Il quotidiano britannico “The Independent” ha pubblicato i dettagli del piano segreto, voluto dall’amministrazione Bush, il cui scopo sarebbe legare a doppio filo Iraq e Stati Uniti.

Indipendentemente dal risultato delle elezioni presidenziali americane di novembre, George Bush vorrebbe perpetuare l’occupazione in Iraq: 50 basi militari, controllo dello spazio aereo sotto i 29mila piedi, immunità legale per soldati e aziende americane operanti nel Paese mediorientale. E il diritto a combattere la “guerra al terrore”, arrestando chiunque sia ritenuto un sospetto terrorista e organizzando raid militari, senza limiti di tempo e senza autorizzazioni da parte del governo iracheno.

Bush spinge per siglare questo patto segreto, in modo da poter dichiarare la “vittoria” definitiva, coronando in questo modo l’invasione del 2003, costata un elevato numero di vittime tra i soldati americani.

Se venisse firmato, il patto tra Stati Uniti e Iraq potrebbe minare le intenzioni del candidato democratico alla presidenza Barack Obama, che nel proprio programma ha sempre parlato di ritiro delle truppe.
Ne trarrebbe giovamento, invece, il candidato repubblicano John McCain che intende mantenere i soldati in Iraq.

Però il primo ministro iracheno Nouri Al Maliki sarebbe contrario ai termini del patto, ma avrebbe poche possibilità di opporsi, considerato che senza l’appoggio statunitense il suo governo cadrebbe.
“Questo accordo sarebbe una gravissima minaccia alla nostra sovranità”, dichiara un politico iracheno al giornale inglese. In questo modo il governo di Baghdad vedrebbe notevolmente ridotta la propria sovranità.

L’unica personalità con l’autorità necessaria per bloccare l’accordo è il leader spirituale sciita, l’ayatollah Ali al Sistani. Ma anche egli tentenna, perché la sua comunità perderebbe l’influenza all’interno della neonata democrazia irachena.

Il governo di Al Maliki cerca di rimandare la firma del patto ma il vice presidente Dick Cheney starebbe pressando i politici iracheni attraverso l’ambasciatore Crocker.
“Il presidente Bush ha stabilito che la data del 31 luglio sarà il limite insuperabile – scrive l’ex ministro delle finanze Ali Allawi. Ovviamente gli Stati Uniti faranno promesse di aiuti economici e militarti, ma questo trattato ricorda quello stipulato con la Gran Bretagna nel 1930: concedeva privilegi in cambio della fine del protettorato”. E questo potrebbe avere gli stessi effetti disastrosi perché, prosegue Allawi, “per 25 anni la politica irachena è stata avvelenata da quell’accordo”.

George Bush