pena di morte per gli omosessuali, come qualcuno vorrebbe far credere”, precisa in serata il direttore della sala stampa vaticana, padre Lombardi. E aggiunge: “Meno di 50 stati membri delle Nazioni Unite hanno aderito alla proposta in questione, mentre più di 150 non vi hanno aderito. La Santa Sede non è sola”.