Les Enfants Terribles, 14/03/10
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Molta apatia, mentre Ahern e McDowell rimangono favoriti
L'Irlanda torna al voto. Domani alle urne per la formazione del governo al Dail Eireann, la Camera dei rappresentanti. La repubblica parlamentare delle ventisei contee eleggerà sulla base proporzionale il primo ministro, il Taoiseach, e i 166 membri dell'Assemblea. Ancora una volta, e già al suo secondo mandato, il leader del partito di maggioranza Fianna Fail, il premier in carica Bertie Ahern, avrebbe secondo gli ultimissimi sondaggi le carte in regola per un terzo giro di boa alla guida del governo.
Il cinquantaseienne Bertie Ahern, che continua a velare nella politica irlandese sin dal 1983, vinse nel 1997 le amministrative assicurandosi il record come il più giovane Primo Ministro dell'Eire nella storia della Repubblica. Il suo partito, il Fianna Fail (dal gaelico Soldati del Destino), il centrosinistra irlandese, ha concentrato l'intera campagna elettorale sul rilancio economico e strutturale dell'isola. Soprattutto, il favorito alla vittoria, Ahern potrà contare sull'immensa capitalizzazione di consensi ottenuta dalla recente e brillante riuscita nel processo di pace nordirlandese.
E i sondaggi non variano nemmeno sulle prospettive di coalizione. Il suo braccio destro, infatti, il Tánaiste ministro della Giustizia in carica, Micheal McDowell, leader del Progressive Democrats, il centrodestra irlandese, dovrebbe riuscire senza problemi a saldare la stessa coalizione del precedente esecutivo.
Enda Kenny del Fine Gael ha invece condotto una campagna frontale contro il Fianna Fail. Il leader FG, ha bollato Ahern come "il più arrogante dei premier nella storia irlandese quanto in malafede". Secondo Kenny basterebbe farsi un giro in qualche corridoio d'ospedale per "rendersi conto dello squallore in cui naviga il sistema sanitario".
Molte critiche, tiri incrociati fra quasi tutti i partiti in lizza e troppa confusione nasce sulla base da cui il nuovo esecutivo dovrà emergere. Per questo ragione, tra molta apatia - e senso comune che agli irlandesi in fondo, in politica, non piace fare salti nel buio - e fra caustiche tribune politiche, circa tre milioni d'isolani dovranno di giovedì decidere i propri rappresentanti.
Una scelta infrasettimanale che non è stata per nulla gradita dallo Sinn Fein di Gerry Adams e dal laburista Pat Rabbitte. Entrambi i leader sono d'accordo che sulle difficoltà di votare il giovedì per gli irlandesi, Fianna Fail e Progressive Democrats avrebbero vita più facile nella conservazione delle maggioranze.
E proprio sulla performance elettorale dello Sinn Fein che si concentra la massima attenzione degli osservatori. Il partito pan-nazionalista e transnazionale, dopo l'ingresso a Stormont di Belfast, sarebbe quindi ad un passo dalla partecipazione in entrambi i governi sull'isola. Nelle ultime ore però, secondo alcuni istituti statistici, il deus ex machina nazionalista avrebbe avuto delle consistenti flessioni rispetto le ottimistiche previsioni di raddoppio dei seggi profilate alla vigilia.
Da par suo, Ahern è immediatamente corso a dire che "esclude qualsiasi patto di governo con gli uomini di Adams".
A numeri fatti, ovviamente.
Intanto nel Nord, scatterà il processo per direttissima a Brian Arthurs. Arrestato la scorsa settimana al termine di un blitz congiunto del SOCA e della Psni, il colonnello dell'Army Council della Pira, cresciuto nel baronato feudale repubblicano di Tyrone, rischia grosso. Su di lui pendono accuse molto pesanti. Riciclaggio e truffa aggravata.
